Visualizzazione post con etichetta La casa di Tama. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta La casa di Tama. Mostra tutti i post

martedì 27 agosto 2019

I miei fiori preferiti




Ho trovato una bellissima poesia che rispecchia il mio modo di essere

>o<

I miei fiori preferiti sono i fiori selvatici,
Spontanei, liberi e indomabili.
Quelli che fioriscono senza essere annaffiati,
Quelli che profumano di rivoluzione,
Quelli che donano a sè stessi il diritto a crescere
In tutti i luoghi dove la gente pensa
Che non avrebbero mai potuto farlo.

Hermana Aguila



martedì 15 novembre 2016

Timidi





Mi hanno definita "timida", "riservata", "introversa". Non mi piace definirmi, anche perchè dal mio naturale stato pacifico e refrattario al confronto diretto e soprattutto polemico, posso passare a uno stato di aperta ribellione, di rifiuto totale e persino aggressivo se mi sento sminuita e sottovalutata. Non ho bisogno per forza di avere una vita sociale (che reputo estremamente impegnativa), ma mi piace una vita armoniosa con pochissime persone sincere. Certo, per entrare in un nuovo negozio, ci metto gli anni. Difficilmente mi metto a fare la "simpatica" per farmi benvolere. Rimango quella che sono: educata, sorridente, riservata. Da me nessuno avrà pacche sulle spalle, ma non avrà alcun problema. Genetica o no credo che i timidi e gli introversi siano l'ultimo problema della società.

sabato 23 luglio 2016

Per riassumere ...





C'è un momento nella vita in cui sei in pace con te stessa. Questo non significa che i fantasmi, le paure, le frustrazioni che hanno accompagnato la mia vita siano risolte o totalmente superate. Il "segreto" è accettarle per potermi mermettere di vivere serenamente. Fra poco compirò sessant'anni. Penso ogni tanto agli eventi passati e cerco sempre di fare un riassunto veloce nei miei flash inaspettati che mi riportano a tempi molto più grami. Così, tanto per sapere quanto oggi son fortunata (nonostante le premesse). Così, tanto per dire, così, tanto per la soddisfazione di esserne uscita ferita ma mai sconfitta.

- Presa controvoglia da un orfanatrofio a 9 mesi
- Cresciuta con una madre adottiva che non mi ha mai accettata
- Dileggiata dal fratello (pure lui adottato prima), che non facevo parte della famiglia, fin da piccola
-  Relegata per anni nella mia stanza
- Educata alla sottomissione agli uomini della famiglia
- Esclusa dalla vita affettiva, qualunque sia
- Disapprovata per il mio aspetto "esuberante", quindi castrata e sottomessa
- Nessuna vita sociale, nessuna esperienza esterna alla mia camera
- Tacciata da "prostituta" perchè volevo partecipare a una cena di fine anno
- Obbligata ad andare sempre alla messa e a catechismo, anche quando avevo ricevuto tutti i Sacramenti
- Ripresa dai professori delle medie perchè "vestivo troppo da donna" (mi sono formata molto presto, e le mie gonne erano castigatissime, ma per il seno era un problema...)
- Ogni regalino che facevo a mia madre (frutto di innumerevoli sacrifici) era trattato come spazzatura
- Abbandonata in un bosco ad alta quota nel Cadore, inutilmente, perchè sono riuscita a tornasre a casa
- Quando, per qualsiasi motivo, andavo all'ospedale mi ci abbandonava. Non veniva mai a trovarmi, se non per le convenienze
- Mia madre sottolineava continuamente l'enorme differenza fra me e mio fratello, e lui ci godeva
- Mia madre ha tradito la mia fiducia a 14 anni, e non sto a polemizzare. Questi sono fatti gravi
- Quando mi sono sposata hanno preso tutto "sottogamba", niente abito da sposa, niente ricevimento, niente di niente
- Mio figlio l'ho cresciuto isolata, abbandonata per l'ennesima volta, figlio detestato da mia madre e mio fratello
- Ho cercato l'amore e l'affetto, sì. In modo sbagliato. Nessuno mi ha indicato quello giusto
- Sono stata malmenata per poca cosa

