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venerdì 17 maggio 2024

Mano della Gloria o di Gloria e Talismano di Carlomagno

 




Whitby Museum,
Inghilterra
foto da wikipedia.org





Mano della Gloria
in un'incisione del 1565

La Mano della Gloria è un oggetto magico costituito dalla mano di un impiccato disseccata e conservata in salamoia, secondo le credenze europee costruendo una candela con il grasso di un malfattore finito sulla forca o con un dito di un bambino nato morto e infilandola nella Mano della Gloria come un candeliere, la mano avrebbe paralizzato tutti coloro a cui fosse stata mostrata, per questo motivo, sin dall'antica Grecia, veniva talvolta usata dai ladri che intendevano rubare in una casa. Nel XVII secolo alcune donne incinte venivano addirittura uccise dai ladri per sottrarre loro il feto e fabbricare queste candele.

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Il Talismano di Carlo Magno (IX secolo) è un ciondolo-reliquiario double-face che si ritiene sia appartenuto a Carlo Magno, oggi si trova al Palazzo del Tau a Reims (Francia).


venerdì 10 maggio 2024

Manufica e Lunula

 




Manufica di età romana


Doppio amuleto con fallo
(Pompei, I secolo)

La manufica è un amuleto che, nella credenza popolare, proteggeva dalle sventure e dalla malasorte, un portafortuna scaramantico che di solito è un piccolo ciondolo di 2-3 cm oggi realizzato prevalentemente in corallo con la montatura in oro o argento per poi poter essere indossato. Può essere una mano sia destra che sinistra che stringe il pollice fra l'indice e il medio così da creare quel gesto di sprezzo che serve ad allontanare le influenze delle persone malvage e il malocchio. Oggi è molto usato in Sardegna a Orgosolo (Nuoro) e in tutta la Barbagia, di solito viene appeso alla culla del neonato e sulle vesti di piccoli e adulti. Rappresenta la fusione degli organi genitali maschili e femminli, amuleto portentoso si spezza sotto l'influsso degli effetti malefici delle persone e, una volta assolto il suo compito, viene donato ai vari santi protettori. La manufica era conosciuta dai Greci e dai Romani, ai tempi veniva realizzata in oro, argento, osso, corno, legno di fico, madreperla, cristallo di rocca, pietre semipreziose e in corallo che, col suo potere salutare e protettivo, ne rafforzava il potere.

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Nella Roma antica la lunula era un pendente a forma di luna che veniva fatto indossare alle bambine come amuleto, aveva la stessa funzione della "bulla" per i bambini. Indossato finchè le bambine si sposavano, era fatto di diversi materiali a seconda del ceto economico a cui apparteneva la famiglia.


venerdì 16 settembre 2022

Toire no Hanako-San

 


Toire no Hanako-San è un personaggio del folclore giapponese e leggenda metropolitana molto popolare tra i bambini e gli adolescenti che narra di una bambina di nome Hanako il cui fantasma infesterebbe le toilette delle scuole giapponesi. La versione più famosa la descrive come una studentessa delle elementari dalla carnagione pallida e dai capelli a caschetto che indossa un'uniforme scolastica con la gonna rossa, ma ci sono altre versioni. Hanako è solita infestare la terza cabina della toilette femminile situata al terzo piano delle scuole elementari giapponesi, le vittime sono soprattutto le studentesse che si recano al bagno da sole. Bussando tre volte alla porta e chiedendole se si trova lì si ode rispondere una debole voce "sì, sono qui", ma se le chiedi di giocare tenterà di trascinare la malcapitata dentro il bagno portandola con sè all'inferno. Per lo più però sembra innocua, specie se le si mostra i buoni voti presi a scuola, e protegge gli studenti da altri fantasmi infestatori della toilette, ma le versioni sono numerose.


foto da wikipedia.org

La leggenda vorrebbe Hanako fosse una bambina morta a scuola in seguito a un suicidio o uccisa dai genitori o da un assassino introdottosi nella scuola o perchè vittima di bullismo, ecc. Una possibile spiegazione sull'origine della leggenda è data dallo stress e dalla pressione che gli studenti giapponesi patiscono durante il periodo scolastico che sarebbero personificati in Hanako, la credenza popolare giapponese vuole che gli spiriti maligni o i fantasmi sarebbero soliti abitare nella stanza più piccola dell'edificio oltre al fatto che le toilette in Giappone sono generalmente situate nell'angolo più buio e che la figura del pozzo (accostata a quella dello scarico della toilette) può essere accostata a quella del luogo tramite il quale i morti si possono mettere in contatto con i vivi.


