sabato 29 agosto 2009

Le isole che non ci sono

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Erano sei piccole perle dell'arcipelago Carteret, a 62 miglia marine a Nordest di Bougainville, territorio della Nuova Guinea. Nei prossimi dieci anni di loro resteranno solo le foto e la possibilità di vederle col sommergibile.
I suoi 1200 abitanti passeranno alla storia col titolo di primi profughi del riscaldamento globale e della crescita del livello dei mari.
Tra i paradisi naufraghi ci sono anche due gruppi di isole del Sud del Pacifico: Kiribati e Tuvalu. Si calcola che, entro il 2050, 200milioni di persone saranno costrette a cambiare indirizzo.
Le Carteret saranno le prime isole a scomparire. E' un universo vergine, giovane e già in fase terminale. Non esiste un piano nè di salvataggio nè di evacuazione per gli abitanti. In attesa di un aiuto esterno si consuma la fine. Gli indigeni, per contrastare la situazione, hanno tirato su barricate di corallo e conchiglie giganti, un muro di gusci impacchettati dal filo spinato.
I flussi e riflussi delle maree sono impazziti negli ultimi 30 anni. Il governo della Provincia Autonoma di Bougainville prevede il trasloco di 40 famiglie all'anno, per i prossimi 12 anni, a partire dal 2010, ma la gente non ci crede e non si fida. Non c'è la terra.
Per alimentarsi hanno solo il pesce, il governo ogni tanto manda un insufficiente cargo di riso.
I bambini costruiscono aquiloni coi preservativi distribuiti dal governo e banditi dalla chiesa. A Bougainville avranno giocattoli e fucili e giochi elettronici e tante inutili cianfrusaglie. I giovani sono molto felici di andarsene da lì.
L'atollo fu scoperto dal navigatore inglese Philip Carteret nel 1767. All'epoca ci abitavano da almeno mille anni i melanesiani. Per secoli vissero in perfetta simbiosi con il mare. Alla fine dell'Ottocento arrivarono i missionari cristiani con le loro chiese e le loro tombe. Fino ad allora i melanesiani spargevano le loro ossa in pieno oceano, in un sepolcro marino chiamato Halagi, con una sobria cerimonia che culminava col defunto dato ai pesci con un bel carico di pietre.
Le tombe cristiane lì sono semplici: una lastra di lamiera al posto della lapide e una pianta d'ibisco a mò di croce. Sono avvolte in reti di metallo per impedire che l'oceano si porti via i propri cari.
Il più grande rimpianto sarà la perdita delle Sisani, case segrete, luoghi magici dei maschi, le capanne tabù delle stregonerie e delle preghiere, dove gli anziani comunicano con gli dei attraverso gli antenati, dove moltissimi bambini sono diventati uomini. C'è il rituale dell'iniziazione. I ragazzi di 12, 13 anni vengono portatio nelle case segrete e vi trascorrono tre mesi di intense lezioni. Gli anziani insegnano loro a dimentocarsi dei genitori, a diventare sè stessi, a sopravvivere da soli, a vivere con onore. Queste cose servirebbero urgentemente ad altri maschi di altre lontane latitudini, casomai in Italia.
Il capo di Piul possiede l'esatta misura della perdita: "L'isola siamo noi, siamo noi che andiamo a fondo. Sono stato a Sidney. Erano tutto soldi, soldi, soldi. La gente lì vuole di più, di più, di più. Più soldi per comprarsi le cose e nessun tempo per godersi ciò che si ha".
"SII UOMO, CONQUISTA LA TUA INDIPENDENZA, COSTRUISCI LA TUA CAPANNA, SCOLPISCI LA TUA CANOA, CON LEALTA' E GENTILEZZA, QUESTI SONO I NOSTRI VALORI".


2 commenti:

  1. non pensiamo che il problema interessi solo loro e che tutto sommato sono lontani........ :o(

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  2. @ ZENITeNADIR: No. Pur avendo tecnologie che ci permettono di vedere quello che succede in tutto il mondo, la mente umana sa vedere solo ad un palmo dal suo naso. :o(

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