giovedì 27 maggio 2021

L'acqua di Roma

 

Fonte Egeria, Roma
foto da wikipedia.org

Le fontane di Roma dimostrano come i Romani abbiano sempre avuto una grande passione per le acque pubbliche, dagli acquedotti alle terme, e come tale passione si sia esternata nelle numerose fontane (oltre 2000) che oggi ornano vie e piazze romane. L'acqua del Tevere (decantata in apposite cisterne) era considerata talmente buona che i papi se la portavano anche in viaggio. Le numerose vene d'acqua naturali di cui la zona era ricca scorrevano a una profondità minima producendo, quando non confluivano nel Tevere, numerose sorgenti spontanee sparse ai piedi o a mezza collina.


Ara sacra, Museo Archeologico di Bergamo

Le vene sono quasi tutte scomparse , alcune sono vive ancor oggi sotto le case di Trevi e Campo Marzio. Per i Romani l'acqua era un dono degli dei e quindi sacra tutelata dal dio Fons o Fontus a cui venne eretto un tempio ai piedi del Campidoglio.

 

Ninfeo di Egeria, Parco della Caffarella, Roma


Ogni fonte aveva un suo nume tutelare, di solito una ninfa, come la nota Egeria protettrice della fonte delle Camene (ninfe arcaiche) secondo la leggenda amante, ispiratrice e poi moglie del re Numa Pompilio. Nel III secolo d.C. le fontane iniziarono a essere luoghi di ritrovo e di soggiorno adatti per feste e riunioni in ambienti più freschi e ombrosi come i ninfei (nymphaea) che rappresentarono il punto più alto dell'evoluzione delle fontane.


Insula dell'Ara Coeli, Roma


Il senatore "curator aquarum" aveva il controllo assoluto della gestione delle risorse idriche cittadine come la manutenzione degli impianti, gli interventi, la regolarità e la distribuzione del flusso. Alle sue dipendenze aveva un organico molto ampio composto da tecnici, architetti e ingegneri e 240 schiavi mantenuti dallo Stato, successivamente saliti a 460.


 

2 commenti:

  1. Effettivamente gli antichi romani avevano un rapporto moltro stretto con le acque tanto da considerarle sacre e venerarle. La loro passione era rivolta soprattutto alle sorgenti poiche' donavano acqua 'nuova e viva' ma non disdegnavano fiumi e ruscelli, ne' le loro famosissime terme! Certo a pensarci bene appare quasi strano dato che non erano ne' gente di mare ne' di montagna, e per montagna intendo quei particolari luoghi ricchi di acque sorgive. Loro avevano capito l'importanza di questo liquido, essenziale per la vita, e lo coccolavano all' inverosimile! Penso che contrariamente alle culture piu' tardive, consideravano le fontane e i ninfei come contenitori di acqua (che usavano) e non come opere d'arte in cui cio' che scorre ha una funzione puramente decorativa. Mi ha fatto piacere vedere il video sulla fonte Egeria, oggi rudere, perche' e' una delle acque che preferisco. L'attuale stabilimento non si trova lontanissimo dal vecchio ninfeo, sebbene alcune strade li separino; sicuramente oggi attingono a quella vena in maniera piu' industriale. Sinceramente non sapevo che fosse li' (il rudere) perche' il parco che lo contiene non l'ho mai visitato ... rimediero'! ;o) Grazie per questa chicca!

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  2. @ ZeN: Peccato che la buona tradizione della responsabilità nella gestione di un servizio pubblico sia scemata nei secoli...i Romani ci tenevano a "soddisfare" le esigenze del popolo e per ogni settore ci mettevano un responsabile. Scommetto che era così responsabile (pur sicuramente con qualche "scivolata") perchè sapeva le conseguenze a cui andava incontro se non faceva bene il suo lavoro... ;o)
    Essendo l'acqua il caposaldo della civiltà dell'Antica Roma era trattata col massimo rispetto. Si voleva che arrivasse a tutti, il più possibile, fonte di vita sì ma anche di igiene. Qui inizia un piccolo e succinto viaggetto su alcune acque famosissime e di antichissima "estrazione". Ho iniziato con la tua preferita, Egeria. :D

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