
Nel nostro Paese ci sono circa 240mila avvocati, uno ogni 250 abitanti. Un primato assoluto in Europa, cinque volte superiore a quello dei francesi. Non tutti sono attivi nei tribunali, e l'alto tasso di litigiosità tra gli italiani, con la conseguente esplosione di cause, dovrebbe consentire a tutti di prosperare, e anche di praticare tariffe concorrenziali.
Da una parte ci sono gli avvocati affermati, con lussuosi studi, dall'altra ci sono i precari in toga, perlopiù giovani sotto i 40 anni, che faticano a trovarsi i clienti e, pur di lavorare, sono disposti ad alleggerire la parcella o a lavorare con il cosiddetto "patto di quota lite" (accordo tra cliente e avvocato per legare una parte o l'intero compenso al risultato ottenuto).
Soprattutto i giovani avvocati si sono inventati soluzioni innovative per restare a galla, così sono nate nuove tipologie di studi legali che spopolano agli angoli delle strade. Hanno nomi vari: bottega del diritto, negozio giuridico, legal point, angolo della legge, ecc. Si tratta di studi legali con vetrine su strada, di facile accessibilità, arredi semplici e ambiente informale. Danno la possibilità di fare un primo colloquio gratuito e praticano tariffe abbordabili, sono praticamente le alternative popolari allo studio di lusso che danno la possibilità ai cittadini meno abbienti di far valere i propri diritti. L'Ordine degli avvocati non li apprezza, naturalmente, questa soluzione la considerano causa di scadimento della professione, tanto più che alcuni di questi negozi aprono varie sedi in diverse città, una sorta di franchising dei servizi legali. Gli Ordini, non potendo colpire i negozi, brandiscono il codice deontologico a agitano concetti come decoro e dignità della professione per appioppare sanzioni qua e là, mentre il vero problema restano le tariffe, giudicate troppo basse
Gli studi legali più noti e stimati sono fortemente allergici a riportare per iscritto su carta intestata un preventivo dettagliato. Fra gli studi meno conosciuti, invece, molti non hanno alcun problema a farlo.
Prima di decidere a chi affidarsi, meglio sentire più pareri (oltre a chiedere il preventivo scritto). Il primo colloquio (quello in cui l'avvocato fornisce un quadro di come pensa di impostare la causa) dovrebbe essere gratuito, specialmente se il caso è semplice. Solo pochissimi avvocati (noti e meno noti) lo fanno, ci sono avvocati che fanno pagare più di 400 euro per un appuntamento e più di 600 euro un colloquio, quando il tariffario ne prevede al massimo 185.
I preventivi "a voce" sono in genere molto salati, al di sopra dei massimi tariffari: 7000 euro per una causa che ne dovrebbe costare 2300, o 6000 euro per una causa da 2300, per esempio. Non sono casi rappresentativi di tutti gli studi legali affermati, per fortuna. Escludendo i casi limite, sia in positivo che negativo, le differenze di costi tra studi (affermati e non) sono meno ampie di quanto si possa credere, segno che qualcosa si muove sulla strada della concorrenza.
LA TARIFFA
I compensi dell'avvocato sono regolati dalla legge sulla tariffa forense (D.M. 8 aprile 2004, n. 127) che prevede voci dettagliate: distingue i diritti (spese sostenute dall'avvocato) dall'onorario (remunerazione della sua attività). Mentre i diritti sono fissi, l'onorario è definito tra un minimo e un massimo. Tuttavia le tariffe minime non sono più in vigore perchè abolite dal decreto Bersani. La voce Cpa (Cassa previdenziale avvocati), corrispondente al 4% della somma tra diritti e onorario, deve essere sempre inserita nella parcella, al contrario dell'Iva. Per i professionisti che fatturano meno di una certa cifra all'anno (30.000 euro) è previsto un regime agevolato, che rende esenti dall'Iva.
Per la stessa causa si possono spendere da 500 a 7.000 euro, a seconda dello studio legale a cui ci si rivolge.
martedì 19 luglio 2011
L'avvocato del diavolo
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Un saluto
RispondiEliminaUn saluto
RispondiEliminaUn saluto
RispondiElimina@ Buon giorno Gemisto!
RispondiElimina@ Buon giorno Gemisto!
RispondiElimina@ Buon giorno Gemisto!
