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sabato 10 marzo 2012

Mani lunghe




I numeri: in 10 anni sono stati eliminati 45mila posti letto, entro il 2025 mancheranno 100mila medici, solo nel Lazio nel 2011 ci sono state truffe per 137milioni di euro...
E' la nostra sanità
Ne parla la giornalista Daniela Francese nel libro-inchiesta "Sanità Spa", edizioni Newton & Compton. 
Eppure la speranza di vita in Italia è la più alta d'Europa. 
Solo il 2% ai Pronto soccorso è un codice rosso, il 18% è un codice giallo (grave) e tutto il resto bianco o verde, gente che non dovrebbe essere lì.
Mancano ambulatori di quartiere, medici di base reperibili, assistenza domiciliare efficiente e telemedicina.
Le Regioni, che hanno in gestione la sanità, l'hanno resa più permeabile alla mafia e agli appalti. I costi sono molto diversi, per esempio un pacemaker in Toscana costa 1250 euro e in Emilia 2324, un defibrillatore a Trento costa 13500 euro e a Bolzano 16100.
Poi ci sono i pazienti dimessi per finta e poi riammessi per raddoppiare i rimborsi. Solo il 5% delle cartelle cliniche sono controllate.
Gli atenei gestiscono fondi del sistema sanitario regionale, raddoppiano o triplicano reparti per favorire i baroni senza alcuna necessità reale. Alcuni dipartimenti ricoverano tre persone l'anno. Nel 2007 l'Umberto I aveva 60 sale operatorie e il San Camillo 12, sono ospedali con dimensioni simili, ma il San Camillo non è universitario. Stesso discorso con i laboratori d'analisi: Umberto I batte San Camillo con 82 laboratori contro 10.
Gli accessi ai pronto soccorsi nel 2011 sono stati 23milioni, solo il 20% è stato ricoverato. Le morti sospette negli ultimi 2 anni nei dipartimenti di emergenza sono 25 (14 in Calabria e Sicilia). L'attesa per un letto in pronto soccorso (nel 60% dei casi) è di 12 ore, il 25% supera le 48 ore, in Campania e Lazio si superano le 72. 

E io aggiungo, ma questi medici di base credono di essere dei passacarte??? Stanno lì, sereni, a sentirti per poi dirottarti dagli specialisti o all'ospedale per qualsiasi stronzata. La pressione te la misurano solo su esplicita richiesta, se hai un occhio arrossato ti mandano dall'oculista Asl perchè "è pericoloso prescrivere qualsiasi cosa se prima non si è fatta una visita accurata sui motivi del rossore", se ci senti di meno, invece di guardare se hai un tappo di cerume, ti mandano dall'otorinolaringoiatra. E via così. Così ambulatori e pronto soccorsi si intasano oltremisura. Sono ufficialmente reperibili tutto il giorno, ma non danno i cellulari e, se ti danno il numero, non rispondono. In ambulatorio lavorano massimo 4 ore al giorno e non si prendono mai nessuna responsabilità. Ho cambiato 3 medici in 8 anni e sembrano fatti "a stampo". Difatti li vedo come "dislocatori sanitari" non come medici. Il mio, poi, facendo anche il dentista, usa il ruolo di medico di base per incanalare i pazienti al suo studio privato! :o(
   

lunedì 20 febbraio 2012

La madre perfetta

Foto: gameplanforlife.com



Fra le leggende metropolitane esiste anche quella che le madri debbano essere perfette. Ci sono canoni esatti a cui si deve attenere, in primis la disponibilità smodata verso le esigenze dei figli, fino ad annullarsi completamente per poi rinascere, Araba Fenice, dalle sue stesse ceneri.
Le madri che non vivono emotivamente questa condizione si sentono inadeguate e frustrate. Molte di loro si vergognano di provare pulsioni anche violente verso figli aggressivi, piagnucolosi, noiosi, petulanti, lagnosi, pretenziosi, sordi alle loro parole, giudicanti, prepotenti, ecc.
Eppure ste madri esistono.
In soccorso arriva il libro "La rabbia delle mamme. Perdersi per ritrovarsi", della psicologa clinica Alba Marcoli, edizioni Oscar Mondadori.
I rapporti fra madri e figli sono molto complessi, crescere i figli non dà solo felicità, ma anche dolore. Questo può provocare reazioni aggressive.
Le madri provano rabbia, non ce la fanno più, vogliono sparire, andarsene di casa tanto quanto i loro figli. 
Questo libro raccoglie analisi, riflessioni e confidenze di molte madri che hanno trovato il coraggio di raccontare i loro momenti bui, questo le ha aiutate a non sentirsi sbagliate e sole, ma capaci di correggersi imparando a chiedere aiuto.
La vergogna nasce nello scoprirsi capace di provare profonde insofferenze e aggressività verso il bimbo che hanno tanto desiderato.
Il mito della madre perfetta va sfatato, è un mito deleterio e finto, riconoscere le proprie debolezze e i propri limiti aiuta ad assolversi da colpe che non esistono. 
Se c'è ascolto tutto è possibile. Le madri hanno bisogno di comunicare, di essere protette senza pregiudizi nè prediche. 
  

lunedì 14 novembre 2011

La bocca della verità




maggiordomo






Un libro "Mille scuse. Come evitare un invito e cavarsela in ogni occasione" editore Raffaello Cortina, scritto da Sven Ortoli, scrittore, giornalista scientifico, interessato alla psicologia e alla filosofia, aiuta a accampare le migliori scuse per evitare situazioni scomode.
E' come un catalogo diviso in  capitoli che aiutano a trovare le più disparate scuse per un ritardo, per rifiutare un invito, ecc. Purtroppo le scuse sono utili però devono essere eleganti ed esprimere una contrizione sincera. La prima regola, secondo Ortoli, è riconoscere di aver sbagliato, mai addossare la colpa su altri. Dobbiamo essere gentili, con la gentilezza si possono dire anche cose sgradevoli. Quando si dice la verità bisogna essere disposti ad accettarne le conseguenze, se non ce la sentiamo, possiamo usare la fantasia e l'intelligenza. Il libro contiene molti esempi filosofici e letterari, basta trovare il modo giusto di rispondere in ogni circostanza, questo libro è un inventario di scuse inoppugnabili e divertenti. Basta ricordarsi quello che si è affermato, altrimenti si potrebbe passare per bugiardi e inaffidabili. Usiamone poche ma buone! 

