In provincia di Rieti, Orvinio conta 427 abitanti nel borgo, si trova a 840 metri sul mare e dista 44 km da Rieti, 60 da L'Aquila e 65 da Roma.
Nel IX secolo si chiamava Canemorto, l'epiteto con cui erano chiamati i nemici arabi poi sconfitti da Carlo Magno. Appartenne per molto tempo ai frati Benedettini, nel XV secolo gli Orsini (che dominano il territorio) costruiscono un palazzo signorile, il Granarone. Il piccolo villaggio inizia a svilupparsi nel XVI secolo grazie allo spopolamento di due borghi vicini, passa poi alla famiglia ducale dei Muti che costruisce la Rocca. Nel 1632 è dei Borghese che lo tengono per due secoli e nell'Ottocento ristrutturano il Castello. Solo nel 1863 muta il nome in Orvinio.
Orvinio è il borgo sabino più alto del Parco dei Monti Lucretili e ha dato i natali e ospitato numerosi personaggi dell'arte. La chiesa di Santa Maria dei Raccomandati risale al XVI secolo, quella di San Giacomo al 1612, su disegno di Gian Lorenzo Bernini. Qui nacque il pittore Vincenzo Manenti che ha lasciato numerosi dipinti nelle sue chiese compresa la chiesa di Santa Maria di Vallebona (1643), a 2 km dal borgo.
Nel centro storico rimangono tratti della cinta muraria con torri di difesa e alcune strutture residenziali rinascimentali. Il castello forse sorse intorno al Mille, ingrandito dagli Orsini nel Cinquecento, con rimaneggiamenti recenti.
Prodotto tipico è la patata, ottimi il miele e il farro.
Piatti del luogo il polentone e i cercamariti, poi le sagne all'aglione o ai funghi porcini, le specialità alla brace, la pizza-pane e la cicoria di campo.
:o) Bellissimo borghettino di montagna si si si! Mi e' piaciuta la sua struttura urbana con le mura a protezione, le strade abbastanza ariose e molto in piano ;o) Per essere cosi' piccolo ha molte chiese e monumenti antichi e si puo' vantare di aver dato i natali, o aver ospitato, molti artisti. Sono contenta che abbia ripreso il suo antico nome perche' ... canemorto non se po' proprio senti' :o( La sua cucina rispecchia la 'poverta' dei prodotti locali che pero' furono ben lavorati ... peccato per i vitigni e ancora piu' peccato che nessuno abbia voglia di produrre un vino locale. Bel posticino si si si :o)
RispondiElimina@ ZeN: E' dura per questi borghi..., alcuni riescono a ridargli vita inserendoli in circuiti artistici o dello slow food o architettonico-medievali. L'agricoltura a queste altezze è di sussistenza, in genere, il pastore non lo fa quasi nessuno. Come sopravvivono? L'isolamento conserva meravigliosamente l'antica cultura. Bisognerebbe che questa cultura sia riconosciuta come un valore. :o)
RispondiElimina