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Centro a 54 km da Chieti, nel suo territorio sorge l'abbazia di San Giovanni in Venere, situata su una collina sul mare. Risale al 1165 ed è in stile normanno e gotico. L'abbazia è composta da una basilica e dal monastero, entrambi del XIII secolo. La chiesa ha la tipica struttura delle basiliche cistercensi, il portale della Luna è tutto in marmo, con rilievi e materiali di recupero. Anche il portale delle Donne ha decorazioni marmoree, e il campanile è mozzato. Le bifore delle tre absidi, con affreschi del Duecento, sono di gusto arabeggiante, nella cripta ci sono colonne di epoca romana. Sotto l'ingresso principale c'è un locale ricavato nel Duecento dai resti dell'abside dell'antica chiesa paleocristiana. Del monastero originario rimangono tracce, rifatto e restaurato nel Rinascimento, il chiostro è stato in gran parte ricostruito nel Novecento. Il riferimento a Venere deriva da una tradizione che individua un tempio pagano sul luogo dell'attuale chiesa e anche dalla presenza (sotto l'abbazia) della cosiddetta fontana di Venere, fontana romana dove secondo una tradizione le donne si recavano ad attingere l'acqua se desideravano concepire un figlio. Oggi la fonte è in estremo degrado.
La prima espansione del monastero risale intorno all'anno Mille, i conti di Chieti donarono agli abati vasti terreni e diritti di pedaggio sul vicino Portus Veneris. L'abbazia fu sotto la protezione imperiale e nel 1060 fu fortificata per difendersi dall'avanzata dei Normanni. Il culmine del suo splendore fu durante il XII secolo quando fu ulteriormente ingrandita. Il monastero attuale è solo una piccola parte di quello che doveva essere nel 1200. Pare ospitasse stabilmente 80-120 monaci con aule studio, laboratori, una grande biblioteca, locali per gli amanuensi, due chiostri, un forno, un ambulatorio, stalle, ricoveri per i pellegrini, ecc.
L'abate, all'epoca, era il più grande feudatario ecclesiastico del Regno di Sicilia, possedeva gran parte dei territoti delle attuali province di Chieti e Pescara, inoltre aveva vasti possedimenti nelle regioni circostanti, da Ravenna fino a Benevento. In caso di guerra poteva fornire al re 95 cavalieri e 126 fanti armati, i suoi abati avevano dignità vescovile e non dipendevano dalle diocesi locali. Il declino iniziò nel Trecento, l'abbazia si impoverì, non riuscì più a pagare le imposte alla Curia romana fino a che, nel 1871, il Regno d'Italia confiscò il monastero e i suoi beni. Monumento nazionale, il suo degrado continuò per la scarsa manutenzione, i terremoti e i bombardamenti durante la II guerra mondiale. Dal 1954 vi si è stabilita una comunità di Padri Passionisti che da allora ne curano la manutenzione. E' citata nelle riviste dell'UNESCO.

Il complesso dell'Abbazia e' veramente bello :o) ... a pensarci bene fa' quasi senso sapere che proprio in quel punto gia' esisteva qualcosa di sacro per le genti piu' antiche :o) Il potere della Chiesa si e' fatto veramente sentire tant'e' che moltissimi monasteri, oltre che ad assomigliare a fortificazioni, possedevano terre e beni ... ehm ... penso che poco cambiava rispetto alle angherie che facevano i 'signorotti' laici ai propri sottoposti :o(
RispondiElimina@ ZeN: Esatto. Per questo credo che sia meglio credere a casa propria. Non è poi che la cosa sia cambiata molto ... :o/
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