giovedì 4 aprile 2013

Avo




Made in Friuli. Mio padre. Ombra sfuggente che abitava la casa quando noi figli non c'eravamo o quando dormivamo. O dormiva lui.
Non si corre, non si parla ad alta voce, tutto dev'essere quieto e silenzioso. 
Di lui rimaneva nell'aria il profumo Victor, che lui si spruzzava con la peretta prima di uscire. In abbondanza. E l'odore delle sigarette Stop senza filtro, accuratamente inserite nel bocchino. 
Mia madre gli correva dietro per spazzolargli la giacca, il cappotto, e qualsiasi cosa avesse addosso, quando usciva.
Eppure c'era. Si vedeva dagli acquisti compulsivi che faceva ogni tanto. Erano vere occasioni. Diceva.
In banca, dove lavorava, c'erano gli "esperti". Chi amava la pittura, chi la tecnologia, chi il giardinaggio, chi la biancheria per la casa, chi i gioielli...
Ogni tanto gli prendeva la frenesia degli acquisti, ma non andava nei negozi come tutti, no. Lui si faceva prendere le cose dagli "esperti", oppure acquistava dai fallimenti.
Così entravano in casa le cose più disparate, in numero esagerato e di dubbissimo gusto. I miei genitori e mio fratello non hanno mai posseduto il senso estetico, a loro l'accostamento dei colori fa un baffo, l'importante era pagare poco e riempire quello che è vuoto. Non gli passava per la testa che si può arredare con un minimo di decenza senza spendere un patrimonio...
Quindi la mia casa era un deposito raffazzonato di mobili che si cazzottavano fra loro (divanetto di velluto color oro... orologi a pendolo dappertutto che quando suonavano pareva d'essere sotto il duomo...). 
Ah! C'era pure quello a cucù.
Fra le paccottiglie entrate nella magione, famosi sono stati i "mobili" da giardino. Mio padre li prese a un fallimento. Erano tutti in cemento granuloso. Due "tavoli" a forma di fungo, uno col piano dipinto di rosso e uno verde. Le "sedie" erano quattro funghetti in tinta. Per spostarli bisognava essere in due. Per i tavoli ci voleva un trattore. Per completare la location prese un pozzo finto, varie statue in cemento e qualche "mascherone" in cotto. Erano così improbabili che la signora del quarto piano ha chiesto chi aveva scelto l'arredo. Mia madre, che poi non è poi così cretina, ha capito al volo. Ha detto che li avevamo scelti noi bambini. Sono offesa anche adesso, dopo quarant'anni e più.
Poi c'è stata l'ondata dei tovagliati e affini. Ci sono arrivate un sacco di tovaglie e strofinacci che andavano guardati con gli occhiali da sole.  
Ma l'opera più significativa erano le cartine Rico. Mio padre ne comperò 4 o 5. Erano cartine geografiche dell'Italia in plastica molto grandi, con le montagne a rilievo. Siccome non poteva appenderle in casa, le fece attaccare nell'androne dove, quando si apriva il grande cancello d'ingresso, sventolavano e sbatacchiavano facendo gran rumore. Penso eravamo gli unici a Firenze ad avere ben presente com'era fatta l'Italia e a maledire il fracasso che facevano. Fortuna fu che durarono poco. Alle volte amo il vento. 
Ah! Con le cartine acquistò anche un mappamondo in plastica con la luce dentro. 
Meno male che non ha trovato tutto il sistema solare...
        

4 commenti:

  1. Anche se il post dovrebbe esser 'serio', ridacchio sotto i baffi perche' ho nelle orecchie il tuo modo simpatico di raccontare le cose e di sdrammatizzarle :o) Penso che nessuno sapra' mai se quegli 'acquisti compulsivi' erano fini a se stessi o se celavano un suo modo di essere presente a casa :o)

    RispondiElimina
  2. @ ZeN: E invece noi lo sapemo. Se avesse voluto essere presente in famiglia avrebbe potuto farlo benissimo. Ricordiamo che gli orari dei dirigenti non sono ferrei, lui poteva lavorare a qualsiasi ora e giorno dell'anno, sabato e domenica compresi. Ma non era obbligatorio!
    Ho sempre pensato che lui era un single convinto ma che, all'epoca, un bancario in carriera "doveva" avere una famiglia altrimenti avrebbe dato adito a chiacchiere spiacevoli. Eseguite le formalità necessarie, si è dedicato a quello che gli piaceva. E ci metto un punto, che non era solo il lavoro...
    Gli acquisti compulsivi gli spezzavano la routine, forse era un modo per gratificare alcuni sottoposti o credeva di fare grossi affari. Della casa e della famiglia, a quel che ho visto, non gli importava granchè. ;o)

    RispondiElimina
  3. o forse amava comprare dai suoi sottoposti, era una doppia goduria.

    RispondiElimina
  4. @ Laraz: Non comperava direttamente da loro. Capitava che qualcuno comperava per sè e gli chiedeva se voleva qualcosa anche lui...era un uomo molto apprezzato e anche molto temuto. Non transigeva su nulla, ma aiutava chi meritava nella carriera. Il bastone e la carota, insomma. ;o)

    RispondiElimina