domenica 24 aprile 2011

La Sindrome Rancorosa del Beneficato


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(Da: imageshack.us)



Un ingiustificato odio più o meno consapevole verso chi ci ha fatto del bene. Un comportamento assurdo che una psicoterapeuta ha chiamato "Sindrome Rancorosa del Beneficato". Lo spiega in un libro che ci insegna a riconoscerla e ad affrontarla: "Ingrati", di Maria Rita Parsi, edizioni Mondadori.
A chi non è capitato di aver fatto del bene a qualcuno e poi ne è stato ricambiato col tradimento, la calunnia, la persecuzione? Gli ingrati sono fango senza anima nè luce. Ma ci insegnano, sapendoli maneggiare e sapendo guardare in sè stessi, ad affrontare la vita, a trasformare l'aria velenosa che sprigionano in aria pura.
Hanno l'incapacità di accettare di aver ricevuto forza, energia, potere, bontà da qualcuno, una grande condizione d'invidia e frustrazione per aver chiesto, perchè il benefattore è stato testimone di una sua fragilità o impotenza. C'è chi pensa di essere stato usato come una specie di cavia dal benefattore, che così si poteva "beare" di aver fatto del bene, meritandosi alla fine la sua riconoscenza e reputando di aver contribuito alla sua fama di persona buona, quindi di non dovergli nulla. Poi c'è il beneficiato che diventa rancoroso quando il rapporto di dipendenza col benefattore si rompe e dopo aver preso e preso, il beneficiato pensa di essere stato usato, depauperato, messo da parte. Non solo non ringrazia, ma diventa anche persecutorio. L'ombra di questi sentimenti è in tutti noi. Di fronte alla persecuzione e alla calunnia bisogna reagire in maniera netta e dura, la distanza è indispensabile: bisogna fare le cose senza aspettarsi niente, senza mettere in conto un "rientro". Stare molto attenti a come si fanno i gesti generosi, e perchè. La facilità nel dare, il tanto, l'iper-tutela, sono dannose perchè metti il beneficiato in minoranza: o resterà dipendente (e non piace a nessuno) o negherà quello che l'altro ha fatto per lui. La condizione di necessità è dolorosa e frustrante.
I benefattori possono anche essere malvagi e crudeli, possono essere "buoni" per rinforzarsi, sentirsi potenti, aver bisogno (narcisisticamente) di pensare di essere gli unici in grado di sistemare le cose. Oppure possono essere ambiziosi o considerarsi "superiori".
In linea di massima non si è "buoni" per niente. Si è totalmente disinteressati solo quando l'obiettivo è il piacere del bene, la bellezza. Tutte le altre forme di generosità hanno una loro convenienza, dalla "bella figura" in giù.

"Non fare del bene se non sei pronto a sopportare il male che te ne verrà in cambio". Luis Bunuel

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Molti dicono "Fai del bene che poi ne riceverai il doppio". Logico è che se non fai mai del bene non avrai mai la possibilità di riceverlo. Quindi bisogna un pò "buttarsi" nel rischio che il tuo "bene" sia capito. Giusto non aspettarsi nulla, ancor più giusto è però almeno aspettarsi rispetto. Le persone che più mi detestano sono proprio quelle a cui ho dedicato molti anni della mia vita. Ho sempre pensato che bisogna aiutarsi, quando si può. Ma tutti i miei sforzi sono serviti solo a suscitare rancori. Vedevo nei gesti e negli occhi di queste persone la rabbia per aver "perso" la possibilità di chiedere, di aspettarsi la soluzione ai propri problemi e ai propri desideri. Mi vedevano unicamente come uno strumento per ottenere le "cose", mai come una persona con dei sentimenti e una dignità. L'ultima persona, poi, è arrivata al massimo: non esistevo proprio. Camminava davanti a me, per la strada, e io dietro da sola. Entravamo in un bar e ordinava solo per sè. Ero trasparente. Eppure spuntavo all'improvviso se c'era da fare qualche spesa, una moto nuova...un pc aggiornato...un par di balle...
Sì. Valutiamo molto bene le cose. Non aspettiamoci nulla, mai. Chi ci vuole bene non chiede: dà.
 

