Quand'ero piccola, gli artigiani e i "bottegai" stavano nel loro negozio quasi tutto il giorno. Alle volte anche la notte. Quand'erano chiusi spesso li vedevi asseragliati dentro che pulivano, riordinavano gli scaffali, facevano l'inventario, piccole manutenzioni. Ma se bussavi ti aprivano "E' chiuso?" "Prego, entri, cosa desidera?".
Con un bel sorriso pieno.
Il negozio era tutto il loro mondo, ne traevano felicità, appagamento. Le loro famiglie aiutavano, partecipavano, si davano da fare. Figli compresi. Finita la scuola, se c'era da dar una mano, aiutavano volentieri. La bottega era il loro pane e il loro futuro. Come un'agricoltore cura il campo che darà i suoi frutti, così il commerciante voleva che le sue fatiche "fiorissero", garantendo benessere e agiatezza a tutta la sua famiglia.
Quando si costruisce un futuro non c'è stanchezza nè orario. Eppure erano famiglie unite, solide.
Nella mia cittadina, invece, c'è la gara a chi lavora di meno. Appena si accenna a orari liberi o aperture festive scoppia la polemica. "Se sto sempre in negozio, come posso dedicarmi alla famiglia?" "Fanno presto i grandi centri commerciali! Hanno personale numeroso! Questo penalizza i piccoli commercianti!" "Orario continuato? E quando vado a mangiare, io?"
In contrapposizione: "Chi me lo fa fare di aprire l'edicola alle 7? Non c'è nessuno!" (E intanto le pile dei quotidiani si accatastano sul marciapiede, incustodite). "Apro alle 9,30, tanto la gente arriva alle 10..."
E quei "rincojoniti" che escono prima delle 8 e vogliono il quotidiano? E quegli altri che vorrebbero comprarsi le scarpe alle 9?
Quando avevo il negozio, a Firenze, ero obbligata a rispettare l'orario comunale per quel settore merceologico. I vigili vigilavano che fosse rispettato. Chi fa orario continuato può aprire più tardi, gli altri no. Se sulla vetrina c'è l'orario di servizio, è un obbligo rispettarlo. E' bruttissimo avere l'apertura alle 9 e aprire mezz'ora dopo (e oltre) perchè sei al bar o hai da fare cose personali. Com'è bruttissimo dare la precedenza ai vecchi clienti ignorando quelli nuovi. Commercianti si nasce, io non lo nacqui, ma ho sempre rispettato gli orari, e anche più.
C'è un negozio di ceramica che apre per tre ore al giorno e una notissima catena di abbigliamento che apre almeno alle 9,30 e chiude un quarto d'ora prima della normale chiusura. Le commesse si devono cambiare? C'è la chiusura delle casse? Un riordino?
Queste cose si facevano DOPO l'orario di apertura, per rispetto al cliente.
Per non parlare dei negozi "in" della cittadina: se non ti conoscono come "abbiente" non ti filano di striscio. Ti pare d'essere una merda rotolata dentro.
Niente sorrisi, nessuna accoglienza, molta maleducazione e inutile presupponenza.
Sono capaci di dirti, prima ancora di essere arrivata al bancone, che "qui i prezzi sono alti, l'avverto subito".
Fino a che mi esce l'anima "nera". Volevo vedere un Rolex da donna e sono entrata dal concessionario. Ero vestita "da casa", senza pretese. Dopo un rapido sguardo al mio umile abbigliamento, la titolare mi mostra SU CATALOGO gli orologi. "Questo è carino e costa poco...anche questo non è male e ha un prezzo abbordabile..."
Guardo i modelli, ne scelgo uno da visionare. "Qui non lo abbiamo, devo chiederlo al nostro negozio di Castiglione, se mi lascia il numero di telefono l'avviso quando arriva". Lascio in numero. Vado in un'altra gioielleria e acquisto un orologio più costoso di quelli che mi aveva fatto vedere lei. Dopo qualche giorno la signora mi chiama. "Certo, passo senz'altro".
