mercoledì 22 maggio 2013

Gian Lorenzo Bernini




Architetto, pittore, scultore, scenografo e autore di teatro nato a Napoli nel 1598 e morto a Roma nel 1680.
Uno dei personaggi dominanti del '600 italiano, è il maggior interprete del fasto della Chiesa e dell'aristocrazia romana. Lavorò quasi esclusivamente a Roma, si formò sotto la guida del padre dando un'originale versione al naturalismo ellenistico mescolato alle suggestioni dei grandi maestri del Cinquecento e al classicismo della pittura dei Carracci. Fra le sue opere, Giove fanciullo e la capra Amaltea (1615), Plutone e Proserpina (1621-22), David (1623, in cui viene esaltato lo sforzo del corpo nel lancio della pietra), Apollo e Dafne (1622-25, un prodigio tecnico per la levità delle figure, libere nello spazio, e per l'abilità della lavorazione del marmo che pare cera traslucida), tutti alla Galleria Borghese di Roma. 
Bernini non era affascinato dalla realtà delle cose, ma dalla loro mutevole apparenza in uno spazio aperto e dinamico. In seguito inizia la lunga serie di opere per San Pietro che lo occupò per quarant'anni. Il primo lavoro fu il baldacchino (1624-33), con un'originalissima struttura bronzea, ideò poi il rivestimento di marmi policromi delle navate, realizzò i monumenti funebri di Urbano VIII (1628-47), di Alessandro VII (1671-78), la Cappella del Sacramento e la sistemazione dell'abside. Il colonnato fu costruito nel 1656-67, è la sua più famosa e geniale opera. Vastissima fu la sua attività a Roma, le sue opere, in cui l'architettura e la scultura sono fuse inscindibilmente, sono fastose scenografie della Roma barocca, come le fontane delle Api, del Tritone, e soprattutto quella dei Fiumi (1648-51, in Piazza Navona), oppure la Cappella Cornaro in Santa Maria della Vittoria in cui l'Estasi di Santa Teresa (1646) si drammatizza in un vero scenario teatrale, o dal presbiterio di Sant'Andrea al Quirinale (1658-61, a pianta ellittica con una libera interpretazione dello schema del Pantheon). Da ricordare anche il Palazzo Barberini, il Palazzo di Montecitorio, la Verità discoperta dal Tempo (1646-52, Galleria Borghese, Roma), la Beata Ludovica Albertoni (1674, San Francesco a Ripa, Roma), le chiese di Castel Gandolfo e di Ariccia, i quadri con gli autoritratti, la stupenda serie dei busti marmorei, da quelli dei pontefici a quelli di Costanza Bonarelli (1635, Museo Nazionale del Bargello, Firenze), di Scipione Borghese (Galleria Borghese, Roma) e di Gabriele Fonseca (San Lorenzo in Lucina, Roma).
 

2 commenti:

  1. O.O ... non sapevo avesse fatto tutte queste cose! azz ha lavorato tantissimo! Come noto non mi piacciono i ghirigori pero' ... scolpiti sul marmo delle statue .... stanno bene ;o) ... perlomeno sulle sue.

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  2. @ ZeN: Ahahaha! Bernini (all'epoca) ha fatto moltissimo a Roma! Le cose più importanti sono sue... ;o)

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