giovedì 20 gennaio 2011

Paolo Uccello


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Nome con cui è noto il pittore Paolo di Dono (Pratovecchio 1397-Firenze 1475). Nel 1425 lavorò come mosaicista in San Marco a Venezia (opere perdute). Tornato a Firenze nel 1430, diede una prima misura di sè negli affreschi del Chiostro verde di Santa Maria Novella, e lasciò il primo capolavoro nell'affresco del Monumento equestre di Giovanni Acuto (1436, duomo). L'opera è un esempio altissimo dell'impegno con cui affrontò la risoluzione prospettica dello spazio, e insieme della sua libertà di ricerca , come appare in altre opere dello stesso periodo: affreschi con Storie di santi monaci a S. Miniato al Monte; S. Giorgio e il drago (foto) a Parigi, Museo Jacque-mart-Andrè. Nel 1445 fu a Padova dove lasciò un ciclo di affreschi di personaggi illustri in palazzo Vitaliani (ora scomparsi). Segue una serie di capolavori fiorentini fra cui i tre pannelli celebranti la Battaglia di S. Romano del 1456 per Palazzo Medici, massima espressione del genio visionario di Paolo. La sua arte, insieme nuovissima e intrisa di nostalgie tardo-gotiche, intellettualistica e ingenua, scientifica e fantastica, era considerata marginale rispetto agli sviluppi rinascimentali. Nella sua tarda produzione questi aspetti si accentuano sottolineando l'isolamento dell'artista: la deliziosa predella con Storie della profanazione dell'ostia consacrata (1469) eseguita a Urbino e la Caccia nel Museo di Oxford, ultima e affascinante favola poetica di questo singolare narratore, ne sono un palese esempio.

 

4 commenti:

  1. che bel connubio! si si si fare prospettiva, ovvero usare rigidi schemi, e poi disegnare cose di fantasia si si si mi piaceeeee! sicuramente faceva lavorare tutti e due gli emisferi del cervello . Con rammarico penso che la parola 'arte' sta entrando nel cassetto delle cose dimenticate ...... o associata solo a valutazioni monetarie . Gli italiani si stanno veramente imbarbarendo

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  2. che bel connubio! si si si fare prospettiva, ovvero usare rigidi schemi, e poi disegnare cose di fantasia si si si mi piaceeeee! sicuramente faceva lavorare tutti e due gli emisferi del cervello . Con rammarico penso che la parola 'arte' sta entrando nel cassetto delle cose dimenticate ...... o associata solo a valutazioni monetarie . Gli italiani si stanno veramente imbarbarendo

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  3. @ ZENITeNADIR: La maggior parte delle opere (pittoriche e non) rispettano una precisa prospettiva. Sono i "punti" di fuga. Alcuni quadri partono, nella realizzazione dell'insieme, da un punto preciso, e le figure si irradiano in prospettiva da quello. Per realizzare la "profondità" della rappresentazione, è indispensabile. Paolo Uccello è uno dei miei pittori preferiti, proprio per la sua geometricità abbinata alla fantasia e alla poesia. Sembra di entrare in una realtà fiabesca. Non seguo l'arte contemporanea...e non vedo dei geni, in giro... 

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  4. @ ZENITeNADIR: La maggior parte delle opere (pittoriche e non) rispettano una precisa prospettiva. Sono i "punti" di fuga. Alcuni quadri partono, nella realizzazione dell'insieme, da un punto preciso, e le figure si irradiano in prospettiva da quello. Per realizzare la "profondità" della rappresentazione, è indispensabile. Paolo Uccello è uno dei miei pittori preferiti, proprio per la sua geometricità abbinata alla fantasia e alla poesia. Sembra di entrare in una realtà fiabesca. Non seguo l'arte contemporanea...e non vedo dei geni, in giro... 

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