giovedì 16 giugno 2022

Il Cimitero delle Fontanelle, Napoli

 




foto da wikipedia.org

Il Cimitero delle Fontanelle è un antico cimitero in Via Fontanelle, raccoglie circa 40.000 resti di persone vittime della grande peste del 1656 e del colera del 1836. Qui si svolgeva il rito delle "anime pezzentelle" che prevedeva l'adozione e la sistemazione di un cranio (capuzzella) in cambio di protezione, al quale corrispondeva un'anima abbandonata (pezzentella). Il cimitero si sviluppa per circa 3.000 mq mentre la cavità è di circa 30.000 mq., si trova nel vallone della Sanità e fu usato dal 1656. Alla fine del Settecento tutti quelli che ne avevano i mezzi lasciavano disposizioni per farsi seppellire nelle chiese, ma spesso non vi era spazio, accadeva che i becchini, dopo aver finto di aderire alle richieste e aver effettuato la sepoltura, a notte fonda caricavano su una spalla il morto in un sacco e andavano a deporlo in una delle tante cave di tufo. Capitò un'improvvisa inondazione in una delle gallerie che trascinò i resti all'aperto portando le ossa per le strade.









Nel 1872 il cimitero fu aperto al pubblico, affidato dal Comune al canonico Gaetano Bambati che, con l'aiuto del cardinale Sisto Riario Sforza, sistemò i resti a seconda della tipologia di ossa e organizzò a mò di chiesa provvisoria la prima cava. Il cimitero fu poi dimenticato, messo in sicurezza e riordinato nel 2002 e dal 2010 reso accessibile. Scavato nel tufo, è formato da 3 grandi gallerie trapezoidali collegate da corridoi, queste gallerie, per la loro maestosa grandezza, sono chiamate "navate" come quelle di una basilica, l'ingresso principale è attraverso una cavità a destra della piccola chiesa di Maria Santissima del Carmine. L'antro più noto è definito il Tribunale per la presenza di tre croci con una base di teschi, qui si dice si riunivano i vertici della camorra antica per i famosi giuramenti di sangue e riti di affiliazione e anche per emettere condanne a morte.


Teschio del Capitano 
('o Capitano d' 'e Funtanelle o 'a capa d' 'o Capitano)


Donna Concetta 
('a capa ca suda)


La signora Agata

Nel rito delle "anime pezzentelle" il cranio veniva pulito e lucidato, poggiato su fazzoletti ricamati e adornato con lumini e fiori, al fazzoletto si aggiungeva un rosario che circondava il teschio, poi al posto del fazzoletto si metteva un cuscino ornato da ricami e merletti, a ciò seguiva l'apparizione in sogno dell'anima prescelta la quale chiedeva preghiere e suffragi. Si pregava in cambio di una grazia o di numeri da giocare al lotto, se le grazie venivano concesse il teschio veniva onorato con una scatola, una cassetta o una specie di tabernacolo, ecc., ma se i numeri non uscivano o non erano esaudite le richieste il teschio veniva abbandonato e sostituito con un altro, se il teschio era molto generoso si metteva in sicurezza chiudendo la cassetta con un lucchetto. Il culto fu particolarmente vivo negli anni del secondo conflitto mondiale e nei primi decenni del dopoguerra, la guerra aveva diviso famiglie, allontanato parenti, provocato morti, disgrazie, distruzioni, miseria, non potendo aspettarsi aiuto dai vivi il popolo lo chiedeva ai morti.


martedì 1 giugno 2021

Il taijitu

 

foto da wikipedia.org

Il taijitu è un famoso simbolo della cultura cinese, in particolare della religione taoista e della filosofia confuciana, rappresenta il concetto di yin e yang e l'unione dei due princìpi in opposizione.


Imperatore Fu Shi (4000 a.C.)
padre della filosofia Tai Chi

Il concetto di yin (nero) e yang (bianco) probabilmente ha origine dalla dualità notte-giorno e si riflette in ogni aspetto della natura. Questo concetto è la base anche della scienza classica cinese e della medicina tradizionale cinese ma anche punto centrale di molte arti marziali e della divinazione dei Ching.