RispondiEliminaIl problema avvocati e' simile a quello: 'medici' - 'insegnati' - 'ingegneri' e di ancora altre categorie di 'dottori' . C'e' stato veramente un boom di laureati ..... e quindi poi un boom di disoccupati o sottoccupati ..... costretti quindi a 'riciclarsi' in qualche modo per poter entrare nel mondo del lavoro . Le 'botteghe del diritto' non le vedo come una concorrenza sleale verso gli altri avvocati, perche' tutto sommato accolgono una fascia di clienti che, o per piccole dispute o per i pochi denari in tasca, non si sarebbero mai rivolti ai grandi nomi blasonati . Immagino che a loro modo questi professionisti saranno contenti di poter svolgere l'attivita' per cui hanno speso anni di studi (piuttosto che andare a fare un altro mestiere che a quarantanni non sanno fare) e immagino anche che i piccoli utenti sono ben felici di poter accedere a informazioni o assistenza legale a un costo contenuto . Il problema pero' secondo me rimane sempre a monte ...... come mai si sono indirizzati tutti verso i medesimi studi? Per passione? Per guadagnare molto? Perche' fa' uippe? Per fare contenti i genitori? ...... mha! ..... qualcosa non ha funzionato per il verso giusto!
RispondiEliminaIl problema avvocati e' simile a quello: 'medici' - 'insegnati' - 'ingegneri' e di ancora altre categorie di 'dottori' . C'e' stato veramente un boom di laureati ..... e quindi poi un boom di disoccupati o sottoccupati ..... costretti quindi a 'riciclarsi' in qualche modo per poter entrare nel mondo del lavoro . Le 'botteghe del diritto' non le vedo come una concorrenza sleale verso gli altri avvocati, perche' tutto sommato accolgono una fascia di clienti che, o per piccole dispute o per i pochi denari in tasca, non si sarebbero mai rivolti ai grandi nomi blasonati . Immagino che a loro modo questi professionisti saranno contenti di poter svolgere l'attivita' per cui hanno speso anni di studi (piuttosto che andare a fare un altro mestiere che a quarantanni non sanno fare) e immagino anche che i piccoli utenti sono ben felici di poter accedere a informazioni o assistenza legale a un costo contenuto . Il problema pero' secondo me rimane sempre a monte ...... come mai si sono indirizzati tutti verso i medesimi studi? Per passione? Per guadagnare molto? Perche' fa' uippe? Per fare contenti i genitori? ...... mha! ..... qualcosa non ha funzionato per il verso giusto!
RispondiEliminaIl problema avvocati e' simile a quello: 'medici' - 'insegnati' - 'ingegneri' e di ancora altre categorie di 'dottori' . C'e' stato veramente un boom di laureati ..... e quindi poi un boom di disoccupati o sottoccupati ..... costretti quindi a 'riciclarsi' in qualche modo per poter entrare nel mondo del lavoro . Le 'botteghe del diritto' non le vedo come una concorrenza sleale verso gli altri avvocati, perche' tutto sommato accolgono una fascia di clienti che, o per piccole dispute o per i pochi denari in tasca, non si sarebbero mai rivolti ai grandi nomi blasonati . Immagino che a loro modo questi professionisti saranno contenti di poter svolgere l'attivita' per cui hanno speso anni di studi (piuttosto che andare a fare un altro mestiere che a quarantanni non sanno fare) e immagino anche che i piccoli utenti sono ben felici di poter accedere a informazioni o assistenza legale a un costo contenuto . Il problema pero' secondo me rimane sempre a monte ...... come mai si sono indirizzati tutti verso i medesimi studi? Per passione? Per guadagnare molto? Perche' fa' uippe? Per fare contenti i genitori? ...... mha! ..... qualcosa non ha funzionato per il verso giusto!
RispondiElimina@ ZENITeNADIR: Parte degli avvocati, notai e altri professionisti ha seguito la professione di "famiglia", non foss'altro per sfruttare l'avviamento del genitore: studio conosciuto, avviatissimo, prestigioso, costosissimo. Altri hanno scelto la professione senza avere idea di come sarà il mercato al momento in cui possono lavorare. Ci sono studi che orientano verso professioni che si reputano richieste al momento della fine dell'università, ma non credo che si possa suggerire una facoltà con la matematica sicurezza che poi si troverà sicuramente un lavoro nel settore. Sta iniziando l'esodo dei giovani verso altri Paesi, più meritocratici e remunerativi dell'Italia (e ci vuole molto poco...). Quando ci sono state le facoltà a numero chiuso c'è stata una rivolta, non so se esistono ancora. Quindi, scegliere una facoltà spesso è come giocare al lotto: sarà richiesta la mia specializzazione? Sarò remunerato in modo adeguato?