 

lunedì 31 ottobre 2011

Conoscerli per capirli




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Libri in uscita consigliati dalla LAV che aiutano a rapportarci con i nostri animali domestici e con molte informazioni pratiche:

- PRENDERSI CURA DI CANI E GATTI, www.lav.it, di Ilaria Innocenti, responsabile LAV Settore Cani e Gatti. Questo libro snello (44 pagine) è alla sua seconda edizione, insegna a capire le necessità fisiche, emotive e affettive dell'animale, a prendersi le responsabilità che conseguono a un'adozione e a garantirne il benessere. Il manuale spiega le regole-base per prendersene cura, le regole di convivenza in condominio, le informazioni pratiche per portare il nostro amico in vacanza con noi e il soccorso stradale. Si parla del traffico dei cuccioli, di maltrattamenti e dei bocconi avvelenati che mietono molte vittime. Una sezione è dedicata alla sterilizzazione. Disponibile su www.lav.it
- DRITTO AL CUORE DEL TUO CANE, di Angelo Vaira, studioso di scienze cognitive, Kolwaski editore, 222 pagine. Aiuta la comunicazione e migliora l'interazione con i cani fondandosi su etologia, psicologia e neuroscienze. Vi sono indicazioni e consigli utili per una crescita personale.
- QUADERNI LAV, Il Settore Educazione LAV propone alle scuole i primi Quaderni LAV: sono dedicati agli animali che vivono in famiglia e pensati per gli allievi dell'ultimo triennio delle scuole elementari e per il ciclo delle medie. Ne nascerà una collana che comprenderà anche gli animali che vivono in città e quelli selvatici. I Quaderni contengono attività varie: attraverso letture, quiz, disegni e ricerche. Il materiale sarà inviato alle classi che si iscriveranno alla LAV. Informazioni al sito www.lav.it, nello spazio dedicato alle scuole. (I soci insegnanti possono chiedere una copia dei Quaderni LAV indicando il grado della classe al Settore Educazione e Scuola LAV: educazione@lav.it, tel. 06 4461325)


 

sabato 24 settembre 2011

Camminare


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(Da: tantobenessere.com)



Consigli da un professionista del ramo: Alex Schwazer, campione di marcia, medaglia d'oro alle Olimpiadi di Pechino. Ha scritto, insieme a Luciano Murgia, il libro "Quelli che camminano", edizioni Mondadori. Può essere molto utile per chi decide di muoversi un pò. Tutti possono camminare, non costa nulla e non ci sono limiti d'età. E' un'occasione per vedere paesaggi e conoscere gente. Le scarpe sono importanti, devono essere comode e morbide, vanno bene le normali scarpe da ginnastica. Camminate più impegnative sono il fitwalking, il nordic walking (coi bastoncini), il power walking (si fa sulla sabbia) e il trekking (che si fa in montagna).
Camminare a 4 chilometri l'ora fa bruciare solo grassi, sarebbe meglio farlo un'oretta tutti i giorni abituandosi un pò alla volta se non si è allenati. Non portate borse, che spostano il baricentro e compromettono la postura, e non indossate abiti pesanti o ingombranti, che fanno sudare. 
Questo libro contiene inoltre tabelle con consigli utili su tempi, durate, abbigliamento e postura.

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Io cammino almeno 40 minuti tutti i giorni, Birra permettendo. Il problema è che non è mai una camminata continua e ininterrotta, ma a singhiozzo, che si ferma a ogni bischerata. Ultimamente ha scoperto pneumatici e parafanghi delle auto, che annusa fin dove le permette la sua bassezza. Non parliamo poi se vede qualcuno per strada ... si blocca, fino a sedersi, e sta lì attenta con le orecchie ritte finchè la persona non sparisce all'orizzonte. Comunque mi muovo costantemente. Vedo mi fa bene perchè quando non posso farlo (casomai perchè piove e Birra affoga nelle pozzanghere) mi sento tutta dolorante. Camminare fa benissimo. Sempre meglio che chiudersi in una palestra dove devi contenderti perfino la cyclette...



 

venerdì 23 settembre 2011

Emigranti ...


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(Da: 2.bp.blogspot.com)



Nel libro "Le mani sulla città. I boss della 'ndrangheta vivono tra noi e controllano Milano", dei giornalisti Gianni Barbacetto e Davide Milosa, edizioni Chiarelettere, si fa una mappina sull'emigrazione massiccia e sugli intrecci tra 'ndrangheta e politica in Lombardia. Perchè non si creda che stia solo a "casa sua" ...
I boss calabresi amerebbero anche la nebbia dove intessono le loro reti di potere, i loro affari e i canonici intrecci coi politici del luogo. Per la prima volta, in questo libro, si fanno i nomi dei luoghi in mano ai clan e delle persone citate nelle informative della polizia. 
Come molti quartieri "di periferia" del Sud, anche in Lombardia esiste l'infiltrazione mafiosa, ci sono quartieri dove le cosche controllano il territorio tramite regalìe ai ragazzini. C'è chi spara, chi lancia bombe incendiarie e chi spaccia. 
Le lunghe mani della 'ndrangheta sono arrivate anche nella famosissima via Montenapoleone, nel lusso inutile e sfrenato. Luogo ideale per guadagni faraonici.
Posseggono discoteche, bar, locali notturni, agenzie immobiliari, gestiscono parcheggi, chioschi, videopoker, trattano voti coi politici in cambio di appalti.
E arriviamo all'Expo 2015. Il sindaco di Milano vuole istituire una commissione Antimafia in Comune per sbarrare l'accesso della 'ndrangheta nei lavori, nel catering e nelle pulizie per l'Expo. Una bella lotta.

Poi c'è Roma. Secondo il sindacato di polizia Silp-Cgil il tasso di omicidi è tra i più alti d'Europa. Nel 2010 ci sono stati 23 omicidi. Fin'ora, quest'anno, sono a 28. Se continua così saranno 1,7 omicidi ogni 100mila abitanti. E' una guerra tra bande per entrare nella 'ndrangheta, che a Roma è ovunque. Sono stati sequestrati molti locali, ma manca una vera strategia contro il crimine. Niente di nuovo sotto il sole. Difficile fare strategie contro il crimine quando questo va a braccetto con politici e imprenditori. Fa parte dello Stato. E' nel Dna del tessuto istituzionale del nostro Paese. Se questi crimini sparissero, molte persone non avrebbero di che lucrare. Figuriamoci se permetterebbero questo sfacelo ...


 

sabato 10 settembre 2011

Mica sono solo i politici ...


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E mica solo la "casta" dei politici pascola a nostre spese! Ci sono altre "voci" nel lungo elenco di parassiti. Per esempio solo per la corruzione se ne vanno 60miliardi di euro l'anno e per l'evasione fiscale 120. Ne parla il libro "Soldi rubati", scritto dalla giornalista economica Nunzia Penelope, edizioni Ponte alle Grazie. L'economia sommersa vale 400miliardi e l'economia illegale vale 15 volte i costi dei politici. Anche le banche fanno le furbe col fisco, per milioni di euro. Questo tipo di notizie non viene pubblicizzato dai giornali, perchè fanno, per lo più, capo a gruppi industriali o finanziari. La metà delle imprese italiane hanno la sede in paradisi fiscali insieme alle banche principali.
Ogni contribuente italiano, a causa dell'evasione fiscale, sborsa 3mila euro in più all'anno e i lavoratori dipendenti hanno pagato 850miliardi di tasse in più negli ultimi 30 anni.

>o<

Se il mio commercialista sbaglia un codice nella compilazione della denuncia dei redditi, IO devo pagare un'ammenda. Perchè lui (mi ha già avvisata) in caso di mia rivalsa, sosterrà che ha compilato i moduli su mia indicazione. Se sbaglia un calcolino sul pur mio basso reddito IO pagherò l'ammenda e gli interessi legali. Casomai sono poche centinaia di euro, ma sono tanti in proporzione alle mie possibilità. E poi si leggono ste cose. Meglio non mi esprima. Sono una signora. Purtroppo per me, certe volte.