 
Quartiere cinese di L'Havana (Cuba)


Lo yin e yang sono opposti, qualunque cosa ha un suo opposto, non assoluto, ma in termini comparativi. Nessuna cosa può essere completamente yin o completamente yang: essa contiene il seme per il proprio opposto. Lo yin e lo yang hanno radice uno nell'altro, sono interdipendenti, hanno origine reciproca e l'uno non può esistere senza l'altro.

 

giovedì 13 maggio 2021

La mano di Fatima

 

Khamsa a Sousse, Tunisia
foto da wikipedia.org

La mano di Fatima (il numero 5) o Mano di ALO o Mani di ALO, Hamsa o Khamsa è un amuleto caratteristico delle religioni musulmana ed ebraica molto diffuso nel Vicino e Medio Oriente e nel Maghreb.


XVIII secolo, Algeria

Per gli Ebrei si tratta della mano di Miriam, sorella di Mosè e Aronne. Il 5 rappresenta i 5 libri della Torah, la quinta lettera dell'alfabeto e He che rappresenta uno dei nomi di Dio.

La mano di Fatima fu simbolo di libertà per i musulmani, era quella di una donna di nome Fatima che sacrificò la mano per essere liberata. In età moderna è stata utilizzata per indicare gli spazi adibiti alle donne e più in generale è un amuleto contro il malocchio.



Mani di ALO della cultura ALO


La mano è collegabile alle basi stesse del credo islamico: le 5 dita ricordano i 5 pilastri dell'Islam della fede.

Questo amuleto non nasce con le religioni abramitiche ma pare collegato a religioni molto precedenti come i culti di Inanna (dea sumera della bellezza e dell'amore) e Ishtar (dea sumera con gli stessi attributi di Inanna ma anche della guerra).

 

martedì 20 aprile 2021

Il bagua o Ba Gua o Pakua

 

 
foto da wikipedia.org


Il bagua (che significa 8 simboli) appartine alla millenaria cultura cinese, dal Taoismo alle tecniche Feng shui alle arti marziali.

"Ba" significa 8, "gua" significa numero. Generalmente è rappresentato un taijitu (simbolo Yin e Yang) centrale contornato da 8 trigrammi dell'I Ging (Libro dei Mutamenti) allineati ciascuno a un punto cardinale formando un ottagono. I bagua sono di due versioni, quello del cielo anteriore serve per progettare i cimiteri, quello del cielo posteriore per le dimore dei viventi.

I trigrammi hanno moltissimi significati ma generalmente simboleggiano i flussi di energia che attraversano il mondo e possono condizionare la vita umana. Possono rappresentare un nucleo familiare e si possono trovare rappresentati sugli abiti dei sacerdoti taoisti, sui muri, sui soffitti e sui pavimenti dei templi cinesi ma anche nelle case come protezione dagli spiriti maligni.


Parco fuori Nanchino


Ogni punto cardinale è associato a una stagione, un elemento naturale, una situazione meteorologica, un'ora del giorno, ecc.

Al legno (che origina il fuoco e simboleggia la nascita) è associata la primavera e il suo colore è il verde. Al fuoco (che genera la Terra) corrisponde l'estate e la crescita umana e il suo colore è l'arancione. Alla terra (che stabilizza tutti gli elementi) la stagione abbinata è l'estate, l'equilibrio psicofisico e i suoi colori sono il giallo, il marrone e l'arancione. Al metallo (che simboleggia l'autunno) corrisponde la vecchiaia, l'interiorizzazione e i colori sono il giallo e il grigio. All'acqua (simbolo del riposo) la stagione corrispondente è l'inverno, la fase finale della vita e la morte, i colori sono il nero e il blu. 



 

Poi ci sono le zone: zona Kan (nord, acqua, successo, colori blu e nero); zona kun (sudovest, terra, famiglia, colore rosa); zona zhen (est, tuono, salute, colori verde e marrone); zona xun (sudest, vento, ricchezza, colore verde); zona centrale (Yin che rappresenta la notte, l'oscurità, il freddo, l'acqua, la luna, il principio femminile, la terra e lo yang che rappresenta il giorno, la luce, il calore l'estate, il fuoco, il sole, il principio maschile e il cielo; la zona qian (nordovest, il cielo, le relazioni, i colori grigio, bianco e colori metallici; la zona dui (ovest, il lago, la creatività, i colori bianco, grigio e metallici); la zona gen (nordest, la montagna, la conoscenza e la consapevolezza, colori marrone, arancione e beige); la zona li (sud, il fuoco, la fama e la fortuna, il colore rosso.