Non mi ha più rivista.
C'è chi potrebbe vendere di più, ma si rema contro. Il commerciante DEVE vendere. A chi, non gliene deve fregare nulla, basta paghi. Ma io pago se c'è gentilezza, professionalità e correttezza. Con mentalità così piccine non si va avanti. E c'è poco da lamentarsi.

ti do piena ragione, Tama. una volta ci trovavi gente preparata ed educata nei negozi, insomma professionale che vuol dire che conoscono il loro lavoro. ora c'è da inkaxxxxxxxxxrsi continuamente. m' è capitato da poco di entrare in un supermercato e chiedere della panna acida. il commesso mi ha guardata con sguardo da deficiente, dicendomi che non ne avevano (non sapeva neanche cosa fosse, terribile) e poi ha cominciato a delirare caxxxate sopra caxxxte alle mie spalle con un'altra cretinetti che secondo me non sapeva la differenza tra una melanzana e un fungo. Maleducati da far paura. e poi altre simili situazioni che non sto qui a raccontare. la verità è che pur di buttare dentro una persona nel negozio, vengono assunte delle "cose" allucinanti che non sanno neanche loro cosa stanno vendendo, stupidi e maleducati.
RispondiEliminaa me basta che me la fai una volta eppoi non mi vedi più.
Non credo si tratti solo dei commercianti .... e sono poi convinta che la Tamy lo noti di piu' perche' la sua citta' e' piccina, ma la 'specie lavoratori' si e' geneticamente modificata (in peggio). La maggior parte delle persone 'occupate' sono maleducate e impreparate (nonche' vagabonde). Tutti si sentono 'arrivati' e tutti in diritto di disprezzare i compratori (a volte ti servono come se ti facessero un favore) o chi si rivolge ad un ufficio :o( Tra 'grattate di cujun', sbuffate e sbadigli la giornata del lavoratore termina. Questo appena detto vale sia per gli imprenditori che per i dipendenti :o( Pero' mi chiedo: perche' tutti vanno in crisi se non hanno un lavoro e quando ce l'hanno vogliono lo stipendio senza lavorare o lavorando male? Il mio principale (molto spartano) dice: ancora c'e' benessere e la gente non ha fame .... (a volte penso che ha ragione).
RispondiElimina@ Laraz: La professionalità del personale è, in generale, pochissimo curata. Ai datori di lavoro interessa solo che le paghe siano basse e i contratti corti. Cortissimi. La storia degli stipendi "all'osso" è secolare, ma quella della professionalità no. Un buon commerciante non assume deficienti. Soprattutto non è deficiente lui... :o/
RispondiEliminaNon so quant'è diffuso questo "disamoramento" per la propria attività, qui impera. Credono di poter lavorare part-time con i soliti clienti e di fare la bella vita. Per me, possono anche chiudere. ;o)
@ ZeN: Sono una persona sensibile quindi noto immediatamente la poca disponibilità, l'indifferenza, il menefreghismo. Quand'ero giovane ci soffrivo, adesso me ne fotto, ma m'incaxxo. ;o)
RispondiEliminaSono nella categoria "imbranate", per non dire timide. Ho bisogno di trovare un ambiente fertile per mettere radici. Siccome lo stallatico non è più in uso, mi creo una vita fuori dagli altri, tutta mia. Ma quando son costretta a varcare certe soglie... :o/
Credo che sia stato stravolto il concetto di lavoro. Tutti vogliono lavorare altrimenti non si campa. Quando lo trovano (i più fortunati), si "siedono". Sta al datore di lavoro mantenere alta la professionalità del personale, un imprenditore (per quanto piccolo) deve saper stimolare i suoi dipendenti a dare il meglio di sè. Non puoi tenere gente al minimo sindacale con nessuna voglia di migliorare penalizzando i professionisti (che portano denaro). Con questi presupposti nessuna attività cresce. :o(