Città di circa 192.000 abitanti, la sua nascita risale al X secolo. Fin dall'epoca medievale l'economia pratese si è basata sulla produzione tessile e nell'Ottocento vi fu un grande sviluppo industriale.
La città si sviluppò tra il 540 e il 396 a.C., abitata dai Romani, nel Medioevo si degradarono le strutture di regimentazione delle acque da loro realizzate. Prato è testimoniata dall'XI secolo, con la fusione di due nuclei urbani, fu consolidata l'opera di bonifica della Piana e la costruzione del sistema idrico che regolava il corso del fiume Bisenzio, anche per far funzionare gli opifici tessili. Dopo il 1107 si costituì libero comune senza avere una diocesi, per due secoli conobbe una forte espansione urbana dovuta alla fiorente industria della lana e alla forte devozione verso una reliquia appena giunta: la Sacra cintola (considerata la cintura della Madonna, è una sottile striscia di lana finissima di capra color verdolino, broccata in filo d'oro con agli estremi una nappa e una piegatura. Pare sia stata data a San Tommaso dalla Madonna come prova della sua assunzione in Cielo). Nel 1312 si acuì la rivalità con Pistoia, quando ci fu un tentativo di furto della Sacra cintola. Nel 1326, per sottrarsi alle mire espansionistiche di Firenze, Prato si sottomise alla signoria di Roberto D'Angiò, re di Napoli, che poi la vendette a Firenze per 17.500 fiorini d'oro. Seguì le sorti di Firenze ma, a causa di questo, fu conquistata e devastata dall'esercito della Lega Santa nel 1512 il chè portò a un declino che durò per circa due secoli. Con i Lorena, nel XVIII secolo, la città venne abbellita e conobbe un notevole sviluppo culturale. Nell'Ottocento la concentrazione degli opifici tessili a Prato era così elevata che divenne famosa come la città dalle 100 ciminiere. Negli anni '60 e '70 ci fu una consistente immigrazione proveniente da tutte le regioni meridionali che raddoppiò la popolazione fornendo manodopera all'industria tessile. A partire dagli anni '90 ci fu un'altra consistente ondata migratoria, questa volta dalla Cina.
Duomo, affreschi di Filippo Lippi
Molti edifici storici sono caratterizzati dall'uso di materiali reperiti localmente, in particolare due tipi di marmi di diverso colore che hanno dato una bicromia agli edifici ecclesiastici, caratteristica del Romanico: la pietra Alberese della Retaia (bianca) e il serpentino del Monteferrato (verde).
Il Duomo, dedicato a Santo Stefano, risale probabilmente al VI secolo, è uno degli esempi più importanti dell'architettura religiosa tra il XII e il XV secolo, con arcate romanico-lombarde e il transetto gotico, forse di Giovanni Pisano, che al suo interno realizzerà un crocifisso ligneo e il suo ultimo capolavoro: la Madonna della cintola (1317). La Sacra cintola è conservata nel duomo. Fra le opere presenti, il pulpito esterno di Michelozzo, decorato da Donatello; il pulpito interno di Mino da Fiesole e Antonio Rossellino (1472); la Madonna dell'Olivo, unica opera realizzata insieme dei celebri fratelli Da Maiano; gli affreschi di Filippo Lippi nella cappella maggiore, una delle massime espressioni del Rinascimento italiano; gli affreschi di Paolo Uccello nella cappella dell'Assunta e gli affreschi di Agnolo Gaddi nella cappella della Sacra cintola.
La Basilica di San Vincenzo e Caterina dei Ricci fa parte di un monastero che sorse agli inizi del Cinquecento. La chiesa è della fine del Cinquecento, rinnovata nel XVIII secolo. All'interno, una straordinaria armonia di affreschi, stucchi, rilievi, altari tardo barocchi. Gli arredi lignei cinquecenteschi del Coretto delle monache (visibili da una grata) sono un complesso di altissima qualità. Il monastero di clausura fu fondato nel 1503 e ampliato nella seconda metà del secolo. Il coro conserva pregevoli dipinti anche di Lorenzo Lippi. L'urna della santa non è visitabile, come altri locali, mentre in alcune ricorrenze sono visibili alcune celle, fra cui quella con le reliquie della santa, e la cappella.
Monastero e chiesa di San Niccolò
La chiesa di San Domenico (1281) fa parte del convento (1283-1316), con un vasto chiostro rinascimentale. Il Capitolo conserva resti di affreschi, il Museo di Pittura Murale ospita affreschi staccati e molte sinopie fra le quali quelle degli affreschi che Paolo Uccello dipinse nella cappella dell'Assunta, nel duomo.
La chiesa di San Francesco (1281-1331) conserva opere notevoli: il raffinato monumento sepolcrale di Geminiano Inghirami (1460), il chiostro con stemmi e lapidi sepolcrali dal XV al XIX secolo e alcuni affreschi del Trecento. Il Capitolo (o cappella Migliorati) è interamente affrescato (1400 circa) da Niccolò Gerini con figure giottesche, preziose nel colore.
