
(Da: i53.tinypic.com)
Non hanno un ruolo preciso e nemmeno un nome. Quello che c'è suona dispregiativo e nell'immaginario collettivo è una figura poco edificante. Seconde mogli o compagne di uomini già padri sono le cattive delle fiabe: le matrigne, donne egoiste, perfide e altere.
Nella vita reale le matrigne sono perlopiù donne in gamba, che si destreggiano tra il nuovo amore, il lavoro, i propri desideri, i propri figli e quelli altrui. E accade anche che si affezionino davvero ai figliastri. Ne parla il libro "Di matrigna ce n'è una sola", Sonzogno, scritto da Rossella Calabrò, che ha fondato il Club delle matrigne, aperto alle donne che hanno scelto compagni e mariti di "seconda mano" con figli avuti da altre. Il club si riunisce agli Aperitivi delle matrigne, organizzati una volta al mese a Milano, Roma e Lucca. Info: www.clubdellematrigne.it
Questo è l'ultimo romanzo di una trilogia sul "matrignato". Matrigna anche lei da anni, con sofferenza per gli equilibri da creare per una nuova realtà familiare, adesso è una matrigna serena.
Negli anni '50 il 20% dei matrimoni erano seconde nozze, però le famiglie si ricostruivano perchè i vedovi si risposavano, non come oggi che si creano prevalentemente dopo un divorzio. Le due strutture sono molto diverse: la ricostituzione familiare in seguito alla morte di un genitore significa, per i figli, sostituire il genitore scomparso, mentre in seguito a un divorzio significa aggiungere uno o due genitori "sociali" a quelli biologici. La prova più difficile per queste nuove realtà è diventare un nuovo gruppo familiare senza avere una storia alle spalle. La nuova coppia deve essere matura e consolidata, i figli devono essere rassicurati circa le sorti del legame col genitore che abiterà altrove, le nuove relazioni fra genitori, figli e fratelli acquisiti devono svilupparsi, e deve nascere in tutti un senso di appartenenza alla nuova famiglia. Occorre aver voglia di mettersi in gioco, di ripensarsi all'interno di una nuova idea di famiglia, con nuove aspettative.
Ogni giorno le "matrigne" si trovano ad accudire figli di un'altra donna accompagnate da un'ostilità generale, devono usare la diplomazia di un incontro internazionale pur sentendosi, almeno all'inizio, delle intruse. Il loro ruolo si gioca fra incertezze, desiderio di accogliere e di respingere, voglia di essere accolte e timore di essere respinte, sensi di colpa, buone intenzioni e pochi riconoscimenti.
La soluzione migliore è cercare di costruire un legame affettivo, ci vuole un pò di fortuna. Non è necessario amare un figliastro solo perchè è il figlio dell'uomo che hai accanto, se però succede è più facile superare le gelosie che attraversano spesso le donne, ragazze e bambine preoccupate di doversi spartire le attenzioni di un unico uomo.
Di papà ce n'è uno solo. Di mariti non si sa. Di matrigne, al momento, c'è quel che c'è.
giovedì 31 marzo 2011
Le nuove compagne di papà
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La situazione e' veramente difficile sia per le matrigne che per i padrigni. Farsi accettare non e' facile, ma credo che un passo importante, in presenza di altri bambini naturali o futuri nascituri, sia trattarli in maniera uguale
RispondiEliminaLa situazione e' veramente difficile sia per le matrigne che per i padrigni. Farsi accettare non e' facile, ma credo che un passo importante, in presenza di altri bambini naturali o futuri nascituri, sia trattarli in maniera uguale
RispondiElimina@ ZENITeNADIR: Sai quanto le discriminazioni mi facciano incaXXare...quindi è logico avere un grande senso di comunità. I figli non tuoi, piccoli, hanno bisogno di grandi rassicurazioni dalla madre, dal padre e dalla nuova compagna/o. Ma è un discorso comune, intelligente, basato sul rispetto delle esigenze dei bambini per poter farli crescere il più possibile sereni. Quindi un ragionamento altruistico, scevro da ripicche e vendette. E' un ragionamento "elevato", che pochi comprendono, basando la propria "vendetta" sul "traffico dei figli", spesso considerati materia di ricatto. Tu sai bene che questo discorso traviato può essere inculcato anche a figli maggiorenni, perchè io ne sono un classico esempio. La differenza fra me e molte altre mamme, è che ho accettato lo stato delle cose, favorita anche dal carattere intransigente del mio pargolo di 31 anni. Credo questi comportamenti puramente sadici debbano venire al pettine, prima o poi. E chi li ha seguiti, sconterà la pena che si merita, in questo o in un'altro mondo. Perchè chi fa questo non ama i suoi figli. E dovrebbe vergognarsi.
RispondiElimina@ ZENITeNADIR: Sai quanto le discriminazioni mi facciano incaXXare...quindi è logico avere un grande senso di comunità. I figli non tuoi, piccoli, hanno bisogno di grandi rassicurazioni dalla madre, dal padre e dalla nuova compagna/o. Ma è un discorso comune, intelligente, basato sul rispetto delle esigenze dei bambini per poter farli crescere il più possibile sereni. Quindi un ragionamento altruistico, scevro da ripicche e vendette. E' un ragionamento "elevato", che pochi comprendono, basando la propria "vendetta" sul "traffico dei figli", spesso considerati materia di ricatto. Tu sai bene che questo discorso traviato può essere inculcato anche a figli maggiorenni, perchè io ne sono un classico esempio. La differenza fra me e molte altre mamme, è che ho accettato lo stato delle cose, favorita anche dal carattere intransigente del mio pargolo di 31 anni. Credo questi comportamenti puramente sadici debbano venire al pettine, prima o poi. E chi li ha seguiti, sconterà la pena che si merita, in questo o in un'altro mondo. Perchè chi fa questo non ama i suoi figli. E dovrebbe vergognarsi.
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