domenica 2 maggio 2021

L'Arte della nuova bellezza n. 9

 

 
Carlo Bugatti (1855-1940), Mobilio da salone (1850 circa)
foto da wikipedia.org
 
 

 
Hill House, Helensburgh (GB), di Charles Rennie Mackintosh (1868-1928)
 
 

 
Hill House, finestra
 
 

L'Art Nouveau, con le sue linee ornamentali, costituì un autentico tentativo di riforma di vita, questo movimento volle essere una risposta alle conseguenze negative dell'industrializzazione proponendo un ritorno alla natura e uno stile di vita basato su teorie biologiche, concezioni filosofiche della vita e dottrine spirituali occultiste.


Scotland Street School, Glasgow, di Charles Rennie Mackintosh



House for an Art Lover, Sala da pranzo, Glasgow 
di Charles Rennie Mackintosh




Finestra con tralci di vite (1902 circa), di Louis Comfort Tiffany (1848-1933)



 
Paesaggio autunnale (1923-24) di Louis Comfort Tiffany



 
Spring panel, di Louis Comfort Tiffany

Trovò la fonte primaria dell'ispirazione nella natura di cui gli artisti ammiravano la perfezione formale e la forza dinamica e vitale.


Vaso Jonquil (1903-17), di Louis Comfort Tiffany
 
 
 
 
Lampada da tavolo Acorn (1895 circa), di Louis Comfort Tiffany
 
 

Diadema Orchidea, di Renè Lalique (1860-1945)


Si diffuse un vivo interesse per la teosofia, dottrina che si fonda sui poteri spirituali occulti comparandoli ai sistemi religiosi del mondo.


Ranocchia 2 (1928) di Renè Lalique


 
Collana, di Renè Lalique
 
 

Pettine in corno, oro, smalti e brillanti (1902 circa), di Renè Lalique
 
 

The Valkyrie's Vigil (1906), del Preraffaellita Edward Robert Hughes

 
 
Giove e Semele (1896) del Simbolista Gustave Moreau
 
 

Tra i seguaci Alfons Mucha. Attraverso le scienze esoteriche e le sedute spiritiche si tentava di svelare i più reconditi misteri dell'esistenza. In questo contesto nacque un nuovo senso dell'indipendenza e dell'emancipazione femminile, una femminilità fuori dai canoni con rappresentazioni idealizzate ed eroicizzanti di cantanti d'opera o attrici famose come Sarah Bernhardt o cantanti e ballerine di cabaret.


 
 
 
Gismonda, di Alfons Maria Mucha (1860-1939)
 
 


Ritratto di Jaroslava (1927-35) di Alfons Maria Mucha
 
 

L'Art Nouveau possiede alcune affinità con i pittori Preraffaelliti e i Simbolisti, tuttavia i Preraffaelliti preferivano rivolgere lo sguardo al passato, invece l'Art Nouveau adoperava nuovi materiali, superfici lavorate e l'astrazione.

 

2 commenti:

  1. Leggendo il post di oggi ho pensato al corso della storia e di come questa, seppur in maniera diversa, si ripeta in modo ciclico. Difatti, per esempio, il Liberty e' la risposta contraria al periodo della grande rivoluzione industriale ... cosi' come l'attuale voglia di natura, espressa sia con la sua salvaguardia che con edifici ecosostenibili, diventa la prima risposta (sempre contraria) ad un recente mondo di cemento, piruli e hight-tech. La vera differenza tra i due ritorni alla natura e' che quello attuale e' sempre su base industriale e coinvolge soprattutto il settore dell'edilizia mentre il liberty ne ha rappresentato un' immersione a tutto tondo. E' stata una sorta di primavera che ha visto sbocciare all'unisono arti, architetture, moda, mobilio e arredi, in una magia fatta da signori artigiani stracolmi di bravura, di gusto e di fantasia! Il mondo di flora e fauna dell'Art Nouveau e' tangibile, si vede, si tocca, lo si ammira in tutte le sue forme, sia palesi che stilizzate ... il nostro 'eco' invece riguarda la composizione dei materiali e il suo impatto ambientale ... ma il 'bello' e 'l'elegante' sono spessissimo molto assenti. Trovo emozionante vedere ad esempio una vetrata di Tiffany, se non addirittura un piccolo oggetto come il Pettine di Lalique (mio preferito di oggi) per non parlare poi dei suoi gioielli in vetro e argento! La figura femminile fu sicuramente enfatizzata ma la vedo meglio tra fiorelloni e cuffiette anziche' come la si raffigura oggi ... generalmente molto gnuda! Post splendido, si'! :oD

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  2. @ ZeN: Credo che all'epoca alcuni artisti, architetti e designer abbiamo "sentito" un'allarme preoccupante vedendo l'industrializzazione come la negazione della fantasia libera. I costi si sono naturalmente abbassati a discapito del lavoro artigianale di qualità. L'Art Nouveau non ha demonizzato le nuove tecnologie ma le ha usate per produrre "poche cose fatte ad arte". E' il giusto equilibrio fra industrializzazione e "unicità" delle creazioni, perchè qui il discorso è solo uno: i prodotti "in serie" non possono essere "personalizzati" ma sono progettati per piacere a un larghissimo target di persone, oggi a livello globale, i prodotti dei grandi artigiani e artisti sono dedicati al committente specifico ed esprimono la personalità e il messaggio che l'autore vuol dare. Ogni oggetto, ogni dipinto, mobile o architettura, esprimono l'autore. In questo post appaiono Lalique e Tiffany, artisti i cui lavori oggi hanno valori astronomici per la loro unicità, fantasia, tecnica e bellezza riconosciuta anche all'epoca. E' la magia del grande artigianato e designer non più riproducibile ai nostri tempi. Oggi abbiamo le cose "fatte a stampo", molto più economiche ma spesso senz'anima...questa è l'industrializzazione, parecchio "democratica" ma priva dell'unicità dell'epoca. L'unione fra tecnologia e fantasia dell'Art Nouveau è stato l'ultimo tuffo nelle specificità dei manufatti. Era il loro modo di vedere un futuro che ancora esaltava le capacità. ;o)

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