
Quand'ero piccolo, e mio padre era vivo, andavo a lavorare nei campi con lui e i miei fratelli. Alla fine della giornata irrigavamo il nostro quadrato di messi facendo scorrere l'acqua nei canali che durante il giorno tornavano secchi e polverosi. Mio padre azionava la pompa e io correvo da un angolo all'altro del campo a controllare che non ci fossero intoppi al fluire dell'acqua: cani addormentati o deviazioni furtive. Una sera, finito il lavoro, me ne restai sdraiato in terra a guardare il cielo pieno di stelle. quando mi tirai su, per dare un'occhiata al campo, vidi tutto un brulicare di stelle dove avevamo appena bagnato. Mi buttai con la fronte a terra, mormorando una preghiera, perchè credevo fosse un miracolo, e corsi a chiamare mio padre, che si stava lavando le mani dalla terra della giornata, e mia madre, che venissero a vedere le stelle che spuntavano dal suolo. Sul bordo del campo ci raggiunse altra gente del villaggio. Mio padre mi scompigliò i capelli. "Vengono per te, Ali" disse. "Lucciole sull'acqua". "E le stelle sono lucciole sul cielo?" chiesi, e lui mi pizzicò la guancia e disse che sì, forse era proprio così.
Andammo a prendere delle candele e le lasciammo nella terra per ringraziare Allah per le lucciole, da qualunque luogo venissero.
(Yasmin Crowther, La cucina color zafferano)
che bella Tama.
RispondiEliminaI libri regalano sempre attimi di vera magia.
besitos
@ Lughente: E' vero. E' impressionante come un popolo con tale poesia nel cuore, abbia "tradizioni" tanto violente.
RispondiEliminaE' una cosa che mi sfugge.
Un bacino sulla fronte.