 

sabato 13 agosto 2011

Ma sono vacanze?


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Favela di Rio de Janeiro

(Da: liceoberchet.it)



L'ex carcere di massima sicurezza di Alcatraz è un'attrazione turistica dal 1976, apre anche di notte per tour guidati fra celle e reparti di psichiatria criminale. E' tutto esaurito fino a settembre.
Niente Caraibi, quindi. Dopo il caso Scazzi, Avetrana è stata invasa da bus di curiosi, il 36% dei turisti trova il Giappone più attrattivo di prima a causa del terremoto.
E' il fascino dei viaggi "noir".
Ne parla un libro, "Nuovi turismi", scritto dalla giornalista Sara Magro con il collega Mario Gerosa, edizioni Morellini. Con qualche consiglio per chi vuole darsi al turismo macabro.

- CARCERI: olte ad Alcatraz, grande successo ha l'hotel Lowengraben di Lucerna, che fino al 1998 era un carcere e adesso costa 141 euro a notte. L'ex prigione del Kgb a Liepaja, in Lettonia, per 11 euro fa dormire su brande di legno.
- CENTRALI NUCLEARI: Per Fukushima ancora è troppo presto, troppo rischioso, ma a Chernobyl, 25 anni dopo il disastro, arrivano i turisti: l'associazione Hamalia propone tour di un giorno tra la centrale e Pripyat al costo di 392 euro, che servono a finanziare la ricostruzione.
- VULCANI: Dopo la prima eruzione del Eyjafjallajokull, si sono moltiplicati i turisti in Islanda. Il tour operator Discover the World, per chi non teme la lava, organizza escursioni sul vulcano per 160 euro.
- IL GHETTO: Visite alla favela Rocinha di Rio de Janeiro per 42 euro, organizzate da Favelatours.org. Visite anche ad Harlem, New York, passeggiate con la guida che per 27 euro a persona fa anche lezione di storia dei diritti dei neri.
- DELITTI: Oltre Cogne e Avetrana, dove non esistono tour operator organizzati, chi ha sete di sangue può andare a Londra per un Jack the Ripper Tour. Una gita di due ore a 11 euro, tra i luoghi dove lo Squartatore uccise le sue vittime.
- GUERRE: Nessun tour operator per il Sudan o l'Afghanistan, ma il sito Comebackalive.com (traduzione: porta a casa la pelle), contiene la top ten dei luoghi più pericolosi, con i relativi consigli di sopravvivenza.

>o<

Anche solo attraversare una strada a grande traffico è un rischio non indifferente. Non è sufficiente portare a casa la buccia ogni giorno? E' che stiamo diventando così tanto insensibili che per provare un tuffo al cuore abbiamo bisogno di andare dove c'è un reale pericolo o di ravanare sulle tragedie altrui. Chiedamoci perchè ci interessano queste disgrazie, chiediamoci cosa pensano gli abitanti delle favelas quando vedono passare drappelli di turisti che li fotografano come fossero in uno zoo. Bel rispetto, sì. Meglio i vulcani. Lascio alla vostra immaginazione capire il perchè.


 

sabato 11 giugno 2011

Paura di perdere il loro amore


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Qualche bel "no" ai figli bisogna dirlo da subito ai nostri figli, fin dalla culla, non bisogna essere condiscendenti, non siamo amici, ma genitori. Avremmo dovuto capirlo, ormai...
Nonostante i tanti libri scritti sull'argomento, le parole scivolano come acqua sul vetro, vista la quantità di bambini maleducati, capricciosi e ingestibili, di ragazzini adolescenti sbalestrati, prepotenti ma fragili e confusi. Nella trama della loro personalità acerba si intravede la futura difficoltà a superare gli ostacoli. L'ennesimo libro della serie è scritto da uno specialista, il francese Aldo Naouri, pediatra e psicoanalista: "Piccoli tiranni (non) crescono", Codice Editore. Questo manuale non liscia il pelo ai genitori, ma nello stesso tempo non li lascia affogare nei sensi di colpa e nell'incertezza. C'è ampio spazio per i consigli pratici, a come rimediare agli errori, fino alla puericultura spicciola. E' una miniera di informazioni concentrate, efficaci, argomentate. 
Il punto principale è l'educazione di base o educazione precoce. Si tratta di quel bagaglio di cui il bambino viene dotato per incontrare gli altri senza timore, di sperimentare i rapporti sociali con tutti i vantaggi, le limitazioni e l'impegno che richiedono. L'educazione precoce serve a controllare il flusso di pulsioni potentissime che attraversa il bambino e che lo spaventa perchè non sa come gestirle. Educare i figli è considerato un compito estenuante e deve essere fatto con convinzione.
Siamo immersi nell'infantolatria, nella cieca venerazione dei nostri piccoli che, se non sono abituati da subito a digerire le frustrazioni, diventeranno velocemente dei tiranni in delirio di onnipotenza. Le mamme se ne separano a fatica e creano un "utero virtuale perenne ed estensibile all'infinito". Opponiamo strenue resistenze a cambiare, a lasciarli liberi di crescere perchè abbiamo paura. Paura di quasi tutto. Ci sono mamme che si fanno schiave di queste paure, e rendono il loro figlio schiavo a sua volta. Schiavo delle sue ossessioni.
Tanto vale mettersi subito in marcia, allenarsi col poppante. La paura per una mamma non ha motivo di esistere: i figli ci vorranno bene comunque, anche se siamo determinate e impopolari. Il genitore non deve mai dubitare di se stesso.


 

venerdì 13 maggio 2011

Genitori, resistete!


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(Da: quomedia.diesis.it)