E potrei continuare, ma non è il caso. Mio fratello è una persona poco intelligente, nessuno spessore, un cretino nelle mani della moglie e delle figlie. Mi pare giusto. Io ho mollato tutto quando sono scoppiata, sempre usata per vari scopi, eccetto quello essenziale: amarmi. Anni fa ho capito che la mia vita è mia, che devo fare quello che ritengo positivo per me. Escludo e trancio tutto quello che mi disturba e dissona. E' l'unico modo che ho per essere felice. E lo farò sempre. Potrei apparire come poco elastica, eppure son sempre stata circondata da persone che hanno razzolato beatamente sulla mia schiena e nel mio cuore. Quando ho cercato di adattarmi, me la son presa nel culo. Ecco. Io non l'ho mai fatto. Non m'interessa, non ha significato. Non mi interessa comandare, predisporre, insinuarmi nella vita altrui. Le altre vite son diverse dalla mia, c'è gente che sbraita per molto meno, io non sbraito, ma mi tengo nel mio recinto di sicurezza. Lì crescono le rose, lì vedo gli occhi della Birra, lì ho pace perfetta. Non ho scheletri nell'armadio, ho solo dolore e solitudine. Adesso sorrido spesso, alle volte mi sento molto superiore di tante altre disgraziate che credono di essere felici, e invece si vendono l'anima e il culo. Io non sono in vendita, vivo meravigliosamente da sola e ringrazio Dio che m'ha dato du' palle così.

       

lunedì 4 luglio 2016

Comunicazione...





E come diceva Totò "Noio volevàm savoàr", la comunicazione pur nella stessa lingua è in grave pericolo. A parte quella dei dispositivi a nostra disposizione (tantissimi e per la maggior parte inutilissimi), è quella verbale che mi preoccupa. Quando dici a una persona chi sei e cosa non vuoi quella annuisce. "Ha capito, pensi". Invece no! Se gli va bene ti accontenta, se non gli va bene continua a farsi i cazzi suoi (a discapito tuo, naturalmente). Quando lo fai notare probabilmente passi da stronza perchè limiti i suoi desideri. Manco per la capa gli passa che lui limita i tuoi! Quando ti stufi dopo aver ripetuto più volte le tue esigenze (casomai disposta a venire incontro senza perdere più di tanto il tuo modo di vivere e di pensare), ti allontani o lo "seghi" di brutto, allora sei una stronza perfetta. Mi va bene. Basta si tolga dalle balle.

 

martedì 19 gennaio 2016

Liberi





Alle volte mi chiedo come mai mi perdo in un bicchier d'acqua, perchè non ho pazienza, qualsiasi intoppo mi mette in agitazione e non scendo quasi più a compromessi, specie se reputo siano degradanti per me.
Poi scorro velocemente la mia vita passata e mi rendo conto di quanto sia stata paziente, di quanta forza ho avuto nelle difficoltà, di quant'ero disponibile spesso a mio scapito, di quanti compromessi ho dovuto accettare per amore e di quanto mi sia annullata per favorire le aspettative altrui.
Direi da quando son nata.
Ho imparato la rabbia. Ho imparato a ribellarmi. Lo faccio anche in modo inconsulto, quasi fosse un capriccio di bambina. E si vede che non ho potuto mai fare capricci...
Dev'essere questa l'età. Sono indubbiamente diventata una donna orgogliosa che ha un suo carattere e una sua personalità. Spesso non so nemmeno esattamente chi sono, ma mi piace. Mi faccio le sorprese. Lascio (pur con dolore e amarezza) le persone che non mi rispettano, ma trovo sia un guadagno. Preferisco stare da sola a vedere il mare scintillante e le palme spettinate dal vento. Preferisco cercare l'armonia dello spirito. Nella mia strada ho "perduto" alcune persone, che non mi mancano. Alle volte le penso, ma sono immagini sfocate, d'antan, come un film di Chaplin in bianco e nero. La mia unica tristezza è che non hanno voluto conoscermi e mi hanno giudicata. D'altronde siamo tutti liberi.
Io prima di tutti. :o)

