Gli aborigeni australiani sono una popolazione autoctona dell'Australia, i loro antenati probabilmente vi giunsero 50.000 anni fa. Gli archeologi ritengono arrivassero dall'Indocina, quando incontrarono i colonizzatori europei nel XVIII secolo erano prevalentemente dei cacciatori-raccoglitori con una ricca tradizione orale e valori spirituali basati sulla venerazione della terra e sulla fede del "sogno" inteso come l'epoca della creazione del mondo e l'effettiva realtà del sognare. Vi sono stati molti gruppi aborigeni diversi, ognuno con una propria cultura, religione e lingua (circa 400 lingue diverse). La popolazione aborigena è stata decimata dalla colonizzazione iniziata nel 1788 tramite le malattie, la perdita della terra (quindi del cibo), e gli omicidi, che l'hanno ridotta di circa il 90% tra il XIX e il XX secolo. L'ultimo massacro avvenne nel 1928, molte volte si è ricorso all'avvelenamento di cibo e acqua. La varicella, il vaiolo, l'influenza, le malattie veneree e il morbillo si diffusero ampiamente tra il XVIII e il XIX secolo.
I coloni europei si addentrarono nel continente appropriandosi di piccole ma vitali parti del loro territorio introducendo pecore, conigli e bovini che, esaurendo le aree fertili, privarono i nativi del loro sostentamento. L'indipendenza dell'Australia dal Regno Unito cambiò poco le relazioni tra bianchi e aborigeni, man mano che i grandi allevatori di bovini e ovini si estendevano, uomini, donne e bambini divennero una significativa forza lavoro, solitamente volontaria, a volte in condizione di schiavitù. Questo stato è durato fino al 1965. Nel XX secolo diversi Stati si dotarono di istituti di "assistenza sociale" per i nativi, separavano i bambini dalle loro famiglie basandosi sul colore della pelle: i bambini dalla pelle chiara venivano sottratti alle famiglie con la forza, quelli dalla pelle scura lasciati nelle loro famiglie.
Sono 10 anni che in Italia mancano i medici, specie negli ospedali di provincia, nel 2025 sono previsti 16000 medici in meno negli ospedali soprattutto gli specialisti in medicina d'emergenza, pediatria, chirurgia generale, medicina interna, rianimazione e terapia intensiva con la conseguenza che tanti reparti chiuderanno.
Questo è il risultato di anni di tagli alla spesa sanitaria e il blocco delle assunzioni. Abbiamo medici decisamente attempati che sono prossimi a lasciare il lavoro. Ci sono i giovani laureati ma non possono lavorare negli ospedali perchè non hanno la necessaria specializzazione e non riescono ad accedere alle scuole per diventare cardiologi, ortopedici, pediatri, ecc.
Per specializzarsi bisogna frequentare scuole presenti nelle università e negli ospedali, le lezioni durano fino ai 5 anni e si percepisce una remunerazione di circa 25.000 euro l'anno, si accede tramite un concorso nazionale ma i posti sono pochi a causa dei tagli e la mancanza di programmazione.
C'è un tentativo di cambiamento con un decreto che autorizza gli specializzandi del quarto e quinto anno di inserirsi in tutto il Paese, questo per permettere a tutti i laureati di specializzarsi.
Quelli che si specializzano all'estero non tornano in Italia per lavorare perchè qui gli stipendi partono da 2400 euro al mese, in Germania invece da 5500 e in Gran Bretagna da 4300.
I NUMERI
In Italia presso le strutture pubbliche lavorano 213 medici per 100mila abitanti, nel 2025 di questo passo si arriverà a 181; in Francia ogni 100mila abitanti ci sono 264 medici; in Germania 237 e in Spagna 227.
In Italia il 35% dei medici lascia l'ospedale prima del pensionamento per operare nel settore privato dove guadagna di più ed è meno stressato.
Ogni anno oltre 10.000 laureati del settore rimangono disoccupati.
Le esposizioni etnologiche, o zoo umani, erano esposizioni pubbliche del XIX e XX secolo di esseri umani, di solito in uno pseudo stato naturale primitivo. Le mostre enfatizzavano le differenze culturali fra gli Europei occidentali e altri popoli europei e non europei con uno stile di vita considerato primitivo.
Maximo e Bartola, 1867 circa tutte le foto sono di wikipedia.org
Alcune delle teorie dell'epoca collocavano gli indigeni in una scala evolutiva a metà fra grandi scimmie e umani di discendenza europea. Queste esposizioni sono state criticate come altamente degradanti e razziste. Uno dei primi zoo conosciuti è quello di Montezuma (Messico) che, oltre a molti animali, mostrava anche umani come nani, albini e gobbi. Nel XVI secolo il cardinale Ippolito De' Medici possedeva una collezione di persone di diverse razze e animali esotici. Disponeva di un gruppo di "barbari" di oltre 20 lingue diverse, tra essi vi erano Tartari, Mori, Indiani, Turchi e Africani. Una delle prime esposizioni umane moderne è stata la mostra di P.T. Barnum nel 1835 (i gemelli siamesi Chang ed Eng Buncker). Queste esposizioni erano frequenti in spettacoli di rarità biologiche negli Stati Uniti tra il XIX e il XX secolo, ma la curiosità di mostrare forme umane risale al periodo del colonialismo.