Lo spettro di grandi rischi si aggiunge a quello delle droghe di ogni genere, l'alcol, l'anoressia, la bulimia. Figli "arrabbiati" in cerca di libertà. Non c'è fine nè ai rischi nè all'ansia. Il nuovo spettro per i genitori di figlie femmine sono le dipendenze da amori sbagliati. Meglio sapere, è ovvio. In uscita il libro "Nuovi adolescenti, nuovi disagi" di Rosanna Schiralli e il marito Ulisse Mariani, psicoterapeuti, edizioni Mondadori. Sottotitolo: "Dai social network ai videogames, allo shopping compulsivo: quando l'abitudine diventa dipendenza".
Oggi, se un adolescente denuncia un disagio, di qualunque entità, nel 98% dei casi va nella direzione delle dipendenze, non ci sono conflitti generazionali come un tempo, i ragazzi cercano l'autonomia nella famiglia, non dalla famiglia. Un tempo c'erano depressione e ansia, oggi meno, mentre ai rischi tradizionali si aggiungono quelli legati all'uso del computer e dei videogames. Da circa 20 anni i nostri figli spesso rimangono mentalmente a livello delle loro pulsioni, non essendo stati accolti nel modo giusto, (che è fatto di amore e regole, non essendo contenuti da adulti che, per mancanza di tempo o stanchezza, hanno il fiato corto) e sono bloccati dalle pulsioni che dominano la parte più profonda e primitiva del cervello. E' normale che un neonato voglia tutto e subito, ma crescendo è necessario imparare l'attesa.
Il neonato può imparare a dilazionare un pò i suoi desideri, ma deve certamente impararlo il bambino. La pulsione esige di essere appagata immediatamente, pena precipitare in un abisso di angoscia, sentirsi morire. Se crescendo i nostri figli sono aiutati a gestirla, a orientarla, riescono a declinare i loro stati d'animo, a rimandare.
Non è facile, perchè della pulsione si è impossessato il mercato: siamo sommersi di prodotti, ne è sommersa l'infanzia e l'adolescenza, i nostri figli sono i migliori consumatori. Il ritornello che sentiamo più spesso è "Lo voglio/lo voglio/lo voglio".
I genitori dovrebbero accompagnare i figli attraverso un'educazione che trasformi la pulsione in emozione. Un esempio è quello di essere rifiutato da una ragazza, è una grossa botta, e il ragazzo non trova gli strumenti per resistere a questa frustrazione. Perchè è stato sempre accontentato. Se per caso si accorge che qualcosa gli allevia l'angoscia il gioco è fatto, non c'è informazione che tenga.
Tutti i ragazzi sanno che l'alcol e la droga fanno male, ma non basta se l'adolescente sente l'insostenibile pesantezza del non essere. Non basta se non è stato reso abbastanza solido il ponticello di sinapsi, di neuroni, che unisce le zone istintuali del cervello con la zona frontale della razionalità e del controllo. Il problema delle dipendenze è avere un'alternativa o meno, cioè essere aiutati a crescere attraverso un'adeguata educazione emotiva. Si fa attraverso un processo di rispecchiamento tra figli e genitori, con l'empatia, con l'ascolto profondo dei nostri figli, e con il contenimento (i no e le regole) che insegna a fronteggiare il mondo interno e le pulsioni. Lo slogan è "Dare regole al piacere e mettere il piacere nelle regole". 
Bisogna iniziare presto ma in qualunque momento un genitore sia in difficoltà, meglio intervenire e provarci. E' un viaggio che dura 20 anni e i genitori sono i piloti dell'aereo: non devono mai abbandonare la cabina di pilotaggio. Non devono mai chiedere ai passeggeri di sedersi al loro posto.
 

 

lunedì 9 maggio 2011

Santo subito


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(Da: sobreitalia.com)



Giovanni Paolo II, morto il 2 aprile 2005, è stato un Papa molto amato dagli italiani. Il 62% degli italiani approvano la sua beatificazione, il  primo passo nel processo di canonizzazione che, si pensa, condurrà presto Karol Wojtyla a essere proclamato santo.
L'inconsueta velocità di questo processo, aperto subito dopo la sua morte senza attendere i cinque anni previsti normalmente, ha suscitato molte critiche, ma solo il 16% avrebbe preferito far trascorrere più tempo, come per gli altri Pontefici. Oltre il 70% degli italiani ritiene che la grandezza della figura di Giovanni Paolo II giustifichi la rapidità del processo.

E' uscito un libro su Wojtyla: "Wojtyla segreto", edizioni Chiarelettere, di Giacomo Galeazzi, vaticanista della Stampa. E' un libro-inchiesta scritto con il giornalista Ferruccio Pinotti che vuole raccontare il Giovanni Paolo II meno noto, quello di cui non si parla. Il processo di beatificazione è iniziato un mese e mezzo dopo la sua morte, la fase di verifica delle prove e dei documenti si è svolta in meno di due anni, e sono state sentite solo 114 persone: è la più veloce beatificazione della storia. Ratzinger, in più di mille anni di Chiesa, è il primo Papa che beatifica il suo immediato predecessore. Però i tempi sono troppo brevi per analizzare un pontificato di circa 27 anni. Questa rapidità è stata determinata dalla pressione del clero polacco e per avviare una grande operazione di immagine per la Chiesa, travolta dallo scandalo dei preti-pedofili e la crisi delle vocazioni. Nella strategia di rilancio di Ratzinger è compresa anche la sua apparizione in Tv per rispondere alle domande dei fedeli, il 22 aprile, e la convocazione di 150 blogger in Vaticano.
Coi suoi viaggi episcopali, Wojtyla è stato il primo Papa a dare visibilità e un'immagine internazionale al Vaticano, sapeva usare i media: immagini di un Papa atletico, che scia, in campeggio, che nuota nella piscina che si era fatto costruire a Castel Gandolfo. Il Papa e gli Stati Uniti avevano interessi concomitanti: da una parte la difesa del cristianesimo, dall'altra la politica anti Unione Sovietica. Wojtyla aveva viaggiato molto tra Europa e America prima dell'elezione, "conosceva tutti". Aveva dato finanziamenti segreti al sindacato anticomunista Solidarnosc, spesso soldi sporchi, provenienti dal Banco Ambrosiano di Roberto Calvi e dallo Ior, la banca vaticana, gestita dallo spregiudicato vescovo americano Paul Marcinkus, dalla Loggia P2, dalla mafia e dalla banda delle Magliana. La filosofia era: non importa da dove arrivano i soldi, ma dove vanno.
Nel 1981 Wojtyla inizia una sorta di epurazione contro i sacerdoti filo-comunisti in Sudamerica, tenendo rapporti con dittatori come Pinochet in Cile.

COME SI DIVENTA SANTI

Giovanni Paolo II, nel 1983, ha snellito il processo di canonizzazione (ha fatto 482 santi sui 784 di tutta la storia della Chiesa).
- Il primo passo: SERVO DI DIO, si assegna dopo la morte e a chi si è distinto per "santità di vita" o "eroicità delle virtù" per cui si avvia il processo di beatificazione. La Diocesi raccoglie dal postulatore i documenti e le testimonianze che aiutino a ricostruire la vita delle persone.
- Si diventa VENERABILI, presso la congregazione per le cause dei santi, dove teologi e medici analizzano il miracolo ottenuto per intercessione, appunto, del Venerabile. Se questo è ritenuto valido, l'esame passa alla consulta dei vescovi e dei cardinali.
- Le carte arrivano al Papa, che decide se proclamare il BEATO.
- Per diventare SANTO, ed essere iscritti nel calendario universale della Chiesa cattolica, serve il riconoscimento di un secondo miracolo.

I RECORD DEL PAPA

- 9665 giorni: la durata del pontificato di Wojtyla, quasi 27 anni
- 1501: le persone battezzate da lui
- 1600: le udienze/incontri con politici e capi di Stato
- 14: le Encicliche promulgate
- 104: i viaggi all'estero, per un totale di 129 Paesi visitati
- 146: i viaggi in Italia
- 1.162.615: i chilometri percorsi in tutto, circa 30 volte il giro del mondo
- 2miliardi: le persone collegate in mondovisione per i funerali, 2milioni erano in San Pietro
- Il primo Papa a: ricevere in Vaticano un presidente sovietico (Gorbaciov nel 1989); andare a Cuba (nel 1998); visitare Auschwitz, nel 1979; visitare la sinagoga di Roma, nel 1986; visitare la moschea di Damasco nel 2001; subire un attentato con un'arma da fuoco (Ali Agca nel 1981).

