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Si dice che la vita è un cerchio, arrivi spesso a dove sei partita. Alle volte si fanno scelte inconsce, si crede totalmente indipendenti e persino in contrasto con la cultura della famiglia a cui appartieni. Invece c'è sempre un seme da qualche parte che inizia il suo lavoro da lontano, da prima della nascita.
Non ricordo i racconti dell'ultima guerra mondiale, quello che mi diceva mia nonna in camera sua, io e lei sole. Ma ricordo molto bene il suo sguardo.
Prima di sposarmi ho cercato di portare con me qualcosa di lei, compreso un'ingiallito, vecchissimo ritaglio di quotidiano. Non si sa quale. C'è tanto di foto. La foto di Orio.
"Orio, Giò Batta P. (tutti lo chiamavano Giovanni) è una delle figure morali e politiche più alte del nostro Friuli. Era uno dei più attivi, dei più capaci, dei più fedeli, dei più coraggiosi. Era, insomma, una bandiera.
In lui l'onestà, serietà, spirto di lotta e di sacrificio erano doti che brillavano e lo facevano grande.
Il suo nome oggi onora una forte sezione di Udine del P.C.I. e domani sarà una via cittadina che con il suo nome farà ricordare l'opera meritevole del Partito Comunista del Friuli, la gloriosa storia del meraviglioso movimento partigiano cui i comunisti intensamente parteciparono.
Giò Batta P. era un uomo d'azione, detestava le parole inutili, le discussioni che non dicevano nulla, che non approdavano a risultati concreti.
Intelligente, dal pensiero rapido, osservatore profondo e studioso acuto dei fenomeni sociali, il P. non tardò ad armarsi di una buona cultura. Egli fece parte di quella pattuglia energica ed ardita (......) che in seno al vecchio Partito Socialista si battè ad oltranza per formare il vero partito della classe operaia: quello comunista.
Dopo l'avvento del fascismo il P. continuò con maggior lena la lotta malgrado la stretta vigilanza e le noie dai segugi della polizia. Contribuì, con (.......) a sviluppare l'attività del partito, a mantenere o a riannodare i fili dell'organizzazione quando questi in qualche punto venivano spezzati dalla tremenda azione fascista; a creare tipografie clandestine ed a diffonderne la stampa, a rafforzare il soccorso e l'assistenza agli antifascisti militanti.
Nel 1931 Giò Batta P. viene arrestato e condannato a sei anni di galera e ne sconta due nel carcere di Parma. Subisce poi dieci mesi di segregazione cellulare. (......) In seguito viene più volte arrestato. Ad ogni mascherata fascista ed alla venuta a Udine di qualche grosso gerarca egli viene prelevato per il carcere. L'8 settembre 1943 il P. è tra i primi a prendere la strada della montagna, che è la strada del dovere, la strada dell'onore. Ed è da quel momento che assume il nome di battaglia: Orio; nome che presto diventerà popolarissimo.
Dapprima entra a far parte del comando del battaglione Friuli (il secondo battaglione garibaldino costituito in Italia) quindi a ottobre è nell'ufficio politico della brigata Garibaldi-Friuli. Ai orimi di novembre, sempre nel '43, Orio è intendente della stessa brigata e tale rimarrà fino alla sua cattura (14 gennaio 1945).
Come organizzatore Orio si dimostrò un maestro. Egli , insieme a (......) creò quella meravigliosa intendenza che ha sostenuto non solo le migliaia di Partigiani ma anche fornito ingenti quantità di viveri alla zona liberata. E ciò fu possibile attraverso una fitta rete di servizi logistici.
Anche intendente, ed appunto per questa sua qualità, Orio si è venuto a trovare spesso in mezzo a rastrellamenti ed in mezzo a combattimenti, e la sua partecipazione a quelle azioni hanno rilevato in lui non solo l'alto grado di eroismo e di sprezzo del pericolo ma anche qualità superiori di tattica e di strategia.
Catturato, quindi, il 14 gennaio 1945, Orio in carcere fu torturato in modo crudele. Con colpi di ferro gli sgherri nazifascisti gli spezzarono dapprima un braccio, poi un ginocchio, poi gli martorizzarono la schiena. Egli subisce il martirio con la fermezza dei forti. La sua bocca non cede, non tradisce, non parla. Ad un dato momento Orio chiede del veleno per finirla. Ma Orio ha vinto senza il veleno.
Il 4 febbraio 1945, a mezzanotte, Orio viene in treno deportato in Germania, e raggiunse il campo di concentramento di Mathausen che lo aveva già ospitato quale prigioniero di guerra nel 1914-18. Da quel treno tutti, per intelligente sabotaggio del personale di macchina, in zona carnica sono riusciti a fuggire (tre soli vennero ripresi e poi rinviati --stavolta in camion ed era l'ultimo viaggio-- in Germania). Solo Orio, nello stato in cui era ridotto, non potè seguire i compagni nella fuga.
Orio a Mathausen fu sottoposto ad un lavoro bestiale. Venne colpito da resipola poi trucidato. Anche là ed in quelle condizioni egli tenne alta la sua bandiera della fede.
Gloria a Orio e a tutti i Caduti per la libertà!"
Questo è il testo dell'ingiallito ritaglio di giornale che conservò mia nonna e che adesso conservo io. Non ho scritto i nomi presenti nell'articolo per questione di privacy.
Questa è la dimostrazione pratica dell'influenza dei racconti e delle storie vissute abbiano sui bambini. Sono cresciuta con la sete di pace e di dignità.

Anch'io credo che esista questo semino, ma non credo nella storia del 'talis pater, talis filius', poiche' troppo semplicistica e oltremodo discriminante. Per esser sinceri non so' neanche se di semini ne custodiamo uno solo ... pero' ho la certezza che i racconti fatti ai bambini aiutano quel semino (o quello giusto) a germogliare. :o)
RispondiElimina@ ZeN: Quando ricordi la sofferenza e la rabbia di tua nonna diventa secondario aver dimenticato le storie, per quanto mi dispiaccia moltissimo. Ne ricordo solo una, che erano tutti sfollati in campagna. Era notte e si erano asserragliati nelle stalle per non farsi scorgere dall'esterno. Un signore ebbe un'urgente bisogno e dovette uscire. Fu vista la lamina di luce uscire dalla porta e fu ucciso. Non faceva commenti, lasciava a me capire. Io non capivo, le prendevo come storie e basta. Solo molto tempo dopo ho capito. Quello era il seme, l'albero è cresciuto dopo. :o)
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