venerdì 17 ottobre 2014

Chi t'ha a cagà




L'altro giorno ho fatto un piccolo post su Facebook inerente a una situazione che reputo incresciosa riguardante i disabili.
Nessuno l'ha minimamente considerato.
Credo che la quasi totalità delle persone cosiddette "normali" abbiano l'errata concezione che la loro sia una situazione DOVUTA. Quelli che non sono stati baciati da questa fortuna (o per cause esterne ne sono stati privati) non esistono.
Sappiate, cari signori "normodotati", che tutti i sensi che avete e usate con nonchalance è un regalo che vi è stato fatto. Un dono prezioso che non vi è dovuto, ma che il cielo vi ha dato. Le persone che non possono camminare, udire, vedere, parlare, muoversi, comunicare, ecc., non hanno potuto usufruire del vostro tesoro. Capisco che ve ne fregate delle situazioni altrui, tutti presi da bischerate di nessuna importanza, ma sappiate che, se vi trovaste improvvisamente in queste situazioni, piangerete lacrime amare per come verrete trattati. Dalle stesse persone che eravate voi. Vi auguro di non arrivarci mai, ma nello stesso tempo vi invito a immaginarvi come la vostra vita sarebbe complicata e frustrante se vi capitasse di trovare sulla vostra strada persone insensibili come voi. Non è una questione solo di rispetto, ma di civiltà. Parcheggiate pure nei posti riservati ai disabili, impedite loro di muoversi, di accedere alle strutture, costringeteli a "viaggiare" in mezzo alla strada con carrozzine e stampelle. D'altronde la coscienza non è patrimonio di tutti. Ma dovreste vergognarvi.
   
 

mercoledì 27 agosto 2014

Considerazioni finali




Sto per lasciare un luogo dove ho abitato per circa 10 anni. Sono arrivata qui a circa 48 anni e me ne vado di corsa.
Sono una donna che non mette radici, ma forse non ne ho sentito la necessità perchè non ho mai trovato un motivo valido per fermarmi.
Probabilmente concepisco una comunità in modo tutto mio, che non esiste al mondo. In ogni paese e città ci sono le persone buone ed educate e quelle maleducate e interessate. Qui ho trovato una tale uniformità di comportamento che mi ha seriamente preoccupata. Gli anziani, un tempo detentori di saggezza e umanità, sono i personaggi più scontrosi e maleducati che abbia mai visto in tutte le città in cui ho vissuto. Le donne (apriti cielo) in genere pare abbiano un palo infilato nel cuxo, tanto sono piene di sè, che se ti trovi sulla loro strada (o anche dall'altra parte) ti vengono incontro per urtarti (pretendendo poi le scuse). Pochissimi salutano, ma amano essere sempre salutati. Le "due parole" le fanno solo loro, se lo desiderano. Se tenti di far un minimo di conversazione ti becchi una serie di occhiatacce ("Che fai, rompi i coxioni oggi?"). C'è chi ti chiama per conversare (ma perchè è solo) e il giorno dopo, al tuo sorriso, ti volta le spalle. Molti commercianti, se non ti conoscono, ti guardano di sbieco. Preferiscono lasciarti lì, mummificata, e servire persone già conosciute (e poi dicono che non vendono...).
Più volte ho preferito uscire lasciando lì la merce. Al mercato idem. Ti vedono benissimo, cerchi di ordinare, ma preferiscono servire i conosciuti.
Insomma, in 10 anni non ho potuto fare nemmeno una conoscenza. E non parlo di uomini, che ne ho fin sopra le paxxe.
Parlo di persone civili, normali.
Così me ne vado a cuor contento, senza il più piccolo rimpianto (e di che???).
Non so dove andrò cosa mi attende. Credo che, dopo questi anni, sono "scafata" per qualsiasi situazione. La mia fortuna è quella di saper vivere da sola, senza la necessità per forza di intessere rapporti stabili e duraturi con le persone. Son sempre stata "fuori dal coro" e ne sono fiera. Fiera di non appartenere a nessun gruppo, libera di vedere le cose nel mio personalissimo modo. E' la più grande libertà che ci si può concedere.
Adieu! Men vo felice.
Bollite pure nel vostro brodo.
  

