(Da: http://utazas-nyaralas.info)
Ancora a settembre l'Islanda era una leggenda nordica, un Paese modello e una micro-potenza finanziaria: 300mila abitanti, 4 banche, 3 compagnie aeree, 0,5% di disoccupazione, eletta dall'Onu "nazione ideale in cui vivere", considerando il reddito medio e l'istruzione. Poi, la notte tra il 5 e il 6 ottobre, si è capovolta. 100mila abitanti adesso potrebbero emigrare, le banche sono state nazionalizzate, la disoccupazione sta crescendo, la moneta locale ha dimezzato il suo valore al cambio, il debito pubblico ha superato il prodotto interno lordo, un fardello che pesa 200mila euro per abitante, bambini inclusi. Il Natale scorso è stato ad alta tensione e basso voltaggio: negozi semideserti, la gente a casa col gruzzolo che ha ritirato dalle banche diventate inaffidabili. Che cosa è accaduto? Due uomini con lo stesso cognome, Asgeir, padre e figlio, possedevano mezzo Paese: un giornale, una banca, la catena di supermercati col logo del maialino triste, e una squadra di calcio in Inghilterra. Gli Asgeir raccoglievano soldi all'estero offrendo tassi superiori, incameravano e spendevano. L'Islanda era il forziere dell'Europa del Nord, le sue banche prendevano da tutti e a tutti davano, con interessi superiori. E i loro soldi diventavano mutui per gli abitanti di Reykjavik: chiunque volesse comprare una casa riceveva finanziamenti al 100%, una cuccagna col verme dentro: il prestito era in valuta estera e sia il capitale che gli interessi erano indicizzati, seguendo l'inflazione. Un usuraio sarebbe stato più conveniente, vista l'inflazione.
Le proposte sono tante, per uscire dalla situazione: adottare l'euro, entrare in Europa, annettersi alla Norvegia, tassare le visite ai geyser, dare il potere alle donne, che non fanno gli stessi casini.
C'è chi trova risvolti positivi alla cosa: non hanno più nulla da perdere perchè la ricchezza li aveva resi avidi e rudi, si erano dimenticati chi erano. Sono finiti i tempi in cui si pretendeva di spiegare ogni cosa con le leggi dell'economia e governare la società seguendo il libero mercato. Il giocattolo si è rotto e non si può riparare. Ha distrutto una generazione. E' un'occasione per ricominciare daccapo e curare i loro difetti.
speriamo che la questione si risolva. speculare e portare alla fame una nazione, pur piccola che sia, e' una cosa bruttissima. ecco :o(
RispondiElimina@ ZENITeNADIR: Se gli islandesi non si sono troppo imbolsiti, credo ce la facciano. :o)
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