Bambini e visitatori all'Esposizione Alaska-Yukon-Pacific di Seattle, Washington, 1909 Una prova è che Colombo portò con sè degli indigeni americani dai suoi viaggi nel Nuovo Mondo alla Corte spagnola nel 1493. La "Venere Ottentotta" Saartjie Baartman (del popolo Nama, Sudafrica) fu esposta a Londra e in Francia fino alla sua morte (1815). Nel 1850 Maximo e Bartola, due bambini microcefali del Messico, furono esposti negli Stati Uniti e in Europa col nome di "bambini Aztechi" e "lillipuziani Aztechi". Tuttavia gli zoo umani divennero famosi verso il 1870. In quegli anni queste esposizioni divennero popolari in vari Paesi, si trovavano a Parigi, Amburgo, Anversa, Barcellona, Londra, Milano, New York e Varsavia. Negli expo di Parigi del 1878 e del 1889 fu mostrato un villaggio negro visitato da 28milioni di persone, in quella del 1889 erano in mostra 400 indigeni come attrazione principale. Vi venivano esposto Samoani, Sami (Nord Europa, Norvegia), Nubiani, Eschimesi, Inuit, nativi del Suriname, Singalesi (India), Lapponi, Sioux, Apaches, Filippini, abitanti del Porto Rico, del Guam (arcipelago delle Marianne) e Congolesi. Nel 1925 una mostra allo zoo di Manchester (Inghilterra) fu intitolata "I Cannibali", esibiva Africani rappresentandoli come selvaggi. Nel 2005, nello zoo di Amburgo (Germania) fu esposto un villaggio africano che fu oggetto di ampie critiche. Nel 2007 degli artisti pigmei furono ospitati (ma non esposti al pubblico) allo zoo di Brazzaville (Congo). Negli zoo messicani (Africam Safari) sono esposti villaggi africani con le sculture degli abitanti con un osso in testa intenti a cucinare un esploratore di pelle chiara.
Ota Benga, uomo in esposizione nel 1906 portato dal Congo, era esposto ogni pomeriggio nel mese di settembre nel Bronx Zoo)
Ma credo ci sia un sottile gusto delle amministrazioni al martirio della gente. Per acquistare una casa serve il certificato di abitabilità (ora agibilità), altrimenti (dicono) acquisti qualcosa che non è adatto allo scopo a cui deve servire (abitazione sana e sicura).
Ergo, chi vende e non ha l'agibilità dovrebbe chiedere molto di meno rispetto ai fortunati possessori del documento.
L'agibilità va chiesta da chi fa nuove costruzioni o ristruttura. Se comperi una casa ristrutturata però non è detto che sia agibile perchè (per risparmiare) i proprietari non si fanno rilasciare l'attestato di conformità. O perchè usano un parente per fare i lavori... :o/
Potrebbero esserci case "a norma" che però non risultano tali proprio perchè non sono stati presentati gli incartamenti richiesti al Comune.
Il notaio non è obbligato a chiedere l'agibilità per fare un atto, lo può fare benissimo, ma chi compera si trova la "patata bollente". Il notaio che non chiede l'agibilità al venditore non è perseguibile, l'agenzia immobiliare sì, se non ha avvertito e specificato nel compromesso la situazione.
L'acquirente e il venditore possono fare vari accordi: che il venditore a spese sue (prima del passaggio di proprietà) ottemperi ai suoi doveri; che il compratore si accolli le spese per l'agibilità; che il venditore si impegni (specificandolo sul passaggio di proprietà) di procurare l'agibilità; oppure che si faccia una compravendita senza agibilità (specificandolo nell'atto).
Con le dichiarazioni dei tecnici (idraulico ed elettricista) di conformità degli impianti, si può chiedere sto maledetto foglio al costo "esorbitante" di circa 250 euro. Poca cosa rispetto alle cifre che girano... eppure chi vende non ne vuol sapere, per lo più.
Non sarebbe stato più facile obbligare i notai a pretendere l'agibilità pena l'impossibilità di fare l'atto???
Esiste una fantomatica sanzione da 77 a 464 euro per chi fa i lavori di ristrutturazione e non procede con l'agibilità. Perchè mettere in crisi chi acquista? Col rischio di non poter comperare la casa per paura che ci siano magagne insospettabili...
Invece di complicare una cosa semplice, per quale motivo dicono che tutti questi arzigogolii sono a tutela dell'acquirente?
I campi di concentramento sono vasti spazi chiusi da filo spinato o altri elementi, fortemente presidiati, adibiti all'internamento, durante un regime dispotico, di quanti sono considerati avversari per motivi politici o razziali. Spesso questa denominazione è estesa anche ai campi di prigionieri di guerra, ma il diritto lo esclude, in quanto per questi ultimi vige un codice internazionale che regola il trattamento dei prigionierti, la durata della prigionia, ecc.
Nei campi di concentramento, invece, non può esservi legge.
