Città di circa 68.000 abitanti, l'area in cui sorge (nel IV secolo a.C.) era abitata dal popolo bruzio che qui eressero la loro capitale, Cosentia, che si sviluppò rapidamente soggiogando quasi tutte le città della Magna Grecia. Sottomessa da Roma, fu una delle sue stazioni. Fu sotto i Longobardi (VIII-IX secolo) e poi passò ai Bizantini. Violentemente contesa da Saraceni e Longobardi, distrutta e riedificata nel 988, si ribellò ai Normanni senza alcun risultato e successivamente divenne ducato degli Svevi. Durante il periodo angioino fu teatro di un diffuso brigantaggio e di un profondo periodo di miseria. Un secolo dopo risiedettero al castello Luigi III d'Angiò con la moglie che diedero alla città il titolo di centro del Ducato di Calabria. Con la conquista degli Spagnoli divenne uno dei centri più vivi della cultura meridionale. Seguirono le dominazioni austriache e la guerra fra i Borbone e l'Impero francese.
Il suo centro storico raccoglie edifici monumentali, palazzi padronali e un dedalo di viuzze che si snodano fra le case, chiese, conventi e piazze.
Il Duomo (Cattedrale di Santa Maria Assunta, del 1100), riconosciuto dall'UNESCO "Testimone di cultura e di pace", ha il tiburio del XIX secolo. All'interno due cappelle barocche (XVII-XVIII secolo) e i mausolei di Enrico VII di Germania e di Isabella d'Aragona.
Il castello normanno-svevo (XI secolo), sul colle Pancrazio, conserva resti delle strutture sveva e angioina, con sale interne e il cortile scoperto.
A Palazzo Arnone ha sede la Galleria Nazionale (opere di vari pittori meridionali, l'icona della Madonna del Pilerio (protettrice di Cosenza) e la stauroteca, un reliquiario che contiene frammenti del legno della croce di Cristo).
Il Museo dei Brettii e degli Enotri conserva una vasta collezione archeologica della città e della provincia dal Paleolitico Superiore sino al III secolo d.C..
Il Teatro di Tradizione Alfonso Rendano (1909) è in stile neoclassico con decorazioni pittoriche e a stucco.
Fra le ville, Villa Salfi (dell'Ottocento, in stile neoclassico con influssi pompeiani) e Villa Rendano (1891, con gli interni ornati di pitture e stucchi della tradizione napoletana dell'Ottocento). Molte le architetture civili del Novecento.
Fra gli edifici religiosi, San Giovanni Battista (X secolo); chiesa, convento e chiostro di San Francesco d'Assisi (XIII secolo); chiesa e complesso monumentale di Sant'Agostino (XV secolo); chiesa, convento e chiostro di San Francesco di Paola (1444, nella grotta dietro all'edificio si trova la dimora del santo). Del XVI secolo la chiesa e il convento del Santissimo Crocifisso (o della Riforma), la chiesa della Madonna del Carmine, quella di San Domenico, la chiesa e il convento della Cappuccinelle, il convento di Santa Maria delle Vergini e la chiesa del Santissimo Salvatore. Del XVII secolo il Convento dei Carmelitani Scalzi, il Palazzo Arcivescovile e il Convento delle Suore Minime della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo.
In Piazzetta Antonio Toscano si trova la più grande area archeologica cittadina, risalente al IV-III secolo a.C., quando Cosenza era capitale dei Bruzi. Del periodo romano una domus con pavimenti in mosaico e pareti decorate.
Fra le aree verdi, Villa Vecchia (giardino comunale nel centro storico con statue e fontane) e il Parco Nazionale della Sila (insieme a Catanzaro e Crotone, che custodisce uno dei più significativi sistemi di biodiversità. Il suo simbolo è il lupo, che dal 1970 è protetto).
Fra i musei, Museo all'aperto Bilotti (MAB, isola pedonale nella città che accoglie una galleria d'arte all'aperto di sculture di artisti di calibro internazionale); Museo delle Rimembranze; Museo Diocesano e Museo delle Arti e dei Mestieri.
La cucina cosentina è semplice e fantasiosa, influenzata da Greci e Romani, fino agli Spagnoli. I sapori sono forti, tipici della tradizione contadina calabrese, come i cuddrurieddri (ciambelle fritte salate preparate per la festa dell'Immacolata e per Natale, mangiati caldi con salumi, formaggi e vino rosso locale). I piatti sono tantissimi, ne citerò solo alcuni: pasta e patate al forno alla cosentina (cotta a crudo con tutti gli ingredienti: penne, patate, sugo, parmigiano grattugiato, aglio, origano e sale); le lagane e ciciari (tagliatelle fatte in casa senza uova con i ceci, condite con un soffritto di aglio, olio e peperoncino); la lasagna al forno è preparata con la salsiccia locale, il caciocavallo silano, soppressata e polpettine di carne fritte; il primo tradizionale di pesce sono gli spaghetti con le acciughe sotto sale, mollica di pane fritta e peperoncino; fra i secondi, il soffritto alla cosentina (maiale, pomodoro, alloro, aglio e aceto); ottimo il baccalà fritto. Fra i dolci, nel periodo natalizio i turdidori (gnocco fritto dolce fatto con farina e anice, ricoperto con miele di fichi); le chinuliddre (dolce fritto ripieno di mostarda d'uva o cioccolata); per San Giuseppe, le corone fritte o zeppole (ciambelle decorate con crema pasticcera e amarena sciroppata); i mostaccioli (a base di miele, mosto cotto, mandorle e farina). Il dolce più tipico è la valchiglia, che risale al 1300, preparato dalle Carmelitane Scalze. E' a base di mandorle, zucchero e cioccolato. Ancor oggi ha una tipica forma a barca. In sostanza è una morbida frolla che racchiude un ripieno di farina di mandorle e zucchero, ricoperta con uno strato di cioccolato fondente.
Tra i vini, il Donnici Doc (rosso, rosso novello, rosso riserva, bianco e rosato) e i vini "Terre di Cosenza" Dop. Sono Dop anche i fichi e l'olio d'oliva Bruzio.
A livello turistico, le localita' ubicate si' in Calabria ma lontano da mare, sono molto penalizzate :o( Peccato per il centro storico lasciato cosi' alla sua sorte se no, per il resto, si vede la voglia di conservare le cose antiche e di mostrarle ai turisti. Alcune zone d'Italia hanno secoli alle spalle di richiami turistici, altre no e, purtroppo per loro, la strada e' piu' faticosa e il 'riassetto' totale piu' lungo e costoso. Quelle ciambelle hanno un ottimo aspetto :oP
RispondiEliminaecco, questa volta parto dall'ultimo video, quello gastronomico...mi piace un sacco. la cucina semplice di questo tipo anche se fritta mi piace nu' sacco....avevo un ex cognato calabrese una volta, che ci aveva fatto assaggiare le bontà calabresi.. piccanti da morire ma buone. anche i dolci sembrano ottimi. insomma Cosenza oltre alla sua invidiabile storia possiede anche una cucina all'altezza della sua nomea storica.
RispondiElimina@ ZeN: Quelle ciambelle le faceva la mia ex suocera. Ottimissima cuoca, dall'anima nera. :o/
RispondiElimina@ Laraz: I piatti sono tantissimi, molto buoni tutti i fritti. Il "segreto" per avere ciambelle soffici è unire all'impasto patate lessate fatte a purè. ;o)
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