giovedì 21 agosto 2014

Dov'è il cuore




L'arte, se non è vista come business, ma come esaltazione del proprio spirito, passa direttamente dai nostri occhi al cuore. Quello che emoziona e sconvolge, esalta ed euforizza, abbraccia e accoglie, è la "nostra" arte.
Non tutte le cose che vediamo danno queste sensazioni. Mi sconvolgono le architetture arabe dell'Andalusia, la loro preziosissima bellezza non respinge, ma accoglie in un abbraccio. I colori danno gioia, le luci e l'acqua la sensazione di essere tornati a casa, un'Eden terrestre di pace e armonia assoluta.
L'arte Liberty è la quintessenza della fantasia allo stato puro, puoi immaginare giardini fioriti, animali fantastici, confini mai definiti che non bloccano ma espandono oltre sè stessi. La "mia" arte è lavoro di persone, di grandi artigiani e artisti, di architetti e pittori che vanno oltre l'apparenza regalando la fantasia del sogno.
Qui sta il mio cuore. Và dove possa posarsi in un mondo fantastico che non ha eguali.
Quando guardo qualcosa che mi fa sentire nella mia casa del sogno, lì mi ritrovo. Lì, dov'è il mio cuore.
 

sabato 16 agosto 2014

Da "quine" a "line"




Detesto i tavoli rotondi, quelli che poi s'allungano e diventano ovali.
Dicono che così ci stanno più persone perchè, non essendoci gli spigoli, si possono meglio ammassare.
Il bon ton vuole che, mentre si mangia, i gomiti non vadano mai appoggiati al tavolo, devono stare attaccati al corpo,  forse questa regola è stata dettata da chi ha un tavolo rotondo e molti invitati. Se allargassero i gomiti li tufferebbero nel piatto del vicino.
Allora li vedi lì seduti, uno appiccicato all'altro, senza la minima possibilità di muoversi a proprio agio. Sotto al tavolo, i piedi uniti (che se incroci le gambe acciacchi gli stinchi altrui) e tenuti sotto la sedia per non calciare quello davanti. Parono polli di batteria, tutti in fila, vicini vicini, che mangiano in sincrono.
A me piacciono i tavoli con gli spigoli, grandi, larghi, lunghi e comodi. Ogni persona deve avere spazio per appoggiare i gomiti sul tavolo e per tagliare la bistecca alzando i gomiti, senza aver paura di molestare il vicino. Lo spazio vitale è molto importante per la conversazione e la digestione.
Lo spazio vitale va da "quine" a "line", nulla di meno.

mercoledì 23 luglio 2014

Mondi




Alcune donne sono farraginose, compicojoni, con una fantasia esagerata, logorroiche, prepotenti, vogliono il dominio sui figli e su tutta l'attività pratica della famiglia, e persino sui pensieri di chi le circonda. Tutto quello che esce dalla loro ottica diviene un attentato al suo feudo, da eliminare con qualsiasi mezzo, anche il più iniquo.
Per non parlare di quando trascinano il loro malcapitato compagno a "far spese", una vera tortura per lui (eccetto rarissimi casi, in odore di santità).
Credono che l'uomo sia una donna col pisello, che debba ragionare come loro, seguire la matassa intricata dei loro pensieri e dei loro desideri. Pretendono un'attenzione costante e risposte adeguate, profonde e intelligenti (quelle che si darebbero da sole).
Ma quante ci rimangono malissimo quando tutto questo non accade?
Molte coppie sono saltate e salteranno per un equivoco di base: l'uomo non ha nulla a che vedere con l'universo femminile, è proprio un'altra specie. E' un pò come pretendere che un gatto scodinzoli e riprenda la palla lanciata. Come adeguiamo le nostre aspettative con gli animali, dovremmo anche sapere che non possiamo pretendere tutto questo da un uomo che Madre natura ha dotato di altre caratteristiche fisiche, mentali, sociali e amorose.
Detto questo, per par condicio, i maschi in generale sono più "lenti" nel captare i segni silenziosi che le donne emettono, figuriamoci i ragionamenti! Su un discorso di 10 minuti gli rimarranno in mente gli ultimi 2 (sanno che poi verranno interrogati). Capiranno che sei arrabbiata, contrariata, delusa da fatti estranei o personali, ma non seguiranno mai il filo "illogico" femminile.  A loro servono frasi brevi, sintetiche, chiare. Mai fare preamboli, bisogna arrivare dritte al punto, senza orpelli.
In effetti la faccenda si semplifica di molto. E ci si capisce.
Altra cosa sono le cose pratiche. In genere all'uomo non interessano. Si "siedono" e si aspettano che le facciamo noi. E in effetti noi le facciamo. Accentratrici di poteri, fino a quando ci aspettiamo un intelligente "colpo di coda" del maritino. Che non avviene quasi mai, abituato com'è a delegare.
Può succedere che ci accorgiamo che lui è un peso morto. Magna, beve, esce, sta con gli amici, lavora, guarda la tv e viene in ferie. Tutti gli impegni e le rogne sono nostre. Siamo le lavoratrici del braccio e della mente. Ce lo siamo cercato.
Importante, però, è capirsi. Ci sono volte in cui parliamo lingue diverse. In cui c'è da darsi da fare in due e ci ritroviamo con un sacco pesante da trascinarci dietro. Come l'altro giorno, che per un atto notarile un giovin signore non ha portato i documenti. E ha dato la colpa alla compagna.