Il primo campo di concentramento fu istituito dagli Spagnoli a Cuba (1868) per rinchiudervi gli insorti. L'esempio fu seguito dagli Inglesi nella guerra del Sudafrica contro i Boeri (1899-1902) che vi rinchusero donne, vecchi e bambini e ve li tennero come ostaggi. I campi di concentramento riapparvero durante la I guerra mondiale per imprigionarvi i cittadini di Stati belligeranti nemici. Altri campi comparvero in Russia dopo la Rivoluzione del 1917, altri in Spagna, durante la guerra civile (1936-39) e in Grecia dopo il fallimento dell'insurrezione comunista del 1944. In Germania i primi campi di concentramento comparvero appena Hitler prese il potere nel 1933, fu subito evidente la politica dello sterminio scientifico, in stretta osservanza dell'ideologia razziale nazista. Col pretesto di "educare" i Tedeschi antinazisti furono internati migliaia di comunisti, socialdemocratici, ebrei, protestanti e obiettori di coscienza. L'organizzazione dei campi ben presto assunse una tale ampiezza che Hitler la affidò in custodia alle SS, la milizia del regime, che formò l'aristocrazia della razza tedesca educata all'obbedienza cieca e a un'assoluta insensibilità morale. In questi campi la tortura era una norma, veniva praticata l'autanasia, primo passo verso l'uso delle camere a gas e i forni crematori. I nazisti concepivano i campi come un'enorme riserva di lavoro servile non pagato e sempre rinnovabile. A questo scopo, fin dall'inizio del II conflitto mondiale, essi organizzarono una ventina di grandi campi distribuiti in Germania (Dachau, Buchenwald, Bergen-Belsen, Ravensbruck, Flossenburg, Oranienburg-Sachsenhausen, Dora, Neu-Bremm, Neuengamme); in Polonia (Auschwitz, Birkenau, Maidanek, Stutthof); in Austria (Mauthausen); in Boemia (Terezin); in Alsazia (Natzwiller, Strithof); a Riga e a Kaunas, nei Paesi Baltici. In ognuno gli internati erano divisi in Kommandos (distaccamenti), secondo il lavoro a cui erano adibiti. I campi sorgevano in luoghi disabitati e spesso malsani, in genere erano composti da baracche in legno costruite dagli stessi internati, circondati da filo spinato con corrente elettrica ad alta tensione e torrette di vigilanza, munite di mitragliatrici, nei punti nevralgici. Il governo in sottordine era affidato a elementi scelti fra gli stessi internati, i cosiddetti Kapò che, contagiati dalla violenza e dall'odio, si rivelarono non meno feroci dei loro persecutori. Il loro capo era il decano, che rispondeva di tutti i detenuti davanti alle SS del comando. Su ogni casacca dei prigionieri era cucito un triangolo di stoffa: rosso per i politici, verde per i delinquenti comuni, violetto per gli obiettori di coscienza, nero per gli asociali, rosa per gli omosessuali, giallo per gli ebrei con sovrapposto un altro rovesciato a formare la stella di Davide. Al centro del triangolo i non Tedeschi portavano l'iniziale del nome della loro nazione e i lenti d'intelletto una fascia al braccio con la parola "idiot". Tutti portavano il proprio numero. Le durissime punizioni, il cibo scarso e spesso inquinato, mietevano vittime e riducevano anche i più forti a scheletri viventi. A scadenze mensili il comando del campo eliminava quanti non erano più abili al lavoro. Degli 8milioni circa di assassinati, 6 furono ebrei, seguiti da una foltissima schiera di prigionieri russi e di zingari. Per citare solo alcuni dati, tra il 1940 e il 1945 nei campi di Auschwitz e di Maidanek furono sterminate 6.312.000 persone, fra cui 8924 italiani; dal marzo al dicembre 1942, 2.084.000 ebrei polacchi; nel primo anno di guerra contro l'Unione Sovietica furono uccisi 66mila ebrei lituani e 330.000 della Russia Bianca. Le cifre ufficiali sovietiche per tutto il periodo della guerra parlano di 4.600.000 uccisi, quelle polacche di 3.450.000, quelle cecoslovacche di 500.000. I deportati italiani furono 43mila, ne sopravvissero solo 3000.
Trovo ridicolo che insistano a imporci tasse su tasse per reperire quello che possa tappare il "buco nero" che si è aperto molti anni fa e allargato paurosamente nel bilancio del nostro Stato.
Ogni anno tra organi istituzionali, società pubbliche, consulenze, auto blu, ecc., spendiamo (meglio "spendono") 23,2miliardi di euro. Ben 1.100.000 persone (il 5% degli occupati) vivono di politica, direttamente o indirettamente. Ogni cittadino per tenere in piedi questa situazione scandalosa spende in media 757 euro l'anno, neonati compresi.
Le società pubbliche (più di 7.000) impiegano, fra amministratori e consulenti, circa 70.000 persone che ci costano oltre 3miliardi all'anno. Il 7,7% di queste società è inattivo. Quanto risparmierebbero se le poltrone venissero dimezzate, si accompagnassero alla porta i consulenti e si chiudessero società che non servono a nulla?
Capisco, poi, il campanilismo, l'appartenenza a un luogo, ma ben 7.000 Comuni con meno di 15.000 abitanti non saranno un pò troppi?. Se fossero accorpati si risparmierebbero più di 3miliardi, consideriamo che solo le anagrafi, gli uffici elettorali e quelli tecnici spendono ogni anno oltre 15miliardi di euro.
Le benedette Province ci costano 10miliardi l'anno, solo chiudendole senza licenziare nessuno ci farebbe risparmiare circa 8 miliardi. Le Regioni sono al top dello spreco, ogni anno spendono circa 160miliardi di euro senza essere controllate da nessuno. Se razionalizzassero le spese potremmo risparmiare un miliardo e mezzo. Eliminando gli sprechi e abbattendo la spesa pubblica potremmo risparmiare 16miliardi.
Siamo famosi nel mondo per la nostra burocrazia medievale. Costa tantissimo (oltre che essere confusionaria): 1,2miliardi di euro. Se fosse razionalizzata da quella Centrale alla periferica potremmo anche pensare di essere equiparati agli altri Paesi della Ue.