Se la causa di beatificazione di Wojtyla è la più veloce della storia, ce ne sono centinaia che restano ferme. Chi sono i beati più famosi che attendono? Ci sarebbe la regina Isabella di Castiglia (1451-1504) e Papa Pio XII (1876-1958): la prima aspetta dal 1958, il secondo dal 1967: entrambi per le perplessità della comunità ebraica. Ha una pratica aperta dal 1983 Salvo D'Acquisto (1920-1943), il carabiniere che evitò una strage nazista nel 1943. Dal 1990 attende Giovanni Paolo I (1912-1978), il suo miracolo è ancora in corso di valutazione da parte dei medici. Arenati anche il fondatore della Dc Alcide De Gasperi (1881-1954), Monsignor Romero (1917-1980) e il prete antimafia Don Pino Puglisi (1937-1993), da 18,14 e 12 anni. Nel febbraio 2007 il cardinal Ruini ha concesso il nulla osta per l'avvio della causa di beatificazione del commissario Calabresi (1937-1972).



 

domenica 24 aprile 2011

La Sindrome Rancorosa del Beneficato


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(Da: imageshack.us)



Un ingiustificato odio più o meno consapevole verso chi ci ha fatto del bene. Un comportamento assurdo che una psicoterapeuta ha chiamato "Sindrome Rancorosa del Beneficato". Lo spiega in un libro che ci insegna a riconoscerla e ad affrontarla: "Ingrati", di Maria Rita Parsi, edizioni Mondadori.
A chi non è capitato di aver fatto del bene a qualcuno e poi ne è stato ricambiato col tradimento, la calunnia, la persecuzione? Gli ingrati sono fango senza anima nè luce. Ma ci insegnano, sapendoli maneggiare e sapendo guardare in sè stessi, ad affrontare la vita, a trasformare l'aria velenosa che sprigionano in aria pura.
Hanno l'incapacità di accettare di aver ricevuto forza, energia, potere, bontà da qualcuno, una grande condizione d'invidia e frustrazione per aver chiesto, perchè il benefattore è stato testimone di una sua fragilità o impotenza. C'è chi pensa di essere stato usato come una specie di cavia dal benefattore, che così si poteva "beare" di aver fatto del bene, meritandosi alla fine la sua riconoscenza e reputando di aver contribuito alla sua fama di persona buona, quindi di non dovergli nulla. Poi c'è il beneficiato che diventa rancoroso quando il rapporto di dipendenza col benefattore si rompe e dopo aver preso e preso, il beneficiato pensa di essere stato usato, depauperato, messo da parte. Non solo non ringrazia, ma diventa anche persecutorio. L'ombra di questi sentimenti è in tutti noi. Di fronte alla persecuzione e alla calunnia bisogna reagire in maniera netta e dura, la distanza è indispensabile: bisogna fare le cose senza aspettarsi niente, senza mettere in conto un "rientro". Stare molto attenti a come si fanno i gesti generosi, e perchè. La facilità nel dare, il tanto, l'iper-tutela, sono dannose perchè metti il beneficiato in minoranza: o resterà dipendente (e non piace a nessuno) o negherà quello che l'altro ha fatto per lui. La condizione di necessità è dolorosa e frustrante.
I benefattori possono anche essere malvagi e crudeli, possono essere "buoni" per rinforzarsi, sentirsi potenti, aver bisogno (narcisisticamente) di pensare di essere gli unici in grado di sistemare le cose. Oppure possono essere ambiziosi o considerarsi "superiori".
In linea di massima non si è "buoni" per niente. Si è totalmente disinteressati solo quando l'obiettivo è il piacere del bene, la bellezza. Tutte le altre forme di generosità hanno una loro convenienza, dalla "bella figura" in giù.

"Non fare del bene se non sei pronto a sopportare il male che te ne verrà in cambio". Luis Bunuel

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Molti dicono "Fai del bene che poi ne riceverai il doppio". Logico è che se non fai mai del bene non avrai mai la possibilità di riceverlo. Quindi bisogna un pò "buttarsi" nel rischio che il tuo "bene" sia capito. Giusto non aspettarsi nulla, ancor più giusto è però almeno aspettarsi rispetto. Le persone che più mi detestano sono proprio quelle a cui ho dedicato molti anni della mia vita. Ho sempre pensato che bisogna aiutarsi, quando si può. Ma tutti i miei sforzi sono serviti solo a suscitare rancori. Vedevo nei gesti e negli occhi di queste persone la rabbia per aver "perso" la possibilità di chiedere, di aspettarsi la soluzione ai propri problemi e ai propri desideri. Mi vedevano unicamente come uno strumento per ottenere le "cose", mai come una persona con dei sentimenti e una dignità. L'ultima persona, poi, è arrivata al massimo: non esistevo proprio. Camminava davanti a me, per la strada, e io dietro da sola. Entravamo in un bar e ordinava solo per sè. Ero trasparente. Eppure spuntavo all'improvviso se c'era da fare qualche spesa, una moto nuova...un pc aggiornato...un par di balle...
Sì. Valutiamo molto bene le cose. Non aspettiamoci nulla, mai. Chi ci vuole bene non chiede: dà.
 

 

sabato 23 aprile 2011

Marketing al Vaticano?


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(Da: ilquotidiano.it)



La crisi che sta attraversando la Chiesa è la più grande dalla sua fondazione, volendo fare un'analisi gestionale, viola tutti e nove i parametri sullo stato di crisi di un'impresa, dall'eccessiva burocrazia allo scarso lavoro di squadra. C'è una crisi delle vocazioni del clero e una crisi di fede e di appartenenza tra i cattolici. In più c'è una crisi di comunicazione con i fedeli da parte di un management sempre più lontano dalla gente e dai suoi problemi. Pare ci sia anche una crisi del mercato delle ostie, perchè sempre meno gente si confessa e fa la comunione. Il risultato è che i sondaggi dicono che la fiducia in Benedetto XVI è scesa al 46% nel 2010 rispetto al 77,2% del 2003, con Wojtyla. Quindi il Papa cerca di imitare il suo predecessore e di fare il "comunicatore". La soluzione esiste, la spiega Bruno Ballardini, esperto di marketing, autore del libro "Gesù e i saldi di fine stagione", edizioni Piemme: bisognerebbe convocare al più presto un Concilio Vaticano 3° aperto a tutti i cattolici, da tutto il mondo, per discutere, via internet, a partire da cinque questioni enormi, ma basilari e urgenti.
1) SCONFIGGERE LA CONCORRENZA: riunire le sigle in una sola marca, eliminando i sotto-brand come Comunione e Liberazione e l'Opus Dei (la concorrenza interna) e abolendo dogmi e magisteri che creano divisioni tra le varie confessioni cristiane, per vincere la concorrenza esterna: dell'islam, ma anche del buddismo.
2) RAFFORZARE IL MERCATO PRINCIPALE: quando si perdono le quote del mercato principale, bisogna ridurre o eliminare le attività volte ad aprirne di nuovi. Bisogna rinunciare a qualsiasi forma di proselitismo, richiamando i missionari sparsi in tutto il mondo.
3) MOTIVARE LA FORZA DI VENDITA: addestrare parroci che tornino a fare il lavoro "porta a porta". Oggi sono semplici impiegati, abbandonati a se stessi. Bisogna ridare una "mission", quella di trasmettere la spiritualità alla gente. Per incentivare la forza di vendita, preti e suore, questi devono essere liberi di scegliere tra il celibato e l'uxorato.
4) EDUCARE AL CONSUMO: niente sacramenti e ora di religione cattolica "imposti" ai ragazzi. La Chiesa non deve approfittare di una posizione di privilegio per conquistare il mercato: solo un adulto è in grado di fare una scelta spirituale consapevole, quindi non si può imporre la fede dall'inizio (con il battesimo) nè avere un'ora di religione che esclude gli alunni cinesi, egiziani, indiani,  sempre più numerosi. La scuola deve educare al "consumo di sacro" in generale, che prepari i futuri consumatori.
5) ADATTARSI ALLA DOMANDA: scienza e tecnologia offrono alle persone sempre più soluzioni per risolvere la propria realtà: dal divorzio al preservativo, alla fecondazione assistita. La Chiesa deve saper dare delle risposte più elastiche e adattarsi alla nuova domanda, riformulando i suoi principi.