 
 
 

domenica 8 giugno 2014

Globalizzazione




Non sopporto i reggiseni con le coppe preformate. Tutte con i seni uguali. Portereste un paio di mutande con le chiappe preformate???
 

giovedì 29 maggio 2014

Volare basso




Mantenere un basso profilo può essere proficuo.
Ti scambiano per scema e credono di poter propinarti qualsiasi nefandezza.
E' un buon modo per capire quanto le persone vogliono approfittarsi di te.
In genere non me ne frega nulla. Se il cervello e le difese sono in pieno riposo, potrebbero anche fregarmi. E mi è successo molte volte.
Tutte (e dico tutte) le volte ne ho subìto le conseguenze.
Quando, invece, mi propongo per quella che veramente sono, "spavento".
Si accendono tante lucine, come quelle dell'albero di Natale, e a quel punto esprimo le mie esigenze, le mie conoscenze, i miei obiettivi e (intrinsecamente) la mia non disponibilità ad accettare cazzate.
Questo spaventa.
Molti si aspettano da una pseudocasalinga avanti con l'età un'atteggiamento assertivo, passivo, compiacente, ignorante, accomodante.
In genere appaio così, voglio che sia così. E' un metodo per vivere, per non complicarsi l'esistenza e, appunto, per valutare con chi ho a che fare, che a quel punto si spertica in discorsi pomposi completamente privi di senso intercalati da sprazzi di verità che però viene offuscata da vaneggiamenti inconsistenti e inconcludenti che nulla hanno a che fare col problema.
Bene. Ieri è stato uno di quei giorni lì. Stavo serena, col sorriso stampato sulle labbra, ma con nessuna voglia di farmi prendere per il culo.
Dopo una discussione durata un'ora in un'agenzia immobiliare, con tanto di titolare che sarebbe zompato sulla scivania enumerando leggi nazionali e usanze locali (che le ignorano completamente), ha dovuto ammettere che ho ragione. Che pochissime persone si informano adeguatamente sul tema. Che io sono una donna preziosa, informata e precisa. Che dovrebbero essere tutti come me, ecc.
Il risultato? La proprietaria dell'appartamento in questione, dopo circa 3 ore, l'ha ritirato dalla vendita (sicuramente a me). 
Mi spiace, devo dire. Ci avevo "fatto la bocca".
Ma vuoi mettere la soddisfazione di poter essere quello che si è veramente? Capiterà una volta sola nella vita, ma quella ero io. In pieno splendore.
Ho capito che, per avere una casa, devo tenere un profilo basso, gnurànt, un'aria vaga, un'espressione deficiente, altrimenti si spaventano e ti classificano come "una rogna" e non ti vendono nulla, aspettando il pirla che compra senza garanzie. C'è sempre, il mondo ne è pieno.
Forse troverò la mia casa barando il più possibile. Mi verrà da ridere. Spero di entrarci con allegria.

lunedì 26 maggio 2014

Ricordo ...