Grecia. Il Paese dove ci sono le bariste più istruite del mondo. Studi buttati, inutili. Il lavoro non c'è, si prende quello che si trova. Le banche hanno smesso di pignorare le case di chi non pagava i mutui, non sapevano più che farsene con il mercato completamente fermo. Adesso si accontentano di quanto ognuno può dare. La classe media non esiste più, sono adesso i nuovi poveri e quelli che erano già poveri sono persi per sempre...
C'è, però, la solidarietà, sono stati aperti centri di aiuto che offrono supporto psicologico, cibo e vestiti dati da chi può. I Greci regalano molte cose e aiutano chi ne ha bisogno. Le famiglie stanno pagando il prezzo più alto, i nuclei familiari si ricompattano, più generazioni tornano a vivere sotto lo stesso tetto, chi ha qualcosa lo mette a disposizione. La depressione e l'uso di psicofarmaci crescono, soprattutto fra gli uomini. Le donne, invece, cercano una soluzione e chiedono aiuto.
Le colpe non sono state punite. Questo popolo è costretto a stare seduto a guardare questo triste spettacolo.
Ogni anno, in Italia, circa 400 bambini non vengono riconosciuti dalla madre e dati in adozione. Tremilioni di persone hanno genitori adottivi e non conoscono nemmeno il nome di quelli naturali. Nè possono farlo. La legge italiana consente loro di conoscere l'identità dei genitori biologici solo dopo cent'anni dalla nascita.
Chi è stato riconosciuto dalla madre naturale, e poi dato in adozione, può risalire all'identità dei genitori biologici a 25 anni compiuti, chi non è stato riconosciuto può accedere alle informazioni solo dopo 100 anni.
E' una presa per i fondelli???
La legge, con questa assurdità, vuole tutelare la madre. Questo impedisce ai figli di avere le risposte alle tante domande che si pongono nè di conoscere alcuni aspetti sanitari utili per la prevenzione e la cura di alcune malattie ereditarie.
L'Italia, manco a dirlo, non ha recepito le direttive europee nè le convenzioni internazionali sul problema. Germania, Francia, Inghilterra e Svizzera permettono ai figli non riconosciuti di accedere alle informazioni sulla propria madre al compimento dei 18 anni attraverso un mediatore che contatta l'altra parte e tutela il benessere psicologico delle persone coivolte.
Spesso l'abbandono deriva dall'ignoranza, dalla povertà, dalla vergogna di una nascita infamante fuori dal matrimonio. Col mutamento radicale dei costumi degli ultimi decenni dovrebbe essere data anche alla madre la possibilità di mutare il desiderio di non essere nominata.
Il Comitato nazionale per il diritto alle origini ha presentato al presidente della Repubblica una petizione che chiede la modifica della legge e, negli ultimi anni, sono state presentate alla Camera altrettante proposte di legge chiedendo l'abbassamento della soglia dei cent'anni e che il tribunale possa verificare se la madre continui a desiderare l'anonimato.
Abbiamo dimenticato le madri a cui vengono "rapiti" i figli. Quelle che sono state fregate dalle assistenti sociali o, come me, dalla sua stessa madre. Quelle che, così piccine, non avevano (e non hanno, credo) il diritto legale nemmeno di poterlo riconoscere, un figlio. La legge dice che, sotto i 16 anni, possono essere riconosciuti dai nonni, che se ne prendono la responsabilità. Sono fatti che ti cambiano tutta la vita. Non danno l'infelicità, col tempo la vita scorre ugualmente. Ma mancherà sempre un pezzo di te. Non sarai mai più come le coetanee. Mai più.
Hanno meno di 14 anni, ogni anno 250mila di loro partecipa ai concorsi di bellezza negli Usa. A partire dai 6 mesi sfilano per potersi sedere sul trono di Miss, poi c'è un reality show a cui partecipano bambine travestite da Pretty Woman, con addosso abiti che ricordano molto le prostitute. La maggior parte di questi concorsi si svolge nel Sud degli Stati Uniti: 5mila l'anno, le piccole devono travestirsi da adulte di dubbi costumi, usando autoabbronzanti, french manicure, parrucche, extension, ciglia finte, abiti da gara, trucco, ecc. Il massimo? la dentiera perchè non si vedano i denti da latte caduti. I costi non sono popolari: all inclusive fino a 4mila dollari a esibizione compreso il costo di iscrizione che a volte supera il premio alla vincitrice (circa 1000 dollari). Una madre è stata perfino accusata di iniettare il botox alla figlia di 8 anni, lei si è difesa asserendo che, in questo modo, dà un concreto aiuto alla figlia per farla diventare, un domani, una star, e che, prima di iniettarlo alla figlia, lo prova lei. Che tenerezza... Una bimba di 4 anni ha dovuto portare un reggiseno imbottito per assomigliare a Dolly Parton, la nota maggiorata che canta musica country. Qualcosa si sta muovendo per impedire questo sfruttamento minorile che nulla ha a che fare col gioco del travestimento tipico delle bambine e che, così com'è concepito, è un vero abuso. Queste bambine possono essere ossessionate dall'aspetto fisico, possono avere disturbi alimentari e, non ultimo, possono essere minacciate da pedofili che le vedono esattamente per come appaiono: delle piccole bambole un pò puttane con cui "giocare". Nel 1996 fu uccisa JonBenèt Ramsey, una bimba di 6 anni reginetta di bellezza che aveva attirato l'attenzione di uno di questi malati di mente. Chi le può proteggere? In primis proprio dai loro genitori, che non meritano certamente delle figlie. E poi dal mondo che scaraventano addosso alle figlie.
