martedì 22 giugno 2021

Parliamo dell'Italia... n. 2

 

Borsa di Milano, Palazzo Mezzanotte
foto da wikipedia.org

Per quanto riguarda l'economia, l'evasione fiscale, l'elevato debito pubblico e la criminalità organizzata ostacolano la crescita economica. Nel XX secolo l'Italia si è trasformata da Paese prevalentemente agricolo a Paese industriale, il settore agricolo (compresa la selvicoltura e la pesca) ha visto calare drasticamente l'occupazione passando dal 43% al 3,8%, oggi gli agricoltori sono 891.000 in gran parte residenti nel Mezzogiorno e la manodopera è straniera per il 10%.


Lingotto, Torino

Nel 2010 i maggiori prodotti in termini di valore sono stati il vino con 1803 milioni di euro, il granoturco  (1434), l'olio (1398) e i pomodori (910). Al secondo posto in Europa nel settore manifatturiero, l'Italia differisce dagli altri Paesi industrializzati per una vasta diffusione di piccole e medie imprese familiari, soprattutto nel Nord-Est si sono affermati i distretti industriali.

 

Iso Isetta (1953-62) Iso Autoveicoli

L'industria italiana è particolarmente sviluppata nei settori della cantieristica navale, elettrodomestici, settore chimico, farmaceutico, agroalimentare e della difesa. Nel settore automobilistico risulta agli ultimi posti in Europa per produzione. Famoso e prestigioso il design, la moda e il Made in Italy.


Dolomiti, Venezia, Faraglioni di Capri e Sassi di Matera

Un settore di primaria importanza è il turismo che nel 2011 occupava circa 2.500.000 addetti, nel 2019 l'Italia era al 5° posto nel mondo per arrivi internazionali e al 4° per numero di presenze turistiche dopo gli Stati Uniti, Spagna, Regno Unito e Cina.

 

Rilevanti i flussi turistici interni, nel 2011 le regioni più visitate erano Veneto, Trentino-Alto Adige e Toscana, le città più visitate Roma, Milano e Venezia. Negli anni successivi all'Unità d'Italia le regioni settentrionali, in particolare Lombardia, Piemonte e Liguria, cominciarono il processo di industrializzazione e di sviluppo economico mentre le regioni meridionali rimasero indietro, a causa del divario economico e sociale si comincia a parlare di "questione meridionale". Uno studio del Censis attribuisce alla presenza pervasiva di organizzazioni criminali un ruolo importante nel ritardo del Mezzogiorno.

 

2 commenti:

  1. Siamo un Paese assai difficile da descrivere perche' pieno di contraddizioni e, se vogliamo, di stranezze ;o) Abbiamo abbandonato l'agricoltura, seppur possedendo la terra, per industrializzarci ... nonostante la mancanza di materie prime :o) Quindi compriamo, trasformiamo e rivendiamo sperando di avere sempre fortuna nel 'comprare a poco' e nel 'riuscire a rivendere' in maniera concorrenziale. Quest'ingranaggio e' ben oleato e produciamo oggetti d'eccellenza ma, se si dovesse inceppare, sarebbe anche un problema tornare all'agricoltura visto che di questo mestiere, come pure dell'artigiananto, ne abbiamo perso sapienza e memoria storica. Siamo anche uno dei pochi Paesi al mondo che possiamo contare su una natura meravigliosa e su di un patrimonio artistico e architettonico tra i piu' vasti e variegati in assoluto ... ma non ce ne curiamo perche' preferiamo mare e spiagge altrui ... magari in villaggetti con piscina e palmette di plastica! In linea di massima snobbiamo quel che abbiamo (terra da lavorare e patrimonio antico) per cercare guadagno e benessere in storie e situazioni che non ci appartengono. Per cio' che riguarda il Sud, ogni cosa viene sempre riportata al malaffare, senza avere mai la costanza e la voglia di salvaguardarlo e di mutare le cose. Nel passato e' stato considerato come un serbatoio di manovalanza; tanto e' stato preso e pochissimo e' stato ridato. Per avere un futuro migliore, credo che dovremmo cambiare totalmente visione e modo di pensare ;o)

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  2. @ ZeN: Per cambiare dovremmo disfarci delle zavorre senza se e senza ma. ;o)
    Pochi hanno una proficua e feconda mentalità imprenditoriale iniziando dalle più piccole istituzioni, oggi indispensabile per cercare di portare il nostro Stivale quasi all'altezza di altri Stati Ue perchè tutto il territorio ha bisogno di essere concepito come un'azienda che deve produrre e dar lavoro. Avendo quasi abbandonato l'agricoltura e non avendo grandi industrie ci "rimane" il terziario e il turismo, quest'ultimo, secondo me, può quasi equiparare gli introiti delle grandi fabbriche, se non superarlo, ma darebbe lavoro a un'infinità di persone grazie all'indotto. Ma bisogna falo bene, ma bisogna saperlo fare. ;o)

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