RispondiEliminaSicuramente il nostro Paese non offre quasi nulla ai giovani, e li spinge ad emigrare. Così si impoverisce, perchè vanno via i migliori, quelli più motivati e preparati.
La mia personalissima opinione è che, dovendo per forza rivolgersi a un'avvocato per le cause (anche le più banali), dovrebbe esserci la possibilità di scegliere la tariffa. Come per bar e ristoranti, dovrebbero esporre le loro competenze in modo chiaro e visibile a tutti. Questo favorirebbe la concorrenza e metterebbe in condizione le persone di sapere se possono permettersi la spesa o rinunciare, che spesso è meglio. Ancora meglio sarebbe potersi difendere da soli, come in Usa, in certe cause minori. Veloci, rapidi, senza tanti fronzoli e ... gratis!
@ ZENITeNADIR: Parte degli avvocati, notai e altri professionisti ha seguito la professione di "famiglia", non foss'altro per sfruttare l'avviamento del genitore: studio conosciuto, avviatissimo, prestigioso, costosissimo. Altri hanno scelto la professione senza avere idea di come sarà il mercato al momento in cui possono lavorare. Ci sono studi che orientano verso professioni che si reputano richieste al momento della fine dell'università, ma non credo che si possa suggerire una facoltà con la matematica sicurezza che poi si troverà sicuramente un lavoro nel settore. Sta iniziando l'esodo dei giovani verso altri Paesi, più meritocratici e remunerativi dell'Italia (e ci vuole molto poco...). Quando ci sono state le facoltà a numero chiuso c'è stata una rivolta, non so se esistono ancora. Quindi, scegliere una facoltà spesso è come giocare al lotto: sarà richiesta la mia specializzazione? Sarò remunerato in modo adeguato?
RispondiEliminaSicuramente il nostro Paese non offre quasi nulla ai giovani, e li spinge ad emigrare. Così si impoverisce, perchè vanno via i migliori, quelli più motivati e preparati.
La mia personalissima opinione è che, dovendo per forza rivolgersi a un'avvocato per le cause (anche le più banali), dovrebbe esserci la possibilità di scegliere la tariffa. Come per bar e ristoranti, dovrebbero esporre le loro competenze in modo chiaro e visibile a tutti. Questo favorirebbe la concorrenza e metterebbe in condizione le persone di sapere se possono permettersi la spesa o rinunciare, che spesso è meglio. Ancora meglio sarebbe potersi difendere da soli, come in Usa, in certe cause minori. Veloci, rapidi, senza tanti fronzoli e ... gratis!
@ ZENITeNADIR: Parte degli avvocati, notai e altri professionisti ha seguito la professione di "famiglia", non foss'altro per sfruttare l'avviamento del genitore: studio conosciuto, avviatissimo, prestigioso, costosissimo. Altri hanno scelto la professione senza avere idea di come sarà il mercato al momento in cui possono lavorare. Ci sono studi che orientano verso professioni che si reputano richieste al momento della fine dell'università, ma non credo che si possa suggerire una facoltà con la matematica sicurezza che poi si troverà sicuramente un lavoro nel settore. Sta iniziando l'esodo dei giovani verso altri Paesi, più meritocratici e remunerativi dell'Italia (e ci vuole molto poco...). Quando ci sono state le facoltà a numero chiuso c'è stata una rivolta, non so se esistono ancora. Quindi, scegliere una facoltà spesso è come giocare al lotto: sarà richiesta la mia specializzazione? Sarò remunerato in modo adeguato?
RispondiEliminaSicuramente il nostro Paese non offre quasi nulla ai giovani, e li spinge ad emigrare. Così si impoverisce, perchè vanno via i migliori, quelli più motivati e preparati.
La mia personalissima opinione è che, dovendo per forza rivolgersi a un'avvocato per le cause (anche le più banali), dovrebbe esserci la possibilità di scegliere la tariffa. Come per bar e ristoranti, dovrebbero esporre le loro competenze in modo chiaro e visibile a tutti. Questo favorirebbe la concorrenza e metterebbe in condizione le persone di sapere se possono permettersi la spesa o rinunciare, che spesso è meglio. Ancora meglio sarebbe potersi difendere da soli, come in Usa, in certe cause minori. Veloci, rapidi, senza tanti fronzoli e ... gratis!