Domenica e lunedì si voteranno quattro referendum, uno riguarda l'acqua pubblica. Molti non hanno capito cosa c'è in ballo. Dovremmo domandarci perchè una legge dovrebbe prevedere il passaggio quasi obbligato delle competenze e dei profitti dai gestori pubblici a quelli privati. Ci raccontano che servirà a migliorare la qualità, ma come è possibile migliorare un servizio che già prevede che in tutte le case degli italiani l'acqua scorra 24 ore su 24, sia pulita e di sapore mediamente buono? Cosa si potrebbe fare di più? Non si può certamente dire che con i privati verrebbero riparate le falle degli acquedotti, che in Italia perdono fino a 40 litri ogni 100 (acqua che non va persa, perchè entra in falda dal terreno in cui cade) e la cui riparazione costerebbe 60miliardi di euro. Quale privato si potrebbe sobbarcare una spesa simile? C'è un solo motivo per cui quella legge è stata fatta:
DARE PROFITTO AGLI INDUSTRIALI
Che infatti si oppongono al referendum. C'è di più: con i privati, come testimoniano i casi di Lucca e Agrigento, le tariffe aumentano e i servizi sono peggiori (mentre a Milano e Roma, dove è tutto pubblico, hanno i servizi migliori). Ecco il punto:
AUMENTARE LE TARIFFE IN CAMBIO DELLO STESSO SERVIZIO NON MIGLIORABILE: PROFITTO SOLO PER POCHI
La nuova bandiera della gioventù libica, una fiumana ribollente armata di ruspe, pietre e bastoni, è quella vecchia dell'indipendenza: verde rossa e nera. La battaglia di Bengasi è durata quattro giorni, dal 17 al 20 febbraio. E' stata molto cruenta. Gheddafi, in un suo scritto recitava : "La posizione corretta davanti alla morte è il confronto. La fuga all'estero non vi salva". Ha fatto della sua rivoluzione del 1969 un mestiere permanente. Gliela darà lui una lezione. Doveva esserci una pacifica manifestazione lanciata da un gruppo di ragazzi su Facebook, aveva aderito anche l'Ordine degli avvocati. Si prevedevano cento, massimo duecento persone, invece il potere aveva già assoldato i mercenari che sono entrati nelle caserme con l'ordine di uccidere. Sono africani del Ciad e del Ghana e del Niger con bandane gialle che si spostano a presidio dei tunnel, chilometri di gallerie che dalla caserma si irradiano nel sottosuolo di Bengasi, altri si schierano nella fortezza armati di kalashnikov, razzi e missili terra aria a medio raggio. Arrivano alla spicciolata gli attivisti, sul lungomare della città vecchia. L'idea era di chiedere a Gheddafi riforme veloci, lotta alla corruzione, i più elementari diritti umani. Alla fine erano forse mille persone: donne uomini, giovani e vecchi. E' stato allora che il regime ha cominciato ad ammazzare la gente. Alcuni soldati si rifiutano di sparare alla folla, i mercenari, mettendo loro una pistola alla testa, li hanno minacciati: "Sparate alla gente". Molti soldati sono stati bruciati vivi. Dal 19 l'intera popolazione di Bengasi era in strada, pazza di rabbia. Molti soldati si sono rifiutati di partecipare alla carneficina, i mercenari li portavano in un angolo, gli versavano la benzina addosso e li bruciavano. E' andata avanti così: con la gente uccisa fuori e i soldati bruciati dentro. In quelle giornate ci furono 300 morti. Quando l'erede designato al regime, Saif el Islam, è apparso in Tv e ha minacciato la guerra civile e intimato alla popolazione la sottomissione, gli animi si sono incendiati ancora di più. Saif ha trattato il popolo come fosse schiava, come se i Gheddafi fossero proprietari di tutto: la terra, le persone e gli animali. Quel giorno centinaia di migliaia di persone avanzarono come stregate verso le mura della base, senza fermarsi nè rallentare, senza curarsi del prezzo da pagare. Volevano creare un nuovo Paese, una nuova Costituzione, una società con partiti politici. Ma è un esercito senza fondi e con poche armi. Secondo i generali, il 75% delle Forze Armate ha disertato. Un colonnello dice: "Noi non abbiamo combattuto e non combatteremo, questa rivoluzione non è nostra ma del popolo". E' il popolo tutto contro la dittatura.
Poi, c'è il resto del mondo, i problemi economici che questa guerra comporta, lo sconvolgimento della Borsa e degli accordi. Sembra che stia a guardare come finirà. Per adesso non interviene nessuno, nemmeno i Caschi Blu dell'Onu. E' una guerra del popolo libico.
"Sono certo che d'ora in poi i Paesi europei faranno più attenzione nel ricevere a cena i dittatori" (Tahar Ben Jelloun)
La storia vera di Lubna Ahmed al-Hussein, giornalista sudanese: "Quaranta frustate", Edizioni Piemme. Ha commesso un crimine: "Ho indossato un paio di pantaloni". Un referendum ha spaccato il suo Paese a metà: il Nord, a prevalenza islamica, del dittatore al-Bashir, ricercato dalla Corte dell'Aja per crimini di guerra e contro l'umanità in Darfur; dall'altra parte, nel Sud Sudan, animista cristiano. Quaranta frustate nel 2009, condannata dalla legge della Sharia per oltraggio alla moralità pubblica. Prima di lei, migliaia di altre donne sudanesi che da 20 anni subiscono in silenzio. Lubna si oppone con forza, suscitando lo sdegno e il sostegno della comunità internazionale. Ora la sua battaglia personale è vinta, la condanna al carcere è stata trasformata in una multa. Ma lei non ha smesso di lottare. Questo libro racconta la dura condizione di donne emarginate e vittime di violenze e soprusi in nome di Dio e dell'Islam. Dopo l'attenzione internazionale sul suo caso, la legge non è cambiata, ma il numero di donne arrestate è diminuito: dalle migliaia di prima, si è passati alle centinaia di oggi. Molte sud-sudanesi e non musulmane che rimangono al Nord finiscono ancora in carcere o vengono condannate alla fustigazione. Al Sud, invece, le donne avranno la possibilità di ottenere i loro diritti e la loro libertà. Dovranno lavorare sodo e contribuire alla costituzione del nuovo Stato.