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In effetti la Chiesa è una S.p.a., il marketing le servirebbe proprio. E' molto usato dai politici, e guardate cosa ci ritroviamo! Loro sanno benissimo (come fa la pubblicità) i punti deboli della gente. Difatti dicono solo cose che desideriamo sentire, ma fanno tutt'altro.



 

venerdì 22 aprile 2011

I lati oscuri della Cri


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(Da: 3.bp.blogspot.com)



Fanno del bene, ma c'è dell'altro. Proprio su questo indaga Alberto Puliafito nel libro "Croce Rossa, il lato oscuro della virtù", Edizioni Aliberti.
Puliafito descrive un'anomalia di fondo: la Cri dovrebbe essere indipendente e invece è sotto il controllo di quattro ministeri: Lavoro, Salute e Politiche sociali, Economia e Difesa. Questo rischia di farne uno strumento di politica nazionale e internazionale. Per non parlare della gestione economica poco trasparente e degli sprechi. Negli altri Paesi invece è un ente indipendente.
Secondo la Bnl la Cri ha un disavanzo di cassa di circa 50milioni di euro, nonostante riceva ogni anno 140-150milioni di finanziamenti pubblici, cioè soldi nostri, che paghiamo con le tasse, oltre ai fondi raccolti dai comitati locali e alle donazioni private o legate alle emergenze. Spesso le donazioni non vengono usate per l'intervento immediato, ma per le spese di gestione del personale o per sanare i buchi di bilancio. Un esempio è Haiti: 3milioni di euro donati dagli italiani attraverso gli sms non sono serviti ad aiutare i terremotati, ma a pagare i pasti dei delegati di altri Paesi. Puliafito continua: poi ci sono gli stipendi d'oro dei dirigenti, il commissario straordinario prende 230mila euro l'anno, il direttore generale 194mila. Molti soldi. I circa 150mila volontari in tutta Italia sono vittime di un sistema distorto ma, se non lo mette in discussione, ne diventa complice. Parlare non è facile: Daniele Tosoni, per esempio, il volontario toscano che denunciò a Report la cattiva gestione Cri, è stato sospeso per un mese. Adesso denunciare sarà ancora più complicato: un nuovo codice etico vieta all'appartenente alla Cri il rilascio di interviste a soggetti terzi.

 

giovedì 31 marzo 2011

Le nuove compagne di papà


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(Da: i53.tinypic.com)



Non hanno un ruolo preciso e nemmeno un nome. Quello che c'è suona dispregiativo e nell'immaginario collettivo è una figura poco edificante. Seconde mogli o compagne di uomini già padri sono le cattive delle fiabe: le matrigne, donne egoiste, perfide e altere.
Nella vita reale le matrigne sono perlopiù donne in gamba, che si destreggiano tra il nuovo amore, il lavoro, i propri desideri, i propri figli e quelli altrui. E accade anche che si affezionino davvero ai figliastri. Ne parla il libro "Di matrigna ce n'è una sola", Sonzogno, scritto da Rossella Calabrò, che ha fondato il Club delle matrigne, aperto alle donne che hanno scelto compagni e mariti di "seconda mano" con figli avuti da altre. Il club si riunisce agli Aperitivi delle matrigne, organizzati una volta al mese a Milano, Roma e Lucca. Info: www.clubdellematrigne.it
Questo è l'ultimo romanzo di una trilogia sul "matrignato". Matrigna anche lei da anni, con sofferenza per gli equilibri da creare per una nuova realtà familiare, adesso è una matrigna serena.
Negli anni '50 il 20% dei matrimoni erano seconde nozze, però le famiglie si ricostruivano perchè i vedovi si risposavano, non come oggi che si creano prevalentemente dopo un divorzio. Le due strutture sono molto diverse: la ricostituzione familiare in seguito alla morte di un genitore significa, per i figli, sostituire il genitore scomparso, mentre in seguito a un divorzio significa aggiungere uno o due genitori "sociali" a quelli biologici. La prova più difficile per queste nuove realtà è diventare un nuovo gruppo familiare senza avere una storia alle spalle. La nuova coppia deve essere matura e consolidata, i figli devono essere rassicurati circa le sorti del legame col genitore che abiterà altrove, le nuove relazioni fra genitori, figli e fratelli acquisiti devono svilupparsi, e deve nascere in tutti un senso di appartenenza alla nuova famiglia. Occorre aver voglia di mettersi in gioco, di ripensarsi all'interno di una nuova idea di famiglia, con nuove aspettative.
Ogni giorno le "matrigne" si trovano ad accudire figli di un'altra donna accompagnate da un'ostilità generale, devono usare la diplomazia di un incontro internazionale pur sentendosi, almeno all'inizio, delle intruse. Il loro ruolo si gioca fra incertezze, desiderio di accogliere e di respingere, voglia di essere accolte e timore di essere respinte, sensi di colpa, buone intenzioni e pochi riconoscimenti.
La soluzione migliore è cercare di costruire un legame affettivo, ci vuole un pò di fortuna. Non è necessario amare un figliastro solo perchè è il figlio dell'uomo che hai accanto, se però succede è più facile superare le gelosie che attraversano spesso le donne, ragazze e bambine preoccupate di doversi spartire le attenzioni di un unico uomo.
Di papà ce n'è uno solo. Di mariti non si sa. Di matrigne, al momento, c'è quel che c'è. 