Ma i significati sono moltissimi...

 

mercoledì 14 aprile 2021

Il talismano di Carlo Magno

 

 
Moneta d'argento con Carlo Magno (812-814)
foto da wikipedia.org

Il talismano di Carlo Magno è un medaglione reliquiario carolingio del IX secolo che potrebbe essere appartenuto a Carlo Magno, si presume contenga un frammento della Vera Croce conservato a Reims nel Palazzo del Tau. 

 

  

 

E' uno dei pochi oggetti superstiti di oreficeria del IX secolo, non è proprio un'opera d'arte religiosa ma un reliquiario personale ricoperto di sontuose pietre preziose e filigrana.

 

Talismano di Carlo Magno con visibili frammenti di croce 
sotto la gemma centrale


La sua forma imita la forma delle ampolle dei pellegrini palestinesi, i 4 smeraldi e la pietra centrale creano una croce e la magnifica facciata funge da cornice per la reliquia visibile dietro la gemma traslucida.


Retro del talismano
 

Probabilmente il talismano è stato utilizzato per curare o proteggere un individuo di alto rango, secondo la leggenda fu dono del califfo Harun al-Rashid a Carlo Magno nell'801 e in origine conteneva capelli che si preume appartenessero alla Vergine Maria. Dopo varie cessioni, pare che intorno al 1909 ci fu lo scambio fra i capelli di Maria con un pezzo della Vera Croce.



martedì 6 aprile 2021

Lo shen

 

 
Shen alla base della foglia di palma nelle mani del dio Huh (cerchietto in basso)
foto da wikipedia.org


Lo shen o sheneu o shenu è uno degli amuleti egizi più antichi, conosciuto anche in Mesopotamia dove era considerato un simbolo magico associato alle divinità. E' una corda annodata e intrecciata in forma circolare con una barretta tangente il bordo inferiore del cerchio, i suoi significati sono complessi, quello più comune lo rappresenta come "anello di potere" perchè gli Egizi vi identificavano il cerchio che circonda e definisce tutto ciò che esiste ossia l'Universo regolato da Maat, di conseguenza proteggeva dal caos e dalle forze negative le persone vive e il viaggio verso la vita eterna dei defunti. Come tutti gli amuleti doveva essere "caricato" di energia specifica.

Appare su monili, soprattutto pettorali, fra le zampe del dio falco Horus e alla base della palma del dio dell'eternità Huh.

 

mercoledì 24 marzo 2021

La iella n. 2

 

 
Filippo IV di Francia detto il Bello
foto da wikipedia.org


Varie le cose che portano sfortuna, fra queste il numero 13 considerato negativo perchè era il numero dei partecipanti all'Ultima Cena, da cui la consuetudine di evitare banchetti di 13 persone pena la morte entro breve del 13° invitato; nel venerdì 13 del 1307 parrebbe che Filippo il Bello re di Francia diede l'ordine di sterminare i Cavalieri Templari per impadronirsi delle loro ricchezze e nella cabala il numero viene associato con la morte.

L'origine della sfortuna del numero 17 ha diverse tesi, una delle più diffuse riconduce questa credenza al latino in quanto il 17 si scrive XVII che anagrammato diventa VIXI (ho vissuto, quindi sono morto); un'altra ipotesi è che risalga a una delle più gravi sconfitte dell'esercito romano: la battaglia della Foresta di Teutoburgo nel 9 d.C. che vide l'annientamento di tre intere legioni romane. Per ultimo può essere di origine biblica, nella Genesi è indicato che il Diluvio Universale iniziò il 17.


La Battaglia di Teutoburgo, di Friedrich Gunkel


"7 anni di disgrazie se si rompe uno specchio", furono gli antichi romani a decretarne la nomea, pensavano che tramite uno specchio si potesse osservare quello che avveniva lontano dal loro impero. Poichè uno specchio rotto significava che la salute era stata spezzata, si concluse che sarebbero stati necessari 7 anni prima di ritornare sani inoltre lo specchio era molto prezioso pertanto la sua rottura avrebbe comportato una grande spesa per poterlo sostituire. Nella Repubblica di Venezia pare ci fossero sanzioni pecuniarie a carico del proprietario che lo rompeva in quanto il prezioso strato argenteo doveva essere recuperato ad opera delle fonderie.