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Oggi è la Festa delle donne. Ho postato una delle tantissime realtà del mondo sulle condizioni in cui "vivono" per ricordare che non è una carnevalata, questo giorno. E' una giornata dedicata a tutte le lotte che da anni le donne fanno per una vita decente e il rispetto della loro condizione. Della nostra condizione.
Chi l'avrebbe mai detto che, tra 350milioni di arabi, sarebbero stati proprio i tunisini i primi a liberarsi dalla dittatura costringendo il presidente Zine El-Abidine Ben Ali ad abbandonare il suo trono e fuggire nottetempo? In sole quattro settimane, poi! I tunisini sono 12milioni di persone, un popolo per lo più laico e quindi non incline agli eccessi dell'Islam politico. Questo ha ispirato altri fratelli delle terre depresse fra Africa e Medio Oriente: una generazione di giovani sotto i 30 anni (più del 60% della popolazione) non accetta più di farsi umiliare. Il 25% dei giovani, qui come in altre terre arabe, è disoccupato e gennaio è il più duro dei mesi perchè non c'è turismo e anche i campi, finiti i raccolti dei datteri e delle olive, non offrono lavoro. Un tunisino su 10 lavora in Europa. Le rivoluzioni avvengono quando c'è molta gente che non ha nulla da perdere, ma non ti bruci in una piazza pubblica se al danno non si aggiunge l'ingiuria del taccheggio di Stato. Bouazizi aveva 26 anni, aveva sperato di essere preso militare, ma era stato superato da un raccomandato. Aveva fatto il venditore ambulante. Il 17 dicembre era uscito da casa col suo carretto di frutta e verdura a fare il giro del paese per 3,5 euro. Era andato in centro e un'ispettrice del Comune gli aveva confiscato la merce accusandolo di aver contribuito alla caduta di Ben Ali. Lui ha resistito, ed è stato schiaffeggiato due volte: una cosa sbalorditiva in un Paese musulmano, che una donna schiaffeggi un uomo. Poi si è recato in Comune per riavere le sue cose e gli hanno riso in faccia. E' andato dal governatore e non lo hanno ricevuto. Allora ha comprato un litro di acetone, se l'è versato in testa e si è dato fuoco. Non l'ha fatto perchè era povero (lo era da sempre), ma per la sua dignità. Il suo è stato un manifesto politico, quando la gente ha visto il suo corpo bruciare in piazza è stata organizzata una manifestazione per non far andare la sua anima senza un'abbraccio. E' stato quel primo abbraccio ad attirare l'attenzione dei media. I poveri non conoscono il Web, ma hanno tutti la parabola.
Il 20 agosto scorso è entrato in vigore il Regolamento UE 1007/2009 che mette al bando in tutta la UE il commercio dei prodotti derivati dall'uccisione delle foche. A causa di un'istanza presentata da organizzazioni di popolazioni indigene del Canada e della Groenlandia insieme al Fur Institute of Canada, Canadian Seal Marketing Group e altre sigle collegate all'industria della pellicceria che vedono nel bando una limitazione alla caccia tradizionalmente praticata da queste popolazioni, la Corte di Giustizia dell'Unione Europea ne ha temporaneamente sospeso l'efficacia. Il Regolamento 1007/09 consente già alle popolazioni Inuit e altre popolazioni aborigene di continuare a cacciare le foche per la sussistenza, quindi non sussiste alcuna limitazione delle loro tradizioni. La Corte ha dovuto accogliere la richiesta di sospensione per avere il tempo di valutare nel merito. Il legislatore, per non danneggiare queste popolazioni e per dare una risposta normativa alle preoccupazioni dei cittadini europei e dei consumatori circa la violenza con cui centinaia di cuccioli di foca sono barbaramente massacrati ogni anno, ha messo al bando i prodotti derivati dalla caccia commerciale di questi animali ad eccezione di quelli derivati dal consumo locale di queste popolazioni. La caccia alle foche è condotta per meri fini commerciali e non per salvaguardare tradizioni locali. Le foche sono cacciate per fabbricare prodotti e articoli come carne, olio, grasso, organi, pelli per pellicceria e articoli derivati, inclusi prodotti vari come le capsule di Omega 3. Alternative cruelty-free sono sempre disponibili, come una corretta dose giornaliera di acidi grassi essenziali Omega 3 da fonti vegetali (l'oliodi lino, i semi di lino, le noci...) anzichè da alimenti di origine animale. Inoltre in alternativa alle pellicce, pelli o anche grasso e olio di foca, il mercato offre innumerevoli prodotti e articoli naturali o sintetici non di origine animale. L'Italia è stata uno dei principali trasformatori al mondo di pellicce di foca, tra il 2002 e il 2005 è registrato un import di 8,4milioni di euro e un export di 16,2milioni di euro. Grazie al lavoro della Lav, l'Italia è stato il primo Paese in Europa ad adottare il sistema sanzionatorio per le violazioni al regolamento comunitario fin dal 2004, con la legge 189 contro il maltrattamento degli animali punibile con l'arresto da 3 mesi a un anno o un'ammenda da 5000 a 100.000 euro. Nel 2006 la caccia alle foche ha fruttato 33milioni di dollari canadesi, con un prezzo di 97 dollari a pelliccia; nel 2007 12milioni, con un costo a pelliccia di 55 dollari; nel 2008 il prezzo è sceso a 33 dollari e oggi, grazie al bando della UE, il valore si aggira intorno agli 8 dollari. Il governo canadese, per aggirare il bando europeo, sta orientando il mercato dei prodotti di foca verso Paesi come la Cina e la Russia.