Ricordo. Ero felice.
Con du' lire e le pezze ar culo. Ero felice.
Credevo di essere amata. Avevo tutta la vita davanti.
Mai ho collegato la felicità al denaro.
La felicità è uno status indipendente e scevro dall'avere cose materiali.
Lo penso ancora.
Quando hai quello che ti necessita, le scarpine firmate le le cacci dove dico io, ci sono cose estremamente più importanti che riempiono l'anima e il cuore.
Se pensi di essere felice con un par di scarpine fatte curà, che stai de fori.
Più facile avere le scarpine che le cose vere. So' sempre stata "pretenziosa". Così tanto pretenziosa che adesso me compro le scarpine. Tanto ho ben capito che è quasi impossibile avere cose migliori.
Ma sto serena, nun me manca niente.
Non può mancare quello che non si è mai avuto. ;o)


 

venerdì 23 maggio 2014

Io sarò pure rincojonita ...




Ma credo ci sia un sottile gusto delle amministrazioni al martirio della gente. Per acquistare una casa serve il certificato di abitabilità (ora agibilità), altrimenti (dicono) acquisti qualcosa che non è adatto allo scopo a cui deve servire (abitazione sana e sicura).
Ergo, chi vende e non ha l'agibilità dovrebbe chiedere molto di meno rispetto ai fortunati possessori del documento.
L'agibilità va chiesta da chi fa nuove costruzioni o ristruttura. Se comperi una casa ristrutturata però non è detto che sia agibile perchè (per risparmiare) i proprietari non si fanno rilasciare l'attestato di conformità. O perchè usano un parente per fare i lavori... :o/
Potrebbero esserci case "a norma" che però non risultano tali proprio perchè non sono stati presentati gli incartamenti richiesti al Comune.
Il notaio non è obbligato a chiedere l'agibilità per fare un atto, lo può fare benissimo, ma chi compera si trova la "patata bollente". Il notaio che non chiede l'agibilità al venditore non è perseguibile, l'agenzia immobiliare sì, se non ha avvertito e specificato nel compromesso la situazione.
L'acquirente e il venditore possono fare vari accordi: che il venditore a spese sue (prima del passaggio di proprietà) ottemperi ai suoi doveri; che il compratore si accolli le spese per l'agibilità; che il venditore si impegni (specificandolo sul passaggio di proprietà) di procurare l'agibilità; oppure che si faccia una compravendita senza agibilità (specificandolo nell'atto).
Con le dichiarazioni dei tecnici (idraulico ed elettricista) di conformità degli impianti, si può chiedere sto maledetto foglio al costo "esorbitante" di circa 250 euro.  Poca cosa rispetto alle cifre che girano... eppure chi vende non ne vuol sapere, per lo più.
Non sarebbe stato più facile obbligare i notai a pretendere l'agibilità pena l'impossibilità di fare l'atto???
Esiste una fantomatica sanzione da 77 a 464 euro per chi fa i lavori di ristrutturazione e non procede con l'agibilità. Perchè mettere in crisi chi acquista? Col rischio di non poter comperare la casa per paura che ci siano magagne insospettabili...
Invece di complicare una cosa semplice, per quale motivo dicono che tutti questi arzigogolii sono a tutela dell'acquirente?
Ma ci prendono per il culo???
 
 

mercoledì 7 maggio 2014

Io sono, tu sei, egli è ...




Il mio ex marito mi disse, anni fa, che ero una "snob". Non ricordo la querelle. Ricordo l'appellativo che mi diede. "Snob" può anche essere un'offesa. Può essere interpretato come una scarsa propensione ad accettare l'altrui modo di vivere e di esprimersi. Non so cosa sono io, e francamente me ne foxxo. So che evito come la peste le persone sguaiate, bugiarde, infingarde, false, i leccacuxo, gli opportunisti, i vanagloriosi, i burattini, i vanitosi, i pressapochisti, gli egoisti, i falsi. In summa: i deboli. Se per farti rispettare hai bisogno di strillare, se per attirare l'attenzione devi dire stronxate, se vuoi per forza essere l'ombelico del mondo, vuol dire che non ti piaci. E se non ti piaci, cerchi l'approvazione altrui per illuderti che sei "qualcosa". Credo che Dio ci abbia messo al mondo per confrontarci con noi stessi. La falsa approvazione altrui non risolve il problema personale. Se questo è essere snob, lo sono. A me interessa la PERSONA, con tutto il pesante fardello dei suoi sbagli (come dei miei). Non mi frega come vive, come appare. Mi frega CHI E'. L'essenza della persona, con tutte le sue debolezze e la forza che mette per percorrere la sua vita, anche se è opposta alla mia. Il rispetto delle scelte altrui deriva dalla considerazione che si ha delle proprie. Snob. Sarà anche. Forse. Certo, alcune persone le "sego" a priori. Una volta non ero così, chiappavo tutti con allegria. Adesso non ho tempo, nè voglia, nè forza. Sto cercando cose ben più alte: l'armonia, il rispetto e la comprensione. Soprattutto l'armonia. Le note stridenti le lascio ai miei periodi più bui. C'è il sole, fuori.