 

5 commenti:

  1.  calza a menadito il detto della nonna del mio ex barman:
    'Fai dei bene e poi ammazzalo'  si' sembrera' strano ma riflette la realta:
    -Fai del bene- bisogna sempre fare del bene a chi ne ha bisogno
    - e poi ammazzalo- dopo aver fatto del bene come al punto sopra, bisogna passare alla fase 2 'la copatura' (metaforico) ...... si' la nonna diceva che poi bisognava coparlo perche' sarebbe stato il primo a rendere una coltellata (metaforico) alle spalle  
     

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  2. @ ZENITeNADIR: Avevi un barman saggio! Oppure ci aveva provato e aveva "goduto" dei risultati...
    Al di là delle "seghe" che si può fare un beneficiato, trovo questi comportamenti aberranti. Se hai una dignità, non chiedi e ti arrangi. Se chiedi e ti viene dato, abbi almeno rispetto di chi ti dà. Nessuno pretende o si aspetta "ponti d'oro", ma certamente, se in buona fede, dà senza pentirsene, col cuore. Casomai convinto di far felice un'altro. Ma è una felicità che dura un battito di ciglia, e poi siamo punto e a capo. Casomai, dopo un pò ti sputa anche in faccia. E' un bruttissimo sentire, questo. Dovrebbero vergognarsi e basta.

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  3. Ho vissuto qualche episodio di ingratitudine.. uno eclatante.. ci sono rimasta male per un pò.. ma, ripensando al passato, non mi sono mai pentita di nulla.. Ho fatto ciò che andava fatto e mi spiace se la beneficiata in questione l'abbia vissuto male in quale modo.

    Mi spiace più che altro sapere, conoscendola che ci sta male molto più di me (perchè questa ingratitudine è causa di sofferenza per l'ingrato, insoddisfazione, inadeguatezza) e mi spiace che in pochi attimi, ciò che ha detto e fatto ha cancellato ogni affetto e pazienza da parte mia.
    Non la odio ma non la voglio più nella mia vita.. al punto da sperare sin da subito che non mi chiedesse scusa perchè non ho mai pensato di perdonarla.

    Infondo non ha nemmeno fatto nulla di gravissimo.. trovo solo abbia infierito, leggermente, ma con sadismo, in un momento in cui io stavo soffredno e ci ho letto invidia e cattiveria.. mai letta prima.. e mi sono chiesta in un attimo da quanto la covasse e da quanto aspettasse io stessi male per poter tirarla fuori.

    Così in un attimo ho deciso che meritavo non gratitudine, ma certo almeno il self control di trattenere il proprio rancore in un momento così delicato per me e se non ne era in grado.. era semplicemente il momento che spiccasse il volo da sola.. tanto più che la mia presenza probabilmente oramai era di troppo.

    Ti ho raccontato un pò i fatti miei solo per dire che, se fai per il piacere di fare, ed hai il giusto distacco.. ti puoi accorgere che il male che una persona così fa a te è nulla rispetto al male che fa a se stessa.

    Alla prossima ingratitudine sorridi e vai avanti.
    Devi rendere conto solo a te stessa e fregatene di ciò che è stato, Guarda al futuro con ottimismo. E risali sulla giostra :)

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  4. @ Fare del bene spesso non è una scelta consapevole, è un modo di essere. Chi ne è portato lo fa e basta. Perchè è necessario, perchè serve, perchè le viene chiesto. Perchè può farlo. Chi è stato empatico, come me, non ha potuto far altro che cercare di aiutare chi ne aveva bisogno, anche solo per togliersi dal cuore il peso dei disagi altrui. L'empatia ti carica della sofferenza degli altri, perchè la vivi come tua e, anche per egoismo, cerchi di risolverla, per poter stare di nuovo bene attraverso gli occhi degli altri. Nulla a che vedere col "ritorno"  nel senso affettivo o di gratitudine. Quando un gesto stizzoso, uno sguardo bieco, una voce grama ti fa saltare il cuore in gola e ti tremano le gambe, non puoi fare altro che cercare di "risolvere" la situazione. Vivere così non è facile. Adesso, per una pura questione di sopravvivenza serena, vedo ugualmente tutto, ma dò il giusto peso alle cose. Non porto rancore e percorro la mia strada senza grossi sensi di colpa. Quei sensi di colpa che hanno sempre cercato di affibbiarmi per farmi soffrire. Ho imparato a volermi bene. Tama

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  5. scusate ma voi riuscite a leggere con facilità questo articolo???

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