L'Associazione dei Cacciatori di foca canadesi pubblicizza vari prodotti, fra cui la carne in scatola, insaccati, integratori, olio, pellicce, borse, colbacchi e persino pantofole di foca. In Italia si trovano diversi prodotti a base di Omega 3, ma in nessuno è specificato chiaramente da dove derivano questi acidi grassi. In Norvegia si può acquistare iìun flacone di olio di foca. Negli Usa e in Canada si trova regolarmente in vendita l'olio di foca in capsule. L'olio di foca viene inoltre aggiunto in alcuni alimenti e snaks per animali domestici e somministrato ai cavalli da corsa perchè ne aumenterebbe le prestazioni. Il grasso di foca della marca "Aquila" viene pubblicizzato su internet per lucidare gli scarpini da rugby.
Perchè gli uomini respinti uccidono? In un sondaggio il 45% degli intervistati imputa la causa di questi delitti all'incapacità di accettare la fine di una relazione, che in alcuni uomini determinerebbe una crisi psicologica senza vie d'uscita se non quella di uccidere. Per il 21% il problema è da imputare alla società, giudicata sempre meno capace di controllare le pulsioni del singolo. Il 20% invece considera questi delitti come retaggio di un modello culturale arcaico e maschilista, per cui un uomo abbandonato sarebbe indotto a compiere un omicidio per salvaguardare il proprio ruolo. Chi ha una relazione stabile giudica, invece, il proprio rapporto di coppia paritario ed equilibrato (oltre 4/5); solo il 12% degli intervistati considera la propria coppia sbilanciata a favore di uno dei due membri. Il 34% definisce la propria coppia "complice", il 29% romantica, un quinto ha definito la propria relazione "abitudinaria". Di questo avviso sono soprattutto le persone più anziane e le coppie sposate. Più passionale il rapporto per gli studenti e le coppie non conviventi.
Un'inchiesta lunga trent'anni. La verità sulla strage di Ustica. La posta in gioco è l'identità di almeno uno dei sei o sette caccia non identificati che la sera del 27 giugno 1980 volavano nello spazio aereo in cui esplose il DC9 Itavia con 81 italiani a bordo. Da un anno si consuma un silenzioso lavoro alla ricerca di un percorso diplomatico e giuridico per consentire all'Alleanza di esprimersi su questa questione che potrebbe portare uno dei suoi membri sul banco degli imputati. Il presidente Giorgio Napolitano ha parlato di intrighi internazionali insieme a opacità di comportamenti da parte di corpi dello Stato, di inefficienze di apparati e di interventi deputati all'accertamento della verità. La partita è in corso. Gli esperti dell'Alleanza atlantica avevano già delineato uno scenario di guerra, confermato più volte: uno, due caccia, quasi certamente libici, decollano da una base della ex Jugoslavia e si infilano nel cono radar del DC9 poco dopo il decollo da Bologna. Lo fanno ormai da mesi, perchè Tripoli ci ricatta tenendo al cappio più di ventimila lavoratori italiani in Libia, perchè Gheddafi possiede il 13% di azioni della Fiat e soprattutto ci fornisce il 40% del petrolio di cui abbiamo bisogno. Difatti di fronte ai Mig chiudiamo tutti e due gli occhi, anche se da Parigi e da Washington ci hanno fatto sapere che il prossimo lo butteranno giù. Il DC9 è in volo verso Palermo con in coda i due caccia libici. Sull'Appennino li incrocia un F104S biposto dello stormo di Grosseto. Quando il caccia italiano rientra, prima di atterrare lancia l'allarme nei due modi previsti dal codice di emergenza della Nato (volo a triangolo ripetuto sulla base e uso del microfono di bordo "squoccando" tre volte col pulsante senza parlare). Intanto il DC9 arriva sul Tirreno e si immette nell'aerovia che porta verso la Sicilia. Ma ormai i due caccia "nemici" sono stati inquadrati da un aereo radar, probabilmente in forza all'aeronautica francese. E francesi dovrebbero essere anche i caccia che decollano dalla base di Solenzara in Corsica o da una portaerei e vanno a colpire i caccia che volano sotto al DC9, centrando per sbaglio l'aereo civile. Tutto questo circa sulla verticale della Sesta Flotta, come a dire che gli americani non possono non aver visto nè saputo. Il resto è storia. Se la Nato risponderà ai quesiti della Procura della Repubblica di Roma indicando almeno uno dei caccia che erano accanto al DC9 (volavano tutti col transponder spento, per non consentire ai radar a terra di poterli identificare, procedura che si usa solo in azione di guerra), uno dei quattro Paesi coinvolti direttamente o indirettamente (Italia, Francia, Stati Uniti e Libia) dovrà dare qualche spiegazione alle bugie raccontate. La Francia è al primo posto nella lista degli indiziati, ma Sarkozy avrà il coraggio di ammettere la responsabilità dei suoi predecessori all'Eliseo? E Gheddafi, che è di casa a Roma, farà ancora la parte della vittima designata?
