mercoledì 5 dicembre 2007

Io sono mia

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Il diritto di scegliere le proprie cure mediche è sancito dalla Costituzione, articolo 13 "La libertà personale è inviolabile" e nell'articolo 32 "Nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge". In questo ambito rientra il cosiddetto Tso "trattamento sanitario obbligatorio" per tutelare la salute collettiva attraverso la salvaguardia della salute del singolo cittadino.
Per sancire questa libertà esiste il "consenso informato", un modulo in cui il paziente, dopo essere stato informato dal proprio medico sui trattamenti, accetta tutte le cure consigliate. Questo modulo, anche se firmato, non solleva il medico e la struttura ospedaliera dalle responsabilità civili e penali se, dal trattamento medico effettuato erroneamente, derivino danni al paziente.
E' quindi espressione dell'autonomia della persona e della libertà individuale.
Il consenso deve avvenire al termine di un iter informativo delicato, in cui il medico spiega in maniera precisa, chiara e comprensibile, evitando il linguaggio tecnico scientifico, tutto quello che al paziente serve per prendere una decisione. Questi ha diritto di rifiutare un trattamento o un intervento medico, o anche di cambiare idea nel corso del trattamento stesso, rifiutando di proseguire le cure.
Senza il consenso del paziente l'intervento del medico sarebbe illecito e potrebbe costituire violenza privata.
Meglio un consenso scritto, per ogni fase della cura (diagnostica, clinica e post operatoria), in caso di contenzioso, è una prova più dimostrabile di eventuali errori.
Ci sono tre eccezioni alla richiesta di consenso: 1) Stato di necessità (incidenti, terapie urgenti), 2) Rifiuto di essere informato ( rifiuto del malato che ha delegato altri a decidere), 3) Decisione del minore ( decidono i genitori o il tutore, senza di loro, decide il giudice).
Nelle strutture private non convenzionate il paziente in disaccordo può essere dimesso, nella struttura pubblica i medici devono proporre trattamenti alternativi, magari meno efficaci, ma tali da garantire il rispetto della sua volontà.
Viene in mente il caso Welby. Anche se la legge riconosce il diritto di rifiutare le cure, non esiste una legge che però rende attuabile questo diritto. il paziente ha diritto di chiedere il distacco del respiratore ma il medico può decidere ri riattaccarlo per impedire che soffochi. Il rischio, per il medico, è di affrontare un processo con l'accusa di omicidio del consenziente.
>o<
Ecco, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi...  :o(

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