Lo Specchio di Venere, di Edward Burne-Jones


Sfortuna anche a chi fa cadere il sale o il recipiente che lo contiene, questo perchè nell'antichità era una merce rara e preziosa, tuttavia si sconguira gettandone un pizzico dietro le spalle.

Anche gettare l'olio è un evento sfortunato soprattutto per il suo costo e perchè è scivoloso, per ovviare si dice di buttarci sopra il sale.

Aprire l'ombello in casa è un cattivo presagio perchè indicherebbe che il tetto lasci passare la pioggia simboleggiando la miseria, ma anche perchè l'ombrello era usato dal prete che portava il viatico al moribondo al di sotto di un ombrello aperto in segno di rispetto per il pane Eucaristico.


 

Il colore viola è tabù per molti artisti perchè nel Medioevo, durante la Quaresima, i sacerdoti indossavano paramenti viola ed erano vietati gli spettacoli. Ancor oggi il viola è evitato da alcuni artisti, in passato Luciano Pavarotti rinunciò a esibirsi al Teatro Regio di Torino per il suo soffitto viola.

 
 

The magic Circle, di John William Waterhouse


Il gatto nero nel Medioevo era associato al diavolo e ai sortilegi, bastava possederlo per poter essere accusati di stregoneria e condannati al rogo.

Di cattivo auspicio anche passare sotto a una scala, nel Medioevo la scala appoggiata a una parete formava un triangolo, simbolo inviolabile della Trinità, attirando l'ira divina.

I tatuaggi devono essere sempre dispari perchè i marinai al primo imbarco se ne facevano uno e uno a ogni porto, averne due significava essere in luoghi lontani da casa avendo subìto cause avverse per il ritorno.

Ma l'elenco continuerebbe ancora...


giovedì 18 marzo 2021

La iella

 

 
Totò come Rosario Chiarchiaro in "Questa è la vita", 1954
foto da wikipedia.org


Iella o sfortuna, questo termine deriva dall'arcaismo "iettare", gettare sotto forma di polvere il proprio risentimento verso una persona affinchè sia colta da maleficio e patisca fortuna avversa. Colui che lancia il maleficio è detto iettatore o menagramo. Lo iettatore non ha controllo sulla sua "aura" sfortunata e quindi contagia chi gli sta intorno involontariamente a differenza di chi intenzionalmente lancia una fattura.


Lord George Byron


Il malocchio, la fama di iettatore, può nascere per scherno o per gioco ma può accompagnare questa vittima involontaria per parte della sua vita, lo iettatore può essere riverito per scaramanzia, ma spesso viene emarginato.


 

Napoleone III di Francia


La figura dello iettatore appare nell'Illuminismo napoletano, emerge per la prima volta nel 1787 in un saggio del giurista Nicola Valletta. 

La fama di iettatore ha investito numerosi personaggi, anche storici, inclusi poeti come George Byron (perchè era zoppo), Napoleone III, Guglielmo II (imperatore tedesco), Alfonso XIII di Borbone (re di Spagna) e il primo ministro italiano Antonio Salandra. La nomea non ha risparmiato neppure alcuni papi come Pio IX e Leone XIII,


Papa Pio IX


il primo fu protagonista di diversi episodi sfortunati fra cui il crollo della canonica di Sant'Agnese e di un fulmine che si abbattè sulla cattedrale di Velletri, diversi scrittori riportano che al suo passaggio il popolo s'inchinava, ma faceva anche gli scongiuri.



lunedì 8 marzo 2021

L'occhio di Allah

 

 
da:  ceruleo. blogspot.com


L'occhio di Allah è un famoso amuleto contro il malocchio tipico della Turchia presente nelle abitazioni e nei luoghi di lavoro, utilizzato dalle donne come un gioiello e attaccato ai vestiti dei bambini.

Dovrebbe essere color blu ma ce ne sono anche di altri colori, questo perchè nelle Regioni dell'Egeo le persone con gli occhi chiari sono ritenute portasfortuna. I Turchi credono inoltre che i complimenti, anche se ben intenzionati, includano una dose anche inconsapevole di invidia che porta al malocchio.

L'occhio di Allah non ha alcun significato religioso, quando si rompe ha assorbito il malocchio proteggendo la persona che lo indossava e deve essere subito sostituito.