Dopo trent'anni di indagini, di piste investigative, processi e nessun colpevole, la metà degli italiani si è arresa: non sapremo mai la verità. Il 30% ritiene invece che ci dovremmo accontentare di mezze verità e solo il 16% pensa che un giorno sapremo tutta la verità. Questo significa una limitata fiducia nelle nostre istituzioni politiche. Se le forze dell'ordine (polizia e carabinieri) raccolgono valori di fiducia molto elevata (circa il 90%), la magistratura oscilla fra il 55 e il 70% di fiducia. I servizi segreti raccolgono circa il 50% di fiducia, mentre i partiti politici si fermano sotto il 30%. E' un pessimismo diffuso circa la soluzione dei tanti misteri d'Italia. Non bastano gli sforzi di singoli poliziotti, carabinieri, giudici, agenti dei servizi o uomini politici intelligenti e testardi, ma troppo isolati. Per varcare alcune soglie, bisogna oltrepassarle tutti assieme.
Il 13 agosto è entrato in vigore il nuovo codice della strada che prevede multe fino a 3000 euro per chi supera i limiti di velocità e sanzioni più alte per chi guida in stato d'ebbrezza e per chi somministra alcolici fuori dagli orari. L'Asaps (Associazione sostenitori amici polizia stradale) ha pubblicato i dati dei primi 6 mesi del 2010 sui pirati della strada. Un fenomeno in aumento, soprattutto fra le donne.
249 gli episodi di pirateria da gennaio a giugno 2010. In testa la Lombradia (44 casi), seguita dal Lazio (30) ed Emilia-Romagna (28). Cala il numero dei mortali: 37 contro 43 dell'anno scorso.
78,3% la percentuale dei casi in cui si risale all'identità del pirata, questo risultato è stato ottenuto grazie alle nuove tecniche di indagine di Polizia e Carabinieri e l'aumento delle telecamere sulle strade.
7,7% è la percentuale femminile delle piratesse riconosciute, l'anno scorso erano il 6,2%. Ma il fenomeno della pirateria rimane maschile perchè gli uomini al volante sono più spavaldi, lo dice il presidente dell'Asaps.
Lo scopo del primo videogioco pensato per i bambini dei tanti Paesi dove ancora si muore a causa delle mine è quello di insegnare a evitare il pericolo giocando. Questo gioco si chiama Undercover Uxo (Scopri l'ordigno inesploso), l'ha sviluppato la Michigan State University che lo ha testato nel maggio scorso con i bambini cambogiani. Nell'ultima Giornata Onu contro le mine anti-uomo è emerso che nel 2008, tra morti e feriti, mine e altri ordigni esplosivi hanno colpito 5197 persone, delle quali 6 su 10 erano civili e 1184 minori. Il grosso delle vittime si trova in Asia, ma di mine si continua a morire anche in Africa, Colombia e Turchia. Lo sminamento dei luoghi più colpiti prosegue a ritmi serrati. Nel 2008 oltre 340 km2 di terre sono state liberate da circa 580mila mine, 48mila munizioni inesplose e 2,3milioni di residui bellici. Cominciano anche a vedersi i frutti del Trattato di Ottawa, con il quale, 10 anni fa, 156 Paesi hanno messo al bando le mine, per ultimo, nel 2007, l'Iraq. Rispetto al 1999 i Paesi che le producono o ne hanno riserve sono scesi da 38 a 13, tra loro gli Usa, che come la Cina non aderiscono al trattato. L'Italia ne fa parte e, nel 2008, ha stanziato 6,7milioni di euro per progetti di sminamento.
DOVE SI MUORE
- EUROPA: le mine sono ancora un dramma in Turchia (100 fra morti e feriti) e nei Paesi balcanici (come Bosnia e Croazia), con 58 vittime di residui del conflitto nella ex-Jugoslavia. - AMERICHE: 805 vittime in 5 Paesi. Le vittime sono quasi tutte in Colombia (160 morti e 617 feriti, il 65% militari). Altri 25 casi in Perù, Nicaragua e El Salvador. - AFRICA SUB-SAHARIANA: 705 vittime, in 20 Paesi. Il peggiore è il Ciad, con 131 casi, dove le mine sono il residuo dell'invasione libica e di 30 anni di guerra civile. Poi la Somalia, col record di morti: 39. E il Niger. - FEDERAZIONE RUSSA: 155 vittime in 10 Paesi. Il 45% delle vittime è tra la Russia e la Georgia (45, di cui 18 in Cecenia), dove il conflitto con Mosca ha causato 9 morti e 17 feriti nel 2008. - MEDIORIENTE E NORD-AFRICA: 541 vittime in 14 Paesi. Circa la metà dei casi in Iraq (263). Seguono 87 vittime in Iran, soprattutto per ordigni inesplosi del conflitto con l'Iraq, e i 67 casi nei Paesi nordafricani. - ASIA - PACIFICO: 2813 vittime in 17 Paesi. il Paese più colpito è l'Afghanistan, con 266 morti e 726 feriti. Seguono Myanmar, Pakistan, Cambogia e Laos, che insieme contano 311 morti e 1119 feriti.