mercoledì 5 ottobre 2016

I pirati



Il nome "pirata" deriva dal greco "peirates", da "peiran", assaltare.
"Pirata" definisce chi compie scorrerie sul mare assalendo e depredando a proprio vantaggio navi di qualunque nazionalità, o un ladro e uno sfruttatore e in genere chi compie azioni moralmente riprovevoli o illegali.

La pirateria è un'attività illegale di quei marinai che, abbandonando per scelta o per costrizione la vita sui mercantili, abbordano, depredano o affondano le altre navi. Nel corso della storia le aree ad alto rischio per la loro presenza sono cambiate, tra queste il Mare Caraibico, lo Stretto di Gibilterra, il Madagascar, il Mar Rosso, il Golfo Persico, la costa indiana di Malabar e tutta l'area tra le Filippine, Malesia e Indonesia, dove spadroneggiavano i pirati filippini.
Il fenomeno della pirateria è antichissimo, ci sono pirati del mondo antico come gli Shardana (II millennio a.C., facevano parte della coalizione dei popoli del mare, forse antichi Sardi) e gli Etruschi (che avevano fama di pirati efferati). I pirati erano quasi sempre giustiziati pubblicamente. Per difendersi da loro le città-Stato greche si attrezzarono con navi di scorta e con una "polizia del mare per la salvezza delle genti". L'Egeo era un luogo ideale per i pirati che si nascondevano con facilità tra le migliaia di isole e insenature, attaccavano spesso anche i villaggi e ne catturavano gli abitanti per chiedere un riscatto o per rivenderli come schiavi. Molti i pirati europei nel Medioevo fra cui Maio "Matteo-Madio" di Monopoli (1260, pirata italiano che navigava preferibilmente tra Puglia e Grecia) e Klaus Stortebeker (pirata germano nato nel 1360, terrore del Mar Baltico).
Nell'Alto Medioevo sono note le attività piratesche di Vichinghi e Danesi, nel Basso Medioevo quelle dei Saraceni. Nel VII secolo arrivarono i Narentani, dell'ex provincia romana della Dalmazia, che attaccavano la Marina Veneziana, successivamente insieme agli Arabi. I Veneziani continuarono a combattere inutilmente contro di loro nei secoli X e XI. I pirati catalani spadroneggiavano nel XIV secolo, sostenuti dall'Aragona che voleva espandersi, arrivarono a vendere alcuni commercianti e marini provenzali dopo averli privati di beni e imbarcazioni. Re Enrico III d'Inghilterra (1216-72) in tempo di guerra emetteva lettere di corsa che autorizzavano i corsari ad attaccare navi nemiche o autorizzava i mercanti che avevano perso le navi o il carico per colpa dei pirati ad attaccare navi appartenenti allo Stato d'origine del pirata per recuperare le perdite.
Poi ci furono i pirati barbareschi (berberi) che operarono nel XIV secolo contro i Crociati. Nel Rinascimento i musulmani continuarono a depredare navi e smisero solo nel XIX secolo. La pirateria moderna inizia nel XVII secolo nel Mare Caraibico estendendosi in tutti i continenti. Il centro della pirateria è il Mar delle Antille. Nel XVIII secolo, per rendere i mari più sicuri, si organizzò una sistematica "caccia ai pirati" da parte di navi corsare specificatamente autorizzate dai governi per combattere i pirati. Nel XVIII secolo i pirati dell'Atlantico erano circa 4000, una pesante minaccia sullo sviluppo capitalistico dei commerci fra l'Inghilterra e le colonie. I pirati di oggi hanno armi sofisticate ma usano le stesse tecniche di abbordaggio, attaccano navi mercantili disarmate, in alcuni casi uccidono i marinai e s'impossessano del carico, altre volte prendono in ostaggio l'equipaggio e chiedono un riscatto, in particolare nelle acque degli Oceani Pacifico e Indiano e negli stretti di Malacca e di Singapore dove transitano annualmente più di 50.000 carghi commerciali. I più pericolosi dono gli Indonesiani.



La pirateria si annida anche nel Golfo di Aden (tra Yemen e Somalia) e Corno d'Africa (penisola africana dell'Oceano Indiano). Nel corso del tempo i pirati sono stati indicati con diversi termini, fra questi, bucanieri e filibustieri. I corsari erano invece combattenti al servizio di un governo che erano autorizzati a rapinare le navi mercantili nemiche, incamerando parte del bottino. I corsari, se catturati, godevano delle norme previste dal diritto bellico, al pari di un qualsiasi prigioniero di guerra, mentre i pirati venivano sommariamente giustiziati.
La vita a bordo di una nave pirata aveva le sue regole: ognuno ha il diritto di voto, a provviste fresche e alla razione di liquore, nessuno deve giocare a carte o a dadi per denaro, le candele devono essere spente alle otto, bisogna tenere sempre le proprie armi pronte e pulite, ognuno deve lavare la propria biancheria, donne e fanciulle non possono salire a bordo, chi diserta in battaglia viene punito con la morte o con l'abbandono in mare aperto.
I pirati prendevano le loro decisioni in maniera collettiva, non esiste un leader assoluto, il comandante veniva eletto da tutta la ciurma riunita, il bottino veniva diviso in quote uguali assegnando in certi casi due quote al comandante e una e mezzo al capitano. Fra i pirati più noti Edward Teach, noto come Barbanera (Bristol, 1679 circa-1718), pirata britannico che controllò il Mar dei Caraibi tra il 1716 e il 1718, divenne un pirata rinomato dalla lunga barba nera intrecciata che gli dava un aspetto inquietante insieme alle finte micce che si faceva accendere sotto al cappello a ogni inizio di battaglia per incutere il terrore fra i nemici. Formò un'alleanza di pirati, era freddo e calcolatore, preferiva suscitare terrore che usare la forza. Al contrario delle moderne rappresentazioni, egli comandò i suoi vascelli con benevolenza e non ci sono rapporti in cui si dice che abbia mai maltrattato o ucciso uno dei suoi prigionieri.
Samuel Bellamy detto Black Sam Bellamy (1689-1717) era un pirata britannico del Devonshire, catturò 53 navi in poco più di un anno, era noto per la misericordia e la generosità verso coloro che catturava, varie testimonisnze narrano che ogni volta che conquistava una nave chiedeva di provarla, se non era abbastanza veloce la restituiva al legittimo proprietario e se ne andava per la sua strada. A ogni sbarco non risparmiava regali o denaro ai più bisognosi.
Sir Thomas Cavendish detto il Navigatore (1560-92) era un esploratore e corsaro inglese, fu il primo uomo a tentare di circumnavigare il globo terrestre. Diventato ricco grazie all'oro sottratto agli Spagnoli, ne tentò una seconda ma morì in mare a soli 32 anni.
Ci furono anche donne pirata, come Anne Bonny (1700-82), pirata irlandese che operava nel Mare dei Caraibi; Awilda (forse del V secolo), pirata scandinava; Grace O'Malley (1530 circa-1603), pirata irlandese e rivoluzionaria; Mary Read (1690-1721) pirata britannica; e Ching Shih (1785-1844), pirata cinese che riunì sotto di sè la più grande flotta pirata della storia.


2 commenti:

  1. Praticamente son dei delinquenti di mare ... anche se qualcuno di loro aveva un codice d'onore, sempre delinquente rimaneva :oD Ieri piu' che oggi, merci e valori si spostavano via 'acqua' e la pirateria non era altro che un 'banditismo ammollo' :oD Esistono tutt'ora eh ... i tempi son cambiati, le merci pure, ma loro ci sono sempre.
    Insieme ai cowboy da personaggi negativi sono stati trasformati in 'modelli' positivi ... bha :o( Questa e' la forza del cinema e dello sciacquo dei cervelli :o(

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  2. @ ZeN: Questo post serve a collocare i pirati nel panorama dei "briganti" acquatici. Come la letteratura li ha dipinti da feroci e sanguinari delinquenti, la storia ne rivede le gesta in modo più umano. Non vanno giustificati, che son sicura abbiano compiuto nefandezze, ma nemmeno demonizzati oltremodo. In fondo, oggi c'è gente che fa moolto di peggio. ;o)

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