venerdì 28 ottobre 2016

La rabbia


La poetessa greca Saffo suggeriva, più di 2000 anni fa, "Quando l'ira si diffonde nel petto, tieni a freno la lingua che abbaia al vento".
La rabbia è l'emozione che ci coglie quando qualcosa non va come vorremmo spingendoci a dire o fare cose di cui potremmo pentirci.
La rabbia è una cosa preziosa, ci aiuta a perseguire i nostri obiettivi, a difendere i valori in cui crediamo. Ma bisogna saperla dosare.
La rabbia è una delle emozioni primarie, presenti fin dalla nascita. E' una reazione di difesa istintiva, quando ci arrabbiamo il nostro organismo subisce una trasformazione animale, si intensificano il battito cardiaco e la respirazione, l'intestino si blocca e aumenta l'afflusso di sangue al collo e alla testa. E' pericoloso reprimere questa emozione, se proviamo rancore, per esempio, potremmo soffrire di insonnia, gastriti, ulcere, dermatiti, dolori muscolari o ipertensione.
La rabbia tende a farci diventare violenti e poco lucidi e non va fatta sfogare in modo incontrollato, se saputa dominare si trasforma nella capacità di sostenere le nostre ragioni in modo fermo ed efficace.
Le grandi arrabbiature richiedono un pò di distanza e di silenzio per far sbollire l'emozione, ripensare all'accaduto e cercare di comprendere le ragioni dell'altro. Sbollita, si può affrontare l'interlocutore per cercare di sanare la situazione. Se l'interlocutore si nega, o gli si lascia un pò di tempo per riflettere o si affidano i propri pensieri per scritto mettendo in conto del rischio di essere fraintesi e ricominciare a litigare.
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Raramente cedo alla rabbia, succede sempre e regolarmente per gli stessissimi motivi. Spesso riesco a inghiottirla ma quando esce non c'è santo che tenga.
In genere me ne sbatto dei conoscenti, la rabbia mi esce con chi ho un rapporto più profondo o con chi penso sia una persona affidabile che poi si rivela completamente diversa. E' più una rabbia rivolta verso di me, che non ho saputo (o voluto) cogliere le sfumature che avrebbero dovuto allarmarmi. In questo caso avrei alzato i muri di difesa.
C'è da dire che ho ingoiato pesanti "rospi" fin da piccolissima. Arrabbiata, delusa, frustrata, ignorata, me la sono ingollata e ho continuato a esistere. Troppi gli anni di resistenza, troppi i nervi a fior di pelle tenuti a bada. Ho vissuto nella resistenza psicologica resistendo alla ribellione aperta, cercando di aggiustare e "mettere le toppe" alle cose che non andavano. Non va bene "mettere le toppe", non servono a nulla. Dovevano esserci comportamenti diversi e più rispettosi. Quindi la rabbia che ho adesso mi va bene, mi fa sentire viva e soprattutto mi dà voce. So contenerla, ma ho bisogno di lunghi periodi per smaltirla. Ma basterebbe molto meno. Casomai riconoscere che è stato fatto un errore. Ma riconoscere i propri errori non è di questo mondo. Così son sempre io la "colpevole", come se dovessi sempre prendermi carico degli sbagli altrui.
 

2 commenti:

  1. La rabbia deve uscire dal nostro corpo ma deve farlo in maniera non violenta :o) Se si tiene dentro ci fa' male ma darle libero sfogo e arbitrio puo' essere pericoloso. La si puo' paragonare a un rubinetto (m'e' venuta cosi' eh) da cui esce l'aqua controllandone la pressione :o) Un litigio a volte puo' farci sbollire ma la soluzione deve essere sempre verbale e mai manesca ;o) Altra cosa chi e' in preda a rabbia furiosa poiche' si trasforma in patologia :o( Un sano litigio puo' farci sbollire e non trasformare la rabbia in rancore :o(

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  2. @ ZeN: Concordo. Devo dire che detesto anche litigare ma alle volte è impossibile evitarlo. Vivo nell'utopica speranza della comprensione altrui che raramente arriva. La rabbia è l'espressione di un profondo disagio, giustamente va "pilotata" in modo che non diventi un'arma verso gli altri, ma solo un modo per difendersi. :o)

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