 

martedì 8 marzo 2011

Donne del Sudan


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(Da: infosannio.wordpress.com)



La storia vera di Lubna Ahmed al-Hussein, giornalista sudanese: "Quaranta frustate", Edizioni Piemme.
Ha commesso un crimine: "Ho indossato un paio di pantaloni".
Un referendum ha spaccato il suo Paese a metà: il Nord, a prevalenza islamica, del dittatore al-Bashir, ricercato dalla Corte dell'Aja per crimini di guerra e contro l'umanità in Darfur; dall'altra parte, nel Sud Sudan, animista cristiano.
Quaranta frustate nel 2009, condannata dalla legge della Sharia per oltraggio alla moralità pubblica. Prima di lei, migliaia di altre donne sudanesi che da 20 anni subiscono in silenzio.
Lubna si oppone con forza, suscitando lo sdegno e il sostegno della comunità internazionale. Ora la sua battaglia personale è vinta, la condanna al carcere è stata trasformata in una multa. Ma lei non ha smesso di lottare.
Questo libro racconta la dura condizione di donne emarginate e vittime di violenze e soprusi in nome di Dio e dell'Islam. Dopo l'attenzione internazionale sul suo caso, la legge non è cambiata, ma il numero di donne arrestate è diminuito: dalle migliaia di prima, si è passati alle centinaia di oggi.
Molte sud-sudanesi e non musulmane che rimangono al Nord finiscono ancora in carcere o vengono condannate alla fustigazione. Al Sud, invece, le donne avranno la possibilità di ottenere i loro diritti e la loro libertà. Dovranno lavorare sodo e contribuire alla costituzione del nuovo Stato.

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Oggi è la Festa delle donne. Ho postato una delle tantissime realtà del mondo sulle condizioni in cui "vivono" per ricordare che non è una carnevalata, questo giorno. E' una giornata dedicata a tutte le lotte che da anni le donne fanno per una vita decente e il rispetto della loro condizione. Della nostra condizione.


 

sabato 5 marzo 2011

Donne toste: le preferite dagli uomini


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Un libro-manuale di auto-aiuto parla di rapporti fra uomo e donna, il titolo è "Falli soffrire 2.0" edizioni Piemme, della giornalista e scrittrice Sherry Argov. E' molto più intelligente di quanto si potrebbe pensare e non ha nulla a che fare con vendette postume di donne bistrattate. "Falli soffrire" è una riflessione basata su interviste a uomini e donne sul perchè le donne dovrebbero diventare più stronze nei rapporti sentimentali. Non cattive e maleducate, semmai indipendenti. Diventare stronze vuol dire smetterla di preoccuparsi se lui non si fa vivo tutti i giorni, passare ore a truccarsi e pettinarsi prima di un appuntamento, cercare di impressionarlo cucinando una cena da vigilia di Natale, assillarlo con richieste di bacetti e carezzine, di mollare le amiche pur di stare con lui, ecc. Gli uomini non amano le donne troppo emotive, le rispettano di meno. Inutile agitarsi. Se chiama raramente, vuol dire che è il tuo turno nella lista, meglio stare alla larga. Se sparisce per un giorno o due, vuol semplicemente dire che ha una vita, che magari cerca di non perdere il lavoro e forse non vuole sembrare troppo disperato. Gli uomini sono più sicuri di sè, pensano che se deve capitare, capiterà. Se non sono voluti, lo accettano. Le donne sono più insicure, in genere, perchè sono state educate in un certo modo. Gli uomini chiamano meno perchè amano la suspense, la caccia, essere incuriositi, pensano di farti un favore a creare un pò di mistero. Le donne, invece, si torturano se il loro lui non si fa vivo. Ci vedono come poco razionali e individuano velocemente quelle che non tollerano le mancanze di rispetto, quelle che credono di avere potere facendo le sexy. Si divertono un pò e poi passeranno alla prossima. Le stronze le rispettano dal momento che sfuggono alle loro aspettative. Non vogliono la parte del salvatore, preferiscono donne forti che si comportino da pari, che non siano sempre disponibili perchè hanno anche altre cose da fare. Se prima pensavi al lavoro e vedevi i tuoi amici, e poi dedichi tutto il tuo tempo e i pensieri a lui, finirà che perdi il tuo equilibrio e ti farai usare, e lui abuserà di te. Aspetta almeno un mese prima di fare sesso, è un modo per dimostrare che hai rispetto per te stessa e per ottenerlo da lui. Molti uomini ci provano, ma in realtà desiderano sentirsi dire di no. Gli uomini hanno bisogno di sentirsi apprezzati, fategli i complimenti, accarezzate il suo ego. Coltiva un interesse: il lavoro, un hobby, i figli, qualunque cosa. Altrimenti lui diventerà troppo importante e se ne approfitterà. Se non hai un'ancora, sei alla mercè del vento, e la tua ancora sono i tuoi interessi. L'importante è essere felici e se lui non ti fa stare bene vuol dire che non è la persona giusta. Sii te stessa, ma tieni alta la guardia finchè non conosci bene l'altra persona, proteggiti non svelando completamente i tuoi pensieri. E' una questione di sopravvivenza. Per le donne è difficile vivere in questo mondo che è fatto su misura degli uomini, se non vuoi soccombere devi sapere come comportarti: ama ma non dimenticare di aprire un conto in banca. L'obiettivo non è il matrimonio, ma di rendersi conto che quando ti hanno detto che il sogno di ogni donna è trovare il principe azzurro ti hanno mentito.





Io pensavo solamente di uscire dalla casa familiare, che mi impediva di vivere. Pensavo che avrei trovato chi mi amava, mi rispettava e mi capiva. E datosi che, per inesperienza ed eccesso di ottimismo l'ho sempre presa nel didietro (soprattutto, appunto, per la dedizione che ci mettevo), ho fatto una virata e cambiato completamente rotta. L'obiettivo sono io. Per il tempo che mi rimane, coltiverò il mio ego, i miei desideri, i miei obiettivi e i miei progetti. Per ora, solo la vicinanza di un uomo (se ancora esiste) mi fa venire l'orticaria.

mercoledì 2 marzo 2011

Sopravvissuti


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(Da: funbox.it)



Il libro sui sopravvissuti: "Il club dei sopravvissuti", edizioni Sperling & Kupfer, scritto da Ben Sherwood, giornalista, raccoglie storie di persone scampate a disastri, malattie e incidenti di ogni tipo per trovare una risposta alla domanda: "Perchè alcuni ce la fanno e altri no?"
Ecco 5 curiosità e consigli dal libro:

- In caso di necessità, la forza dei muscoli delle braccia può aumentare fin oltre il 30%
- A fare la differenza tra chi ce la fa e chi no c'è la "reazione incredula": molti muoiono perchè non vogliono credere di trovarsi in mezzo a un incendio o un terremoto
- I super ottimisti hanno meno chance di uscire da situazioni critiche. Tra i militari prigionieri in Vietnam, quelli che continuavano a ripetere "A Natale saremo tutti a casa" non sono sopravvissuti
- La teoria del "10-80-10": nelle situazioni di crisi, il 10% delle persone sa mantenere una certa calma; l'80% diventa irrazionale, ma solo inizialmente; il restante 10% perde il controllo e sbaglia tutto
- Le persone in stato di ebbrezza hanno un tasso di sopravvivenza molto più elevato della media. La ragione starebbe nella loro "rilassatezza".