 

lunedì 1 marzo 2021

Corno portafortuna (Cornetto)

 

 
foto da wikipedia.org


Il corno della fortuna o cornicello è un amuleto tradizionale diffuso soprattutto nel Mezzogiorno d'Italia, a volte è un gioiello in oro o argento ma spesso è di colore rosso, tradizionalmente in corallo, sebbene sia più comune il corno rosso in plastica. In alcuni casi ha in testa una coroncina. La sua forma ricorda quella del peperoncino.

E' considerato efficace contro il malocchio e la iettatura ed è il portafortuna preferito dai giocatori d'azzardo italiani nel Mezzogiorno, nel Lazio e nelle Marche, ma anche in Lombardia e Friuli Venezia Giulia. La regione dove è più diffuso è la Campania (57%).

Il simbolo del corno è stato ritenuto di buon auspicio fin dal Neolitico (10.000-3.500 a.C.) per la sua forma fallica che lo rende un emblema di fertilità, virilità e forza fisica, a sua volta il colore rosso è simbolo di forza poichè richiama il sangue e il fuoco.


Cornetto d'argento
 


venerdì 26 febbraio 2021

Lo scarabeo

 

 
Pettorale di Tutankhamon
foto da wikipedia.org


Lo scarabeo egizio (kheperer) era considerato un potente amuleto sin dal 3150-2700 a.C. con funzione magica di eterna rinascita nel divenire e trasformarsi, assicurando solo eventi felici e un costante miglioramento delle facoltà intuitive e spirituali.


Scarabeo in steatite (1782-1570 a.C.)


Il nome significa "nascere" o "divenire", era associato al dio solare del mattino Khepri che donava la vita e rappresentava il sacro animale coprofago Scarabeus sacer aegyptiorum. Era così diffuso da diventare quasi il simbolo stesso dell'Egitto ma fu usato anche dai Fenici, dai Cartaginesi, i Greci e dalla civiltà nuragica, infatti molti scarabei sono stati trovati in Sardegna a testimonianza delle forti relazioni fra i due popoli.


 

Scarabeo tolemaico o del periodo romano in vetro (304 a.C.-364 d.C.)


Gli scarabei divennero estremamente diffusi solo a partire dal Nuovo Regno ed erano decorati sull'addome con iscrizioni e disegni. Per agire dovevano essere fatti in pietra verde a simbolo di Osiride, come il calcedonio e la steatite smaltata, ma ne esistono anche in lapislazzuli, faience e paste vitree. Era spesso associato ad altri amuleti tra cui lo shen che ne rafforzavano il potere, usato nei monili (anelli, bracciali, pettorali, ecc.).


Statua di Khepri in diorite (332-330 a.C.) 
British Museum


In particolari rituali era usato anche dai sacerdoti, per richiamare gli dei era immerso nel latte di vacca nera e successivamente bruciato, anche i funzionari lo usavano, come le alte gerarchie, come sigillo per suggellare documenti, anfore e tutto ciò che doveva restare ben custodito.

Vi erano poi anche gli scarabei commemorativi emessi quasi tutti dal sovrano Amenhotep III, nella XVIII dinastia lo scarabeo del cuore cominciò ad apparire in ambito funerario come amuleto che veniva posto sul petto della mummia dopo la cerimonia dell'apertura della bocca.

 


Scarabeo del cuore (1569 a.C.-525 d.C.)


Era un cuore divino capace di percepire l'invisibile ed era determinante nel passaggio dalla vita terrena a quella eterna perchè donava alla mummia il potere di scacciare il terribile serpente Apopi e di scampare i pericoli disseminati lungo il cammino nel viaggio notturno nel mondo dei morti verso i felici Campi di Aaru.


Scarabeo in corniola rossa (1479-1458 a.C.)


Gli scarabei erano incisi con dei testi ricavati dal Libro dei Morti recitati dai sacerdoti durante il rito funebre, bloccavano il cuore che non poteva manifestare ostilità e gli impedivano di testimoniare contro il defunto al cospetto di Osiride e delle 42 divinità della Sala delle due Verità.

Lo scarabeo del cuore doveva essere usato anche in vita e veniva portato come monile al collo, quando sopraggiungeva la morte continuava comunque ad agire con le forze occulte e veniva quindi collocato tra le bende della mummia.