giovedì 27 marzo 2014

Estetiche




Se hai il culo basso dovresti usare scarpe che allungano la gamba e non portare i jeans risvoltati "a mano", che facilmente avranno risvolti diseguali. Le scarpe basse son patrimonio di fisici "equi e solidali" fra la lunghezza della gamba e quella del busto. I giubbotti corti rientrano in questi schemi. Stanno bene alle donne abbastanza alte e longilinee, ben proporzionate e con un bel cuxo. Non è una questione d'età, ma di proporzioni. Se, per natura, hai avuto la sfortuna di aver le gambe corte, evita questo tipo di abbigliamento e cerca di riproporzionare con l'aiuto dei tacchi. Gli stivali al polpaccio non vanno bene a chi ha le gambe storte perchè sottolineano il difetto. Meglio pantaloni non slim ma leggermente scampanati che eliminano il difetto. Vale anche per le gonne. Mai mettere in evidenza i difetti, ma bisogna valorizzare i pregi. Non importa se sei magra o rotonda, cerca di non renderti ridicola. Ho visto donne ultra cinquantenni con stivali biker e pantaloni slim fit molto piacevoli e altre più giovani che facevano cadere le paxxe. Chi è magro ma sproporzionato deve accettare i suoi difetti e nasconderli con piccoli accorgienti per minimizzare il problema. Ho visto una bellissima signora che non aveva nulla di eclatante addosso, eppure aveva un fascino particolare. Lei se lo può permettere. Noi no. Siamo sobrie con un pizzico di "pazzia". Siamo donne, le più feroci nemiche di noi stesse. E' un pregio ma può essere un grande difetto. Quello di non sapersi "vedere" allo specchio, a volte.

martedì 18 marzo 2014

Perdonarsi




Importante, nella vita, è perdonarsi. Non si può vivere nei "se" e nei "ma", nell' "avrei potuto", "se ci avessi pensato".
Diciamolo, spesso siamo state troppo ottimiste e superficiali. La nostra mente ha voluto ricamare un seguito che non si è avverato.
La cosa che reputo più importante sono le buone intenzioni, la disponibilità a costo della rinuncia ai propri sogni.
Si investe molto per cercare di avere un futuro migliore. Il futuro che desideriamo.
Non sempre questo si avvera, le carte si mescolano e il gioco cambia, spiazzando e confondendo.
Sono "rinata" più volte, mi sono reinventata e confrontata con realtà diverse. Faccio perno su di me, su quella che sono. Non mi interessano più di tanto le opinioni altrui. Io so chi sono. Ce l'ho bello chiaro in mente e non permetto a nessuno di intervenire sul mio modo di intendere la vita. Una vita basata sul rispetto, l'onestà e l'educazione. Soprattutto sulla mia e l'altrui libertà di essere se stessi. L'ho sempre fatto, a scapito mio. Cos'è cambiato?
Che adesso ho me stessa (e la Birra) e mi sono costruita con tanto dolore, anche per "colpa" mia.
Non ho remore nè rimpianti. Tutto il mio percorso mi ha portata a essere quella che sono. Spesso non capìta, spesso burbera, alle volte desparacida. Altre presente, attenta, sensibile, allegra, caustica, disponibile e pure rompicojoni. Mai offenderei qualcuno con l'intento di farlo, ma sono schietta con prudenza. Perchè le cose vanno dette con gran rispetto. Ho imparato a viaggiare nella vita da sola, accetto (brontolando) le sconfitte, ma non mi piego. Recupero le forze e riparto. 
Mi sono perdonata e spesso rido delle mie cicatrici. In fondo, non mi prendo sul serio e riesco persino a prendermi in giro.
La vita va presa con allegria, pur nella battaglia. 
Cerchiamo di godere delle informazioni che abbiamo avuto dalle nostre delusioni e non facciamone un martirio. Nessun dolore serve a questo, ma a farci capire quello che potremmo ricavarci di positivo.

martedì 11 marzo 2014

Sevilla 9




Il Guadalquivir, al di là della sponda c'è il quartiere di Triana.


Ciao a tutti!!! Hasta luego Sevilla!!!
 

 

lunedì 25 novembre 2013

Le nostre tare




Mi son sentita dire che gli uomini invecchiando mantengono il loro fascino...
Si vede che l'occhio delle donne va oltre l'apparenza. E questo ci frega.
L'uomo non ha il nostro senso critico, spietato, impietoso. Alla prima ruga c'è chi s'impiccherebbe. Quando ci casca il cuxo, il seno si abbassa e le braccia (per non parlare del famigerato interno coscia) cedono alla gravità e spenzolano tristemente a ogni mossa, ci sentiamo rifiuti dell'umanità. La nostra femminilità è andata a farsi foxxere.
Alla donna piace essere corteggiata, il chè contrasta col passare del tempo. In Italia, poi, abbiamo una fauna maschile che ragiona con la vista, molto di rado col cuore. Lo sappiamo bene.
Tralasciando gli sfruttatori della situazione patrimoniale (che accetterebbero anche una cariatide nel letto), le donne che lasciano fare alla natura, senza intervenire con dolorosi e costosissimi interventi di chirurgia estetica, sono "out".
Eppure basta guardare con occhi maschili gli uomini. A una certa età sono un pò rincoglioniti (noi no), ingrassano, spesso non hanno i capelli, le paxxe penzolano inesorabili fra le ginocchia, sono pieni di rughe, hanno un carattere insopportabile, fanno i bulli non si sa per cosa, si vestono come i ragazzi rendendosi ridicoli, hanno le gambe storte (senza essere dei butteri) e modi scortesi. Eppure si amano. Si credono "persone interessanti". Interessanti per chi???
Se guardiamo per bene gli uomini oltre gli "anta" si apre un panorama spesso pietoso. Ma noi no, noi guardiamo noi stesse, ci critichiamo, vorremmo essere quelle gran figxe che eravamo molti anni prima. A loro non interessa. Per loro qualsiasi età è quella buona. Sanno che siamo migliori nel valutare le persone, sanno che l'apparenza ci interessa fino a un certo punto. Poi per noi subentrano altre cose che travalicano la fisicità. Dovremmo imparare ad accettare il tempo che scorre e ad amarci ugualmente, come fanno loro. Senza ridicolizzarsi cercando di sembrare bambine (come fanno loro). Ma dovremmo anche acuire il nostro senso critico verso l'altro sesso, non verso il nostro. Una donna sola non ha nulla di inferiore rispetto a un uomo solo. Anzi, merita il più profondo rispetto. Anche solo per il coraggio e la determinazione di percorrere la sua vita senza una palla al piede.

 
 

giovedì 21 novembre 2013

Voli

Vorrei andare in un posto dove le gente vive sulla punta delle dita, dove lo sguardo cala sulla persona senza guardare quello che rappresenta. Vorrei respirare l'aria della fratellanza serena, del valore della persona e dei suoi princìpi. Vorrei essere libera tutt'intorno e anche oltre. Poche cose, piccole ma grandi. La persona al centro del suo mondo. Comunque sia, qualunque sia. Vorrei poter morire come e dove voglio e vivere densa di rapporti sorridenti e tranquilli, sicura di essere compresa  per quella che sono. Vorrei poter amare il vento e il mare, abbracciarli e respirarli fino a scoppiare. Vorrei una vita libera e sicura per potermi trovare. Vorrei poter spezzare il bozzolo dove mi son richiusa. Non nascerei farfalla, no. Chi può dire che un pipistrello non può volare?