mercoledì 31 dicembre 2025

3 - L'Agro Pontino o Pianura Pontina, Lazio

 






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Borgo San Michele,
architettura neosettecentesca razionalista


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Borgo Grappa
di fondazione fascista


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Borgo Vodice
fondato dal regime fascista,
serbatoio


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Latina,
1934


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Sabaudia


Sabaudia,
1935

Gli operai che lavorarono alla bonifica dell'Agro Pontino nell'Ottocento furono reclutati per la maggior parte tra le popolazioni povere del nord Italia, soprattutto dal Veneto, spesso senza alcuna esprienza in campo agricolo, il chè portò a grossi problemi riguardo la resa agricola nonostante la fertilità delle terre. Mussolini affidò il progetto all'Opera Nazionale Combattenti (ONC), per sveltire la bonifica impose l'esecuzione dei lavori tutto l'anno (prima si svolgevano da novembre ad aprile a causa della malaria), da quel momento la malattia portò alla morte un enorme numero di persone ancor oggi sconosciuto, inoltre vi deportò i suoi oppositori politici della zona (socialisti, repubblicani e liberali) visto che era una zona con un alto livello di controllo sociale, che spesso persero la vita sui campi paludosi. L'ONC aveva come scopo primario quello di conquistare nuove terre con la bonifica e di distribuirle ai combattenti e alle loro famiglie, nel 1833 infatti 18.440 ettari furono concessi ai coloni che successivamente divennero proprietari terrieri degli stessi. Ancora oggi i terreni agricoli esistono solo grazie alla rete di canali di drenaggio e scolo e dai numerosi impianti idrovori di sollevamento delle acque necessari per scaricare in mare le acque anche attraverso i laghi costieri essendo il territorio alcuni metri sotto il livello del mare. Una volta terminati i lavori di dissodamento del terreno, l'apertura dei canali e finite le case coloniche si poteva procedere a far arrivare nelle paludi i primi operai, nel 1932 arrivarono i primi treni di coloni provenienti anche da centinaia di chilometri, l'opera combattenti si impegnò a fornire una sistemazione a ogni famiglia compresa un'assistnza economica, spirituale e tecnica. Ai coloni venivano fornite scorte di farina ogni giorno, vi erano squadre di donne che insegnavano a fare il pane e squadre di uomini che insegnavano a usare l'aratro o come si governa il bestiame, inoltre per tutelare la salute degli operai in prima linea nelle zone di bonifica, più esposti alla malaria, l'ONC costruì alloggamenti mobili (fino a oltre 4.000 posti) che venivano spostati seguendo l'avanzata della bonifica. Ai nuovi coloni veniva dato un terreno coltivabile, una casa nuova con annessa stalla, alcuni animali da lavoro e tutti gli attrezzi necessari. Avevano diritto a una parte del raccolto e/o a una paga in denaro ma contraevano un debito di valore pari ai beni ricevuti che doveva essere progressivamente estinto attraverso la cessione di produzione agricola allo Stato, all'estinzione del debito la casa e il terreno erano riscattati.


2 commenti:

  1. In queste zone pare sia andato un po' sempre tutto storto :o( Prima la palude, poi gli svariati tentativi di bonificarla andati a vuoto ... una volta iniziati i lavori definitivi, la zona venne fatta abitatare da persone estrapolate dal Veneto che, speranzose in una vita migliore, spesso si ritrovavano indebitate, affamate e malate, tanto da decidere che, se proprio dovevano morire di fame, preferivano tornare da dove erano venute. In linea generale, quando le cose iniziano male, non possono che peggiorare o hanno bisogno di tantissimo tempo per risistemarsi. Non tutti, ma molti, non gettarono la spugna e dopo parecchiucci anni, riuscirono persino ad acquistare il podere e la terra. Una volta che sembrava fatta, aggiungo io, negli anni 50/60, qua come altrove, chi aveva una colonica, qualche ettaro di terra, 2 vacche, tre pecore e qualche gallina, ripiombo' nella miseria poiche' l'economia stava cambiando e cio' che possedevano non bastava piu' per vivere decorosamente. Pensando in maniera specifica ai coloni pontini, diciamo che i nipoti si ritrovarono nelle stesse condizioni dei loro nonni da giovani. Oggi come oggi, salvo qualche piccola fabbrica, la zona e' sempre agricola ma fatta di grandi proprietari terrieri e di coltivazioni intensive. Tutti gli altri hanno mantenuto casa e orto ma non sono piu' contadini. Per cio' che riguarda le architetture, i villaggetti portano quasi tutti l'appellativo di 'Borgo' e tendenzialmente sono formati da piu' case singole ravvicinate. Nelle citta' piu' grandi, lo stile razionalista e' predominante ma non c'e' da meravigliarsi visto gli anni di fondazione e il grande interesse che l'allora classe politica aveva per la zona. L'Agro Pontino non si puo' definire ne' ricco ne' povero, ma solo a piu' velocita'. Ci sono cittadine, soprattutto costiere, frequentati da persone di ceto medio-alto e altri posti che ancora non hanno neanche i minimi servizi ... purtroppo.

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  2. @ ZeN: La saga dell'Agro Pontino non è finita ... da quello che ho letto finora i "coloni", oltre che effettuare la bonifica con un lavoro "militarizzato", schiavizzato e gratuito, dovevano pure pagare le "coloniche" e tutte le "regalie" dell'ONC, compresi i "corsi" che effettuava. Il pagamento non comprendeva, naturalmente, i morti, le vedove, i malati e gli orfani, che non valevano un soldo bucato. Incerti del mestiere, si dice, anche se con il fascismo si lavorava tutto l'anno, anche nei mesi infestati dalla malaria. Il Medioevo non era finito ... :o/
    A tutti i regimi comoda avere una buona fetta di popolazione ignorante e affamata, è tutta carne viva da sacrificare ai propri scopi. L'opera che ammiriamo oggi, ricca o povera che sia, è fondata su questo. O.o'

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