 

lunedì 31 gennaio 2011

I tic


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(Da: iovalgo.com)



Sono innumerevoli i tic che possono affliggere le persone: sbuffi, alzate di spalle, strizzamento di occhi, suoni stridenti, tamburellare le dita...
I tic non sono malattie invalidanti, se non nei casi più gravi, ma possono creare ansie e problemi nella vita sociale.
E' uscito un libro che ne parla: "Il manuale dei tic", edito da Edizioni B.A. Graphis e scritto da Mauro Porta, specialista in Clinica delle malattie nervose e in neurochirurgia, direttore del Centro malattie extrapiramidali e sindrome di Tourette presso l'Irccs di Milano.
Il manuale tocca tutti gli aspetti di questa manifestazione che i medici definiscono sindrome di Tourette, dal nome del neurologo francese che nel 1885 per primo descrisse nove casi di pazienti ticcosi.
I tic sono movimenti involontari rapidi, ripetitivi, stereotipati, improvvisi e privi di un fine. Possono essere motori (ammiccamenti, smorfie, scatti della testa o degli arti, contrazione dei muscoli addominali), sonori (colpi di tosse, schiocco della lingua, soffi, mugolii, vocalizzi), misti, ma anche ideici e comportamentali, cioè caratterizzati da idee fisse e allora sono più invalidanti perchè assomigliano ai comportamenti compulsivi. Un tempo si pensava fossero causati da problemi psichici, come l'isteria e la nevrosi, adesso invece è assodato che sono un disturbo del movimento di tipo neurologico e solo in alcuni casi coinvolgono la psichiatria.
Non si sa ancora perchè i tic compaiano, ma si è notato che si scatenano in concomitanza di un insieme di fattori genetici, familiari e ambientali. Potrebbe avere una certa responsabilità uno streptococco capace di provocare reazioni autoimmuni, che nella maggioranza dei casi la malattia si esaurisce spontaneamente verso i 18-20 anni, che i tic sono indotti da sensazioni interne, spesso fastidiose come formicolii o scosse, ma anche da una forte emotività e sensibilità.
La diagnosi si raggiunge tramite criteri che accertano la tipologia e la quantità dei tic, con che frequenza si manifestano, da quanto tempo, a che età sono comparsi. I ticcosi spesso non sanno descrivere con esattezza quanto gli succede perchè non si rendono conto dei loro tic, quindi quando si va dal medico è sempre necessaria la testimonianza di un familiare. In Italia, a differenza di molti Paesi europei e non, la sindrome di Tourette non è ancora riconosciuta come malattia rara e l'unico farmaco ufficialmente ammesso per la cura specifica è l'aloperidolo, un neurolettico sconsigliato da esami clinici internazionali perchè con troppi effetti collaterali. Quindi sarà lo specialista a indicare, caso per caso, quali altri farmaci utilizzare. Aiuto e informazioni si possono chiedere all'Aist (Associazione italiana sindrome di Tourette) sul sito www.tourette.it. Siccome i tic colpiscono più facilmente i minori, meglio concordare con gli insegnanti comportamenti come non commentare i tic, dare al bambino la possibilità di lasciare l'aula per "fare i tic", concedergli più tempo per i compiti e la lettura, concordare con lui se interrogarlo davanti alla classe, incoraggiarlo a fidarsi, ecc.
Quando si viaggia, si va a un'appuntamento importante o a una visita dentistica, è sempre meglio o evitare le situazioni più stressanti o avvisare fin dall'inizio che si soffre di tic per permettere agli altri di capire e aiutare. Possono essere utili le simulazioni dei giochi di ruolo e anche una terapia comportamentale o psicologica.
Tutti i ticcosi perdono o diminuiscono i tic nelle attività sportive o artistiche: ballare, cantare, nuotare o qualunque tipo di sport può aiutare tanto.
Molti celebri personaggi erano ticcosi: Mozart era un coacervo di atti impulsivi, smorfie facciali, salti ripetuti e parolacce a raffica. Il batterista Tommy Aldridge tamburellava le dita sul tavolo e aveva tic al collo e alle gambe. Molière aveva un signhiozzo-tic che rendeva spiacevole la sua mimica e la grande danzatrice e coreografa Carolyn Carlson fuori dalla scena ha il viso in perenne mobilità ticcosa.


 

giovedì 16 dicembre 2010

La dislessia


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(Da: rovigooggi.it)



350mila bambini in Italia, pur avendo un'intelligenza normale, spesso sopra la media, hanno problemi di lettura (la dislessia vera e propria), di scrittura (disortografia e disgrafia) e di numeri (discalculia). Hanno quindi bisogno di più tempo degli altri per i compiti, perdono facilmente la concentrazione e spesso finiscono etichettati come svogliati, gli "asini" della classe. Per tutti loro, dopo dieci anni di battaglie, è stata approvata una legge che definisce questi disturbi dell'apprendimento e tutela chi ne è colpito. Diritto a una diagnosi precoce, piani didattici personalizzati, dispensazione da alcune attività (per esempio scrivere alla lavagna o leggere a voce alta) e utilizzo di strumenti tecnologici di sostegno (videoscrittura, calcolatrice e computer) sono le novità introdotte dalla norma. E' stato dato anche un finanziamento per la prepartazione degli insegnanti e dei dirigenti scolastici (2milioni di euro per gli anni 2010-2011) e c'è la possibilità di orari di lavoro flessibili per le famiglie dei ragazzi dislessici.
La dislessia è un disturbo di origine neurobiologica che causa una ridotta efficienza delle capacità di leggere. Di fronte a un'intelligenza normale, siamo in presenza di una lettura lenta e stentata che può causare problemi di comprensione del testo. A questo problema possono essere associate anche difficoltà nell'ortografia, nella grafia e nel calcolo. I bambini non riescono a svolgere in modo rapido e automatico compiti semplici e basilari per l'apprendimento, come leggere, scrivere, imparare le tabelline o fare i calcoli a mente. E' dimostrato che il disturbo, del quale soffre circa il 4% della popolazione italiana, presenta una certa familiarità. La diagnosi viene fatta attraverso specifici test, viene fatta quando si completa il ciclo di insegnamento della lettura, cioè alla fine della seconda elementare, ma un'identificazione precoce è fondamentale perchè l'intervento sia efficace. In alcuni casi già nella scuola dell'infanzia possono esserci dei segnali, come il disturbo del linguaggio. Una volta identificato il problema, la riabilitazione consiste in sedute di logopedia ed esercizi mirati. Il recupero può essere più o meno accentuato e avvenire anche in modo naturale, ma in presenza di testi particolarmente lunghi la capacità e la velocità di lettura di un dislessico saranno sempre messi a dura prova.
Identificare presto il problema è importante perchè consente alla famiglia e alla scuola di adeguare richieste e aspettative alle difficoltà dei bambini. In caso contrario si rischiano frustrazione e problemi emozionali. I bambini possono diventare depressi, irrequieti e iperattivi.

Per aiutare e divertire i bambini dislessici nella lettura, alcuni libri utilizzano caratteri speciali. Uno di questi è "Kahuna - Alla scoperta della Terra Cava e delle tavolette rongo rongo" di Francesca Gallo, Edizioni Angolo Manzoni, romanzo fantasy impaginato con il carattere EasyReading, che rende il testo facilmente leggibile. Il libro è uscito anche in versione ebook scaricabile su iPad.