Esprimere la propria vita interiore è un'esigenza umana primordiale. Nella notte dei tempi l'uomo lasciò traccia di sè con graffiti incisi nella roccia, ogni bambino trova sfogo nel disegno e nell'adulto sfocia nei comuni scarabocchi e nella grafia.
Nell'uomo ogni atto è comunicazione, l'uomo esprime con tutto il suo essere ciò che la parola da sola non può comunicare. Quando parliamo con qualcuno basta uno sguardo, un sorriso, il modo di inclinare la testa e il significato di ciò che stiamo dicendo cambia.
Ugualmente, quando scriviamo, anche il segno lasciato sul foglio o il movimento fatto dalla mano possono rivelare preziose informazioni sulla nostra personalità e sul nostro benessere, al di là dei contenuti che stiamo comunicando: il nostro umore, l'emotività, l'angoscia.
A scuola ci insegnano a scrivere da sinistra verso destra, astare sulle righe, fare le maiuscole allungandole fino al rigo superiore. Accanto a questo apprendimento avviene un altro fenomeno slegato da ciò che impariamo, che ha a che fare con le emozioni e che sfugge al controllo razionale, soprattutto nei momenti di disagio: attraverso la mano il cervello scrive e si racconta.
Le lettere, i puntini sulle "i" assumono un significato simbolico che lo specialista può decodificare per comprendere se una persona è riflessiva o titubante, se è ordinata o meno, autoritaria o sottomessa, osservatrice o ingenua.
Non esiste una grafia uguale all'altra. Alcuni la modificano nel corso della vita. I tratti lievi si alternano a quelli profondi, sono questi gli elementi che permettono al grafologo di interpretare il simbolismo da cui traspare la personalità.
Un timido scrive con un andamento tentennante, con lettere piccole e distanziate, tracciate con poca pressione. Un leale scrive con grafia piccola, ritmata, proporzionata, senza spigolosità nè abbellimenti inutili, oppure grande e armonica. La scrittura spigolosa, con poco spazio fra le lettere, con i trattini delle "t" prolungati eccessivamente, rivelano una persona invidiosa.
In Italia la grafologia stenta a essere riconosciuta come strumento di indagine in campo medico, legale, professionale, psicologico.
La scrittura costituisce un test di personalità notevole: ci segue tutta la vita, modificandosi, adattandosi e registrando i nostri malesseri con grande precisione.
L'uso intenso del computer ha prodotto un aumento di disgrafie e di errori dovuti allo scarso uso della penna.
La grafologia è molto usata nel mondo professionale: sempre più aziende, in Italia e all'estero, chiedono ai candidati di presentarsi ai colloqui di selezione con un curriculum manoscritto.
Freud diceva: "Nessun essere umano può conservare un segreto. Se le labbra tacciono, chiacchierano le punte delle sue dita."
e' un argomento molto interessante! non prenderei per buona la grafia fatta a scuola, la' vige la moda...ricordo che andava molto fare i pallini al posto dei puntini delle i. a chi non venivano naturamente si sforzava e ricorreggeva lo scritto per non essere out! ;o)
RispondiElimina@ ZENITeNADIR: E' molto interessante, sì. Poco usata, ma utilissima.
RispondiEliminaI pallini sulle "i"?
Alla mia epoca usava rovesciare le "m" e le "n": ci ho fatto uno studio, ricordo...