martedì 25 luglio 2017

Studenti: lezioni pratiche



L'alternanza scuola-lavoro è il programma che gli studenti dell'ultimo triennio delle superiori svolgono "sul campo" per iniziare a conoscere il mondo del lavoro.
Nel 2015-2016 vi hanno partecipato 652.000 studenti e nel prossimo anno scolastico ne sono stimati circa 1milione e mezzo. Al programma partecipano 5.000 istituti in tutta Italia che inseriscono gli studenti  in multinazionali o piccole attività artigianali coinvolgendoli in attività di ristorazione e volontariato, assistenza fiscale ai Caf dei sindacati, biblioteche pubbliche, come guida turistica, ecc.
Alcuni ragazzi ritengono l'esperienza positiva, altri sono stati assunti con contratti di apprendistato, per molti non è stata un'esperienza soddisfacente: le scuole erano impreparate al progetto e molti progetti si basano solo sulla buona volontà degli insegnanti che contattano gli imprenditori e le associazioni del territorio facendo accordi. Se nella zona ci sono poche imprese, gli studenti arrivano a spendere 300 euro di trasporti per raggiungere i luoghi anche a 60 km da casa, alcuni non ricevono alcuna mansione e altri devono distribuire volantini invece di essere impiegati nella conoscenza del loro lavoro futuro, il risultato è che il 57% degli studenti ha ritenuto questa esperienza non coerente con gli studi e il 37% si è sobbarcato spese extra. Il ministero finora non ha contribuito al finanziamento ma pare ci siano 140milioni di fondi europei da spendere. Ma i tempi ancora non si conoscono.
L'alternanza scuola-lavoro è diventata obbligatoria nel 2015 (la cosiddetta Buona scuola), le aziende, le associazioni sportive e di volontariato, gli enti culturali e gli ordini professionali devono unire formazione teorica e attività pratica. Le ore previste sono 400 per gli istituti tecnici e 200 per i licei, anche fuori dall'orario scolastico e durante le vacanze. La Buona scuola dura 3 anni ed è diversa dall'apprendistato perchè ha una finalità formativa e non è un contratto di lavoro. Lo studente può usare badge aziendali e ha diritto alla copertura Inail, ma non può essere impiegato in orari notturni nè pagato. Le famiglie non dovrebbero pagare nulla e gli studenti dovrebbero godere di rimborsi per i trasporti o di buoni pasto, ma solo se l'ente ospitante li offre o se lo stanziamento dato dallo Stato li copre. Un caso che si è verificato molto raramente.

2 commenti:

  1. Se e' quella formazione che io penso ... e' un vero fallimento :o) I ragazzi sono coperti da assicurazione ... ma in teoria dovrebbero far esperienza ma non sanno lavorare ... non vengono pagati ;o) Per il ragazzo potrebbe essere un primo accenno di esperienza pratica della vita lavorativa ... per chi li ospita sono una 'rogna' (diciamolo chiaramente) ahahah :o) Soprattutto nelle piccole imprese artigiane il problema, credo, si fa' sentire maggiormente perche' ti 'accollano' questa presenza che tu da privato devi seguire e formare :o) Nessuno si fida a farli lavorare perche' non lo sanno fare e nessuno, soprattutto in questi tempi di magra in cui si ha poco personale e bisogna correre, ha il tempo di mettersi li' e spiegargli le cose senza poi riceverne nessun beneficio :oD Secondo me, e ti parlo per esperienza gia' vissuta, dovrebbero essere accompagnati da un insegnante il quale dovrebbe spiegarli cosa accade nella ditta e aiutarlo a fare qualcosina ... non si puo' scaricare sui privati un 'ciondolo' improduttivo che oltretutto devi controllare affinche' non ti faccia danni ahahah :o) Sto sistema fa' schifi si si si ... e chi li vuole? giammaiiiiiiii! :oD

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  2. @ ZeN: In effetti non si possono obbligare i privati ad accogliere gli studenti...tolti gli scoglionati, anche quelli che son svegli e vogliono darsi da fare, possono essere d' "intralcio" ai ritmi di un'azienda in quanto bisognosi di un tutor...ma alcune aziende li accettano. Il punto è che, come al solito, non c'è un'organizzazione decente alle spalle e i costi non devono assolutamente gravare sulle famiglie. :o(

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