mercoledì 21 febbraio 2018

Le donne, i figli, il lavoro



Negli ultimi anni c'è stato un boom di centri e case rifugio per le donne maltrattate ma nello stesso tempo questi centri sono sempre più a rischio di chiusura, parrebbe che molti si stiano improvvisando esperti della materia pur di ricevere i finanziamenti statali.
Questi posti hanno iniziato a moltiplicarsi dal 2013, quando il governo emise un piano straordinario contro la violenza sulle donne. E' stata approvata una normativa per definire i centri e così regolamentare la concessione dei fondi (fra cui è richiesto di avere almeno 5 anni di esperienza) ma quando le Regioni emettono i bandi per distribuire i finanziamenti partecipa chiunque, le documentazioni non vengono verificate oppure è accettata l'autocertificazione. In questo modo i soldi vanno anche a strutture che si occupano di povertà e migranti che non hanno nessuna esperienza sul campo.
Il governo ha promesso di triplicare i fondi per arrivare ai 30milioni di euro annui, ottenere una parte del denaro per aprire una struttura quindi fa gola a molti. Con strutture improvvisate e operatori poco esperti anche l'aiuto alle vittime è messo a rischio, il Consiglio d'Europa nel Trattato contro la violenza ha deciso che ogni Stato deve mettere a disposizione ogni mezzo per aiutare le vittime con il supporto di forze dell'ordine, servizi sociali, mondo della gustizia e del lavoro, tutti con un'adeguata formazione professionale.



Il ruolo materno oggi richiede un tasso di efficienza mai conosciuto nelle società precedenti e molte madri (specie lavoratrici) entrano in crisi.
La natalità decresce  e le mamme sono pressate per essere sempre efficienti a casa, sul lavoro, negli affetti e per santificare il mito della madre perfetta. Oggi si suppone che la maternità sia tutto amore e gioia, la responsabilità della cura parentale è ancora quasi tutta sulle spalle delle madri, in più le donne fra i 40 e i 50 anni si devono occupare anche dei genitori anziani da assistere, difatti c'è stato un boom di dimissioni volontarie delle neomamme, nell'ultimo anno ben 24.618 hanno lasciato il lavoro.
La maternità di oggi è allo stesso momento santificata e mistificata, fra le madri c'è un fanatismo che si impone come modello, ci sono madri che catechizzano sui blog, mamme orse che riversano tutto sulla cura dei figli e rinunciano al ruolo di moglie per la maternità, hanno certezze incrollabili e cadono nel "plusmaterno": tengono il figlio in ostaggio invece di lasciarlo andare nel mondo. Organizzano i suoi saperi e i suoi gusti, vivono in sua simbiosi e godono del potere totalizzante, rassicurante e riconosciuto della maternità. In questo periodo storico i padri non hanno molta voce, o scimmiottano le mogli e diventano mammi o sono esiliati invece ad essere una voce diversa al pensiero unico di una madre iperpresente.
Autosufficiente, ombelicale, la famiglia è diventata un luogo ristretto in cui i membri pensano di trovare tutto ciò di cui hanno bisogno: affetto, sostegno, educazione, viaggi, svago. Una famiglia all inclusive che restringe gli orizzonti, produce dipendenza nei figli e non educa al legame con l'altro. I bambini sono esibiti come trofei alle cene con amici, come fossero un prodotto miracoloso in cui si specchiano. Il pericolo di fare della maternità un altare al proprio narcisismo, oggi promosso da incessanti campagne sociali, è tra le maggiori cause di stress post gravidanza. 



Secondo le statistiche gli adolescenti che bevono saltuariamente esagerano con la quantità e iniziano sempre più presto ad abusare di alcolici o a mischiarli con le droghe, con effetti devastanti sul fisico e sulla mente.
Bevono fuori di casa, e l'età si sta abbassando: 11/12 anni, chi assaggiava il primo bicchiere di vino a casa, durante il pasto, ne comprendeva i limiti e il contesto, così la prima ubriacatura arrivava più tardi, oggi i due momenti si sovrappongono sfuggendo al controllo dei genitori, della scuola e dello stesso adolescente. I consumatori a rischio fra i teenager sono 1milione, il 17% delle intossicazioni alcoliche che arrivano al pronto soccorso riguarda gli under 14. I minorenni in teoria non possono acquistare alcolici, nei piccoli alimentari etnic aperti 24 ore nessuno chiede la carta d'identità oppure basta mandare avanti un amico maggiorenne, cosa che nei locali non si potrebbe fare. Ecco i cocktail con una canna o una striscia di cocaina, bibite gassate corrette con il gin, whisky e vodka, bevande dolci e colorate a bassa gradazione o il vino low cost, più che la qualità conta la quantità. Il risultato è la diffusione del "binge drinking", la pratica di bere fino a stordirsi. In Italia il 6% dei ragazzi e il 2% della ragazze già prima dei 16 anni assume almeno una volta alla settimana più di 6 unità alcoliche, oltre la quale scatta la patologia.
I minorenni sono più esposti agli effetti dannosi dell'alcol rispetto agli adulti, apparato digerente e fegato maturano poco prima dei 20 anni e metterli sotto stress significa rischiarne l'efficienza per tutta la vita. Lo stesso accade con il metabolismo, fiaccato dai flussi di alcol e con vasi e tessuti che non sono ancora allenati a smaltire il processo etilico. Nella maggior parte dei casi si hanno effetti collaterali: fragilità, sbalzi d'umore, riflessi lenti e perdita della memoria a breve, ma i danni cerebrali per chi beve in maniera continuativa sono più rilevanti proprio perchè il cervello si sta sviluppando e possono ridurne in modo permanente le potenzialità, anche in età adulta.



Con le riforme ci sono meno posti di lavoro ed è aumentato lo sfruttamento.
La flessibilità (maggior facilità di licenziare) non dà più lavoro, in Italia la flessibilità ha invece aumentato i contratti a termine e i sottoccupati, ogni lavoratore fa in media un numero inferiore di ore rispetto al passato, guadagna di meno ed è più ricattabile. L'accresciuta produttività non si converte in compensi maggiori, a lievitare sono solo i profitti delle aziende, non i redditi dei dipendenti.
L'alternanza scuola-lavoro è classista in due modi: da una parte perchè gli studenti dei licei svolgono 200 ore contro le 400 degli istituti tecnici professionali dove, statisticamente, si iscrivono persone provenienti da famiglie meno abbienti (come dire che chi ha un reddito inferiore deve lavorare gratis per più tempo), dall'altro queste esperienze sono più o meno utili perchè invece di dare una conoscenza che poi possa essere applicata nei vari contesti, forma i lavoratori togliendo alle aziende un costo di loro competenza.
I voucher tutelano le categorie deboli? Sono usati spesso per lavori svolti dalle categorie più vulnerabili (giovani e inoccupati di lungo corso), quindi restano dentro un circolo vizioso di precarietà. Per non parlare che all'articolo 36 della Costituzione in cui si dice che la retribuzione deve essere proporzionale al tipo di lavoro svolto per quantità e qualità mentre i voucher pagano a tutti lo stesso salario orario.
Che la classe operaia non esiste più è inesatto, sempre più persone ne fanno parte. Oltre agli operai metalmeccanici ne fanno parte anche quelli che sono impiegati nella grande distribuzione e molti autonomi. I cosiddetti freelance vivono una condizione totalmente subordinata alle decisioni del datore di lavoro e rientrano nella categoria dei "lavoratori poveri", devono accettare il lavoro quando c'è, dovunque sia e per quanto tempo decide chi li impiega.

  

2 commenti:

  1. Le case rifugio sono diventate un vero business perche' oltre che 'inventarsi' per diventare tali e accedere ai fondi, avere competense che vanno fuori dal problema 'donna&maltrattamento' accogliendo tutti gli stati di necessita' ... non credo che siano di libero accesso di chi ne ha bisogno al momento ma si deve accedere a un iter prestabilito per legge per ottenere un posto. Ma se tutto questo non viene poi coadiuvato da una vera tutela legale ... non serve a nulla perche' prima o poi 'il lupo banchettera' con il suo agnello'. Mi chiedo ... quanta violenza bisogna subire e per quanto tempo, affinche' si muova la macchina della tutela? Troppo, anzi troppissimo e la maggior parte delle volte ... quando non c'e' piu' tempo :o(
    Le donne notoriamente riuescono a trovare meglio una occupazione in tempi di magra perche' si adattano meglio, si fanno sfruttare meglio e spesso i frutti dei loro sforzi vengono considerati solo come un 'arrotondamento' al bilancio famigliare. Eh ... c'e' poi la famiglia con la cura della casa, degli affetti, dei genitori anziani e dei figli! Un grosso fardello si' ... talmente grosso che spesso non riescono a stare dietro a tutto. I ragazzi non vengono seguiti ed educati come servirebbe, la casa spesso piange e gli anziani vengono adibiti, finche' ce la fanno, ai vari servizietti tappa-buchi che servono in una famiglia. Insomma se il ruolo della massaia di qualche decennio fa' era degradante ... anche quello odierno non e' da meno! Flessibilita', vocher e freelance rappresentano l'espressione moderna del caro e vecchio 'mi arrangio' :o( Corsa, fatica, lavoro degradante ... e poco compenso :o(
    Sinceramente non me la sento di giudicare quella donna che arriva 'al limite' ciapa la valigetta e va' via! ;o)

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  2. @ ZeN: Il problema delle case rifugio per le donne maltrattate è che le amministrazioni preposte per permetterne l'apertura ed erogare i fondi non seguono un iter accurato nonostante le normative glieli impongano. Non c'è mai chi controlla chi, se i fondi ci sono, spargiamoli allegramente a chiunque! Questo (a parte l'ignobile spreco) è doppiamente grave e ricade totalmente sulle donne che ne hanno bisogno. :o(
    Le donne riescono a trovare un'occupazione perchè sono più duttili sia come tipo di lavoro che come orario e paga. "Arrotondamento" significa "integrare un altro stipendio", oggi come oggi non è detto che un altro stipendio ci sia...anche gli uomini stanno imparando, purtroppo, questo tipo di attività: precaria, sottopagata e insicura. Non hanno scelta, non c'è scelta e i datori di lavoro se ne approfittano... :o(

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