Sempre in provincia di Cadiz, Arcos de la Frontera è il più conosciuto dei "pueblos blancos", i famosi paesi bianchi situati sulla Sierra di Cadice e nella Serranìa de Ronda. Arcos è una cittadina che ha mantenuto nel suo centro storico, arroccato in cima a dirupi vertiginosi che dominano il Rio Guadalete, tutto il suo fascino e il romanticismo.
La leggenda la vuola fondata da Brigo, un nipote di Noè, dopo il Diluvio. La sua posizione e la sua imprendibilità attirarono l'interesse di tutti i popoli che si successero in Andalusia: Tartesi, Fenici, Romani e musulmani. Il suo nome deriva dal nome romano Arx-Arcis (castello arroccato in alto), divenuto poi Medina-Arkos. Coi Musulmani, nell'XI secolo, conobbe un notevole sviluppo, "de la Frontera" venne aggiunto nel XIII secolo, perchè frontiera tra il mondo musulmano e quello cristiano.
I paesini sulle montagne della provincia di Cadice, chiamati paesi bianchi, hanno in comune l'aspetto affascinante delle stradine strette dai muri imbiancati a calce, ma sono anche stati avanguardie lungo la frontiera che separava il regno di Castiglia da quello di Granada, cioè il mondo cristiano da quello musulmano.
A febbraio Arcos festeggia il Carnevale, poi la Semana Santa, con la fanfara comunale che accompagna quasi tutte le processioni al suono di marce funebri. E' terra di flamenco e di "toros bravos". Alla fine della Semana Santa e alla Feria de San Miguel (fine settembre) viene lasciato libero un gruppo di toros bravos in centro.
Dovunque impressiona l'aspetto marstoso delle numerose dimore o casas-palacios dell'aristocrazia locale, del XV e XVIII secolo. Il Palacio del Conde del Aguila è il più antico (XV secolo), con un'armoniosa facciata in gotico-mudejar.
Da ricordare anche il Palacio del Marqués de Torresoto, barocco, del XVIII secolo, e il Palacio del Mayorazgo (XVII secolo), rinascimentale. Plaza del Cabildo è circondata da monumenti storici: la Casa del Corregidor (palazzo rinascimentale del XVI secolo); dietro al municipio c'è il Castillo (XI secolo); in fondo alla piazza si trova il Balcòn de Arcos, il belvedere, con un'eccezionale vista sulle gole e la campagna; all'estremità opposta si erge l'Iglesia de Santa Maria de la Asuncion (inizio XVI secolo), costruita su un'antica moschea con la facciata in stile plateresco. L'edificio più interessante però è l'Iglesia de San Pedro, costruita nel XIV secolo sulle rovine di un'antica fortezza musulmana, la facciata barocca è del XVIII secolo. All'interno si fondono armoniosamente lo stile rinascimentale e quello barocco. Il retablo dell'altare maggiore è fra i più antichi dell'Andalusia (1542).
Iglesia de San Pedro
Ecco questo e' il primo posto dell'Andalusia che non mi piace tanto ... a parita' preferisco l'altro paese senza strade asfaltate. Se e' vero che li' per li' e' piacevole questo bianco che contrasta i monumenti lasciati 'nature' ... poi guardandolo meglio ... non me piace :o( Da percorrere solo in macchina perche' a piedi ho visto certe salite da lingua di fuori (e qua' e' caldo eh), e non credo che gli autobus pubblici riescano a passare in questa ragnatela di vicoli strettissimi. Questa non e' la patria del flamenco e del toros, questo e' il paradiso dei fabbri! Se ci fai caso ogni porta, finestra, balcone, ha le sue belle grate! Anche ai piani superiori eh! Stretto, bianco e 'ferrato' ... me pare un enorme carcere ... ecco ... mo' l'ho detto :o(
RispondiElimina@ ZeN: E' solo una questione di gusti. Le sbarre credo derivino dalla presenza musulmana, difatti i giardini e i patii sono nascosti alla vista. Le strade sono strette per questioni anche di caldo (così si rimane all'ombra). I pueblos blancos sono tipici della zona e parte della storia! :o)
RispondiEliminaho poco da aggiungere in merito a questi incantevoli luoghi.solo da andarci.
RispondiElimina@ Laraz: Ne ho visti da lontano...ma mi sono riproposta una visitina in futuro... ;o)
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