Il monastero e la chiesa (di origine trecentesca, completamente trasformata nel XVII secolo) di San Niccolò è uno dei complessi monastici più suggestivi e meglio conservati della Toscana, costruito nel 1323-28, fu più volte ampliato, soprattutto nel 1785. Nella chiesa, notevole il tabernacolo rinascimentale e gli affreschi del Tre-Quattrocento. Il monastero conserva, nella parte più antica, il Refettorio grande con affreschi del 1490 e arredi cinque-seicenteschi. Il Capitolo ha affreschi del 1509, decorazioni e alcuni deliziosi ambienti settecenteschi (l'Archivio Spezieriale, l'Appartamento dei Padri, la Scala Santa nel giardino).
In città esistono quattro chiese sorte in seguito a eventi miracolosi, legati a quattro immagini della Madonna. Due si trovano nel centro storico (Santa Maria delle Carceri e Santa Maria del Giglio) e due sono esterne alla città (Santa Maria della Pietà (1617-19) e il Santuario della Madonna del Soccorso, del XVI secolo).
La chiesa di Santa Maria delle Carceri è una basilica rinascimentale, opera di Giuliano da Sangallo, con all'interno decorazioni in maiolica di Andrea della Robbia e vetrate su disegno di Domenico Ghirlandaio.
La chiesa di Santa Maria del Giglio (del 1680) ha un'altare imponente.
Il Palazzo Pretorio (XIII secolo) è nato dalla fusione di tre edifici preesistenti, è sede del Museo Civico.
Il Convitto Nazionale Statale Francesco Cicognini (1692) è composto da scuole elementari, medie e superiori. Qui hanno studiato Gabriele D'Annunzio, Curzio Malaparte, Bettino Ricasoli. L'enorme edificio ha all'interno il refettorio (affrescato, 1754), la cappella settecentesca e il teatro.
Il Palazzo degli Alberti, sede della Cassa di Risparmio di Prato (che ha aperto al pubblico la sua notevole raccolta d'arte), ospita la Galleria di Palazzo degli Alberti, con una preziosa raccolta sul barocco toscano, opere del Caravaggio, Filippo Lippi e Giovanni Bellini.
Il Castello dell'imperatore, Castello Svevo (XII secolo) fu modificato nel Trecento. Nei secoli vennero costruite case interne alla struttura che sotto il governo fascista vennero demolite. L'aspetto odierno consiste praticamente nelle sole mura esterne. E' l'unico esempio di architettura sveva dell'Italia centro-settentrionale. Attualmente è utilizzato dal comune come luogo di manifestazioni o eventi culturali.
Fra le aree naturali, Cascine di Tavola (area naturale protetta di interesse locale vicino alla Villa Medicea di Poggio a Caiano, con ambiente a boschi e paludi. Una parte del parco ospita un golf club, un'altra è parco pubblico e la terza parte un maneggio. L'edificio delle Cascine risale al XV secolo, è attribuito a Giuliano da Sangallo); la Calvana (catena montuosa dell'Appennino posta tra le province di Prato e Firenze, area naturale protetta di interesse locale e regionale) e il lago della Calvana.
Fra i musei, Museo di Palazzo Pretorio (opere dal Medioevo all'Ottocento, fra cui Paolo Uccello, Filippo Lippi e Andrea della Robbia); Museo dell'Opera del Duomo (opere della Cattedale di Santo Stefano e del territorio diocesano); Centro d'Arte Contemporanea (a Mezzana); Museo del Tessuto (importante museo a livello europeo sulla storia e lo sviluppo della tessitura dall'antichità ai nostri giorni).
Il teatro più importante è il Metastasio (1830), altri teatri: il Fabbricone e il Politeama Pratense.
Famosi i biscotti di Prato, i bruttibuoni (fatti con mandorle dolci, mandorle amare, chiare d'uovo montate a neve e un pò di scorza di limone, se ne fanno palline che si cuociono in forno), la mortadella di Prato e i sedani ripieni alla pratese (ripieni di ragù).
Non conosco Prato e quindi il mio pensiero si basa esclusivamente su quello che ho visto e letto su questo post. Ehm ... e anche su quello che non ho visto ne' letto ... ovvero secondo me 'manca qualcosa'. Mi sembra strano che una localita' che possiede Chiese storiche ove gli artisti hanno dato il meglio di se', edifici religiosi importanti, castello, e per di piu' sia stata nei secoli centro di produzione tessile ... ecco, visto che sicuramente non mancava un buon giro di denaro ... perche' (mi chiedo) non esistono abitazioni civili importanti? Non so' che dire, ma io ho fatto caso a questo. Mi manca il quartierino della borghesia e della nobilta' :o( All'infuori dei monumenti appena citati ...la citta' pare molto sotto tono :o(
RispondiElimina@ ZeN: Prato è famosa per le sue industrie, ha i suoi bei monumenti e opere d'arte, ma è molto diversa dalle altre della